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Codice proc. penale agg.  al  8 Mag 2015
 
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Art. 244 cod. proc. penale: Casi e forme delle ispezioni

1. L’ispezione delle persone, dei luoghi e delle cose è disposta con decreto motivato quando occorre accertare le tracce e gli altri effetti materiali del reato.

2. Se il reato non ha lasciato tracce o effetti materiali, o se questi sono scomparsi o sono stati cancellati o dispersi, alterati o rimossi, l’autorità giudiziaria descrive lo stato attuale e, in quanto possibile, verifica quello preesistente, curando anche di individuare modo, tempo e cause delle eventuali modificazioni. L’autorità giudiziaria può disporre rilievi segnaletici, descrittivi e fotografici e ogni altra operazione tecnica, anche in relazione a sistemi informatici o telematici, adottando misure tecniche dirette ad assicurare la conservazione dei dati originali e ad impedirne l’alterazione.


Giurisprudenza annotata

Casi e forme delle ispezioni

Non rientrano tra le prove illegali le registrazioni di comunicazioni effettuate, anche se clandestinamente, dalla persona offesa, sempre che si tratti di soggetto partecipe di dette comunicazioni, o comunque autorizzato ad assistervi. In tal caso, infatti, esse divengono prova documentale, rappresentativa di un fatto storicamente avvenuto, che segue la disciplina di cui all'art. 244 c.p.p. Né vale eccepire la violazione dell'art. 8 della Cedu, secondo cui ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata perché, evidentemente, il principio ha valenza biunivoca e va, quindi, interpretato in un'ottica equilibrata di bilanciamento di interessi. La "invasione" della sfera privata dell'imputato avviene, infatti, nell'ottica ben precisa di chi sentendosi persona offesa e vittima di un sopruso da parte dell'imputato cercava argomenti per rappresentare e tutelare le proprie ragioni.

Cassazione penale sez. III  06 novembre 2012 n. 10277  

 

Rientrano nella nozione di perquisizione domiciliare, per la quale l'art. 68 Cost. prevede la autorizzazione a procedere, tutte quelle attività che comportano la violazione di domicilio di un parlamentare e che, con valutazione "ex ante", possono indifferentemente portare al reperimento del corpo del reato, di cose ad esso pertinenti, o di tracce del reato, indipendentemente dall'esito in concreto delle attività stesse.(Fattispecie di ritenuta inutilizzabilità, per mancanza dell'autorizzazione, dei verbali di un accertamento compiuto dalla P.G. all'interno dell'abitazione di parlamentare al fine di rilevare tracce di un abuso edilizio e di ricercare, anche in vista di un eventuale sequestro, cose ad esso pertinenti). Annulla senza rinvio, App. Messina, 10 aprile 2007

Cassazione penale sez. III  07 novembre 2008 n. 11170  

 

È inammissibile il conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato proposto dalla Procura della Repubblica presso il tribunale di Tempio Pausania nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri e del Governo della Repubblica, in relazione al decreto del Ministro dell'interno 6 maggio 2004, che ha disposto l'assoggettamento dell'area in località Punta della Volpe, denominata "Villa La Certosa", al segreto di Stato di cui all'art. 12 l. n. 801 del 1977, interdicendone l'accesso "allo scopo di preservare la conoscibilità dei luoghi", nonché in relazione alla nota del sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri in data 23 dicembre 2004, che, a ciò delegato dal Presidente del Consiglio dei ministri, ha confermato l'esistenza del segreto di Stato sulla predetta area, atti che, secondo la ricorrente, avevano inibito ad essa Procura l'ispezione all'interno della proprietà "Villa La Certosa", nell'ambito dell'attività di indagine relativa alla realizzazione, in area sottoposta a vincolo paesaggistico, di opere edilizie in assenza di concessione e/o in difformità dalle autorizzazioni rilasciate. Nelle more del giudizio di delibazione sull'ammissibilità del conflitto, infatti, è intervenuta una nota del Ministero dell'interno in data 13 maggio 2005, con la quale, rappresentandosi espressamente la volontà del Presidente del Consiglio dei ministri, si è consentito al Procuratore della Repubblica ricorrente di accedere all'area già oggetto del provvedimento di apposizione del segreto di Stato "ai fini di procedere all'ispezione richiesta". E poiché tale ispezione, in attuazione del relativo decreto, è stata pienamente effettuata, ai sensi dell'art. 244 e ss. c.p.p., da parte dell'autorità giudiziaria ricorrente, risulta rimosso l'ostacolo frapposto all'esercizio del potere d'indagine, con conseguente venir meno, allo stato, dell'oggetto del conflitto, mentre i lamentati possibili effetti sui poteri dell'autorità ricorrente derivanti dal trascorrere del tempo relativo allo svolgimento della vicenda si configurano come mera situazione di fatto, comunque non rimediabile anche a seguito di una ipotetica pronuncia sul merito del conflitto da parte della Corte, la quale, come regolatrice dei conflitti, è chiamata a giudicare su conflitti non astratti o ipotetici, ma attuali e concreti.

Corte Costituzionale  25 ottobre 2005 n. 404  

 

È inammissibile l'istanza del difensore, proposta nel dibattimento, di autorizzazione all'accesso a luoghi non aperti al pubblico per compiere indagini difensive. Infatti, nel dibattