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Codice proc. penale agg.  al  8 Mag 2015
 
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Art. 233 cod. proc. penale: Consulenza tecnica fuori dei casi di perizia

1. Quando non è stata disposta perizia, ciascuna parte può nominare, in numero non superiore a due, propri consulenti tecnici. Questi possono esporre al giudice il proprio parere, anche presentando memorie a norma dell’articolo 121.

1-bis. Il giudice, a richiesta del difensore, può autorizzare il consulente tecnico di una parte privata ad esaminare le cose sequestrate nel luogo in cui esse si trovano, ad intervenire alle ispezioni, ovvero ad esaminare l’oggetto delle ispezioni alle quali il consulente non e’ intervenuto. Prima dell’esercizio dell’azione penale l’autorizzazione e’ disposta dal pubblico ministero a richiesta del difensore. Contro il decreto che respinge la richiesta il difensore può proporre opposizione al giudice, che provvede nelle forme di cui all’articolo 127.

1-ter. L’autorità giudiziaria impartisce le prescrizioni necessarie per la conservazione dello stato originario delle cose e dei luoghi e per il rispetto delle persone.

2. Qualora, successivamente alla nomina del consulente tecnico, sia disposta perizia, ai consulenti tecnici già nominati sono riconosciuti i diritti e le facoltà previsti dall’articolo 230, salvo il limite previsto dall’articolo 225 comma 1.

3. Si applica la disposizione dell’articolo 225 comma 3.


Giurisprudenza annotata

Consulenza tecnica fuori dei casi di perizia

Non è impugnabile il provvedimento, emesso ai sensi dell'art. 233 comma 1 bis c.p.p., con il quale il giudice rigetti la richiesta dell'imputato di autorizzare il proprio consulente tecnico ad esaminare il corpo del reato. Dichiara inammissibile, App. Catanzaro, 30/11/2011

Cassazione penale sez. V  21 novembre 2012 n. 17349  

 

Avverso il provvedimento del giudice di rigetto dell'istanza dell'imputato di accesso al corpo del reato in sequestro onde far svolgere consulenza tecnica, non è prevista alcuna forma di impugnazione a differenza di quanto espressamente previsto dall'art. 233, comma 1 bis, c.p.p. relativamente al provvedimento del rigetto del p.m., impugnabile con opposizione dinanzi al giudice.

Cassazione penale sez. V  21 novembre 2012 n. 17349  

 

La consulenza tecnica non può essere introdotta ed acquisita nel giudizio di appello, ex art. 121 c.p.p., come memoria e non può essere utilizzata dal giudice ai fini della decisione se le parti si oppongono alla sua utilizzazione.

Cassazione penale sez. I  02 ottobre 2012 n. 43021

 

Nel valutare i risultati di una perizia o di una consulenza tecnica, il giudice deve verificare la validità scientifica dei criteri e dei metodi di indagine utilizzati, allorché essi si presentino come nuovi e sperimentali e perciò non sottoposti al vaglio di una pluralità di casi ed al confronto critico tra gli esperti del settore, sì da non potersi considerare ancora acquisiti al patrimonio della comunità scientifica. (In applicazione del principio, la S.C. ha ritenuto immune da censure la motivazione con la quale il giudice di merito aveva effettuato la verifica della nuova metodologia automatica di identificazione vocale denominata "speaker recognition system" utilizzata nell'ambito di una consulenza del P.M.). Annulla in parte con rinvio, App. Perugia, 04/07/2011

Cassazione penale sez. II  11 luglio 2012 n. 40611  

 

Il consulente tecnico può affiancare la parte che assiste non solo ai fini delle attività peritali, ma per qualsiasi altra attività processuale o procedurale cui la parte che l'ha nominato ha diritto di presenziare (quindi, come nella specie, all'esame dei minori offesi dal reato di violenza sessuale).

