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Codice proc. penale agg.  al  8 Mag 2015
 
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Art. 241 cod. proc. penale: Documenti falsi

1. Fuori dei casi previsti dall’articolo 537, il giudice, se ritiene la falsità di un documento acquisito al procedimento, dopo la definizione di questo, ne informa il pubblico ministero trasmettendogli copia del documento.


Giurisprudenza annotata

Documenti falsi

Dal combinato disposto dell'art. 241 c.p.p. e dell'art. 425 comma 2 c.p.p., emerge l'esistenza, nell'ordinamento processuale, di un principio che impone al giudice la declaratoria della falsità di atti o documenti, quando essa sia accertata sulla base degli atti, anche a seguito di proscioglimento in esito all'udienza preliminare. E ciò in quanto non può ipotizzarsi che un'eventuale sentenza di non luogo a procedere per estinzione del reato, renda esente da sanzione quegli atti o documenti la cui falsità risulti dall'accertamento del fatto-reato in ordine al quale viene emessa la pronunzia.

Cassazione penale sez. VI  13 febbraio 1997 n. 4086  

 

Nel nuovo codice di rito non è più contemplato l'istituto dell'incidente di falso, che disciplinava l'impugnazione di un atto o documento del processo denunziato per falsità, di tal che, nel caso in cui sia denunziata la falsità del verbale di dibattimento, il giudicante può procedere liberamente alla valutazione della denunzia medesima (artt. 193 e 241 c.p.p.), salvo l'obbligo di trasmettere gli atti al p.m. qualora, all'esito del giudizio, abbia disatteso il contenuto del documento ravvisandone la falsità sulla base della valutazione delle risultanze processuali. (Nell'affermare il principio di cui in massima la Cassazione ha altresì evidenziato come la verifica sulla fedeltà e completezza del verbale di udienza possa esser provata utilizzando il disposto dell'art. 482 c.p.p., che al riguardo fornisce poteri ordinatori al presidente del collegio giudicante o al pretore, cui la norma è estensibile ex art. 549 c.p.p.).

Cassazione penale sez. V  10 gennaio 1994



 
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