Cassazione penale sez. III  09 giugno 2009 n. 35702  

 

Nel generale potere di nomina del consulente tecnico conferito a ciascuna parte dall’art. 233, comma 1, c.p.p., rientra anche il diritto della parte stessa di essere assistita da detto consulente durante l’esame testimoniale sì che la denegata autorizzazione al consulente di presenziare all’esame dà luogo a nullità a regime intermedio deducibile nei termini di cui all’art. 182 c.p.p.

Cassazione penale sez. III  09 giugno 2009 n. 35702  

 

L'inutilizzabilità delle notizie che il perito o il consulente riceva, in sede di espletamento di incarico, dall'imputato, dalla persona offesa o da altre persone, non ha natura patologica bensì fisiologica, sicché il contenuto della consulenza tecnica disposta dal p.m. può essere legittimamente utilizzato nel rito abbreviato, ai fini di prova della responsabilità dell'imputato, anche con riguardo a dette notizie. (Fattispecie di avvenuta utilizzazione di consulenza psicopedagogica disposta in procedimento per reato di violenza sessuale su minore contenente la descrizione, da parte della persona offesa, degli abusi subiti). Rigetta, App. Salerno, 16 Novembre 2007

Cassazione penale sez. III  11 novembre 2008 n. 2101  

 

In tema di consulenza tecnica disposta dal p.m., costituisce giudizio di fatto, non sindacabile dal giudice di legittimità, la valutazione se il compito affidato al consulente richieda competenze tecniche o scientifiche diverse da quelle giuridiche proprie dell'inquirente, o se piuttosto si tratti di una delega di attività investigative o valutative tipiche del p.m. e della polizia giudiziaria, come tale non riconducibile alla nozione di consulenza tecnica. (Nella specie la Corte ha respinto il ricorso contro un provvedimento del tribunale che, valutando l'opposizione di alcuni imputati contro decreti di liquidazione dei compensi adottati dal p.m., aveva deliberato il parziale annullamento di questi ultimi, sul presupposto che si riferissero ad una attività di conduzione congiunta dell'indagine, come tale non remunerabile. In particolare, essendosi richiesta al consulente la creazione di una banca informatica dei dati d'indagine raccolti a proposito di contratti assicurativi e la individuazione di elementi di anomalia per una parte tra essi, il tribunale aveva ritenuto che tale seconda porzione dell'attività non costituisse l'oggetto di una consulenza tecnica).

Cassazione penale sez. VI  14 gennaio 2004 n. 7671  

 

È inutilizzabile la deposizione di chi, nell'ambito del medesimo procedimento, abbia assunto la funzione di ausiliario del p.m., contribuendo ad un rilevante atto di indagine e per di più essendo chiamato a testimoniare su un tema afferente al giudizio di attendibilità della medesima persona offesa, quand'anche sia sentito come consulente e non come testimone. E ciò, sia perché in quanto ausiliario l'art. 197, lett. e, c.p.p. sancisce la sua incapacità a testimoniare, sia perché, ai sensi del combinato disposto degli art. 222, lett. d, 225, comma 3, e 233, comma 3, c.p.p., la sua nomina a consulente tecnico deve ritenersi illegittima.

Cassazione penale sez. III  26 novembre 2001 n. 4526  

 

Sebbene presupposto del giudizio immediato sia l'evidenza della prova, ciò non implica che non sia valutabile la rilevanza di nuove prove ed in particolare di quelle che la difesa abbia interesse a fornire. Il g.i.p., quindi, in conformità alla normativa processuale vigente, deve assicurare l'assunzione delle nuove prove richieste dalla difesa ed autorizzare l'esame tecnico delle stesse ex art. 233 comma i bis c.p.p., quando abbia già disposto il giudizio immediato, ma non sia ancora scaduto il termine ex art. 458 comma i c.p.p. entro il quale l'imputato può chiedere il giudizio abbreviato, consentendo così allo stesso imputato di valutare l'opportunità di scegliere un rito invece di un altro, nel pieno esercizio dei diritto di difesa, realizzato attraverso la più completa conoscenza degli elementi probatori esistenti a carico e a discarico.

Ufficio Indagini preliminari Voghera  12 ottobre 2001



 
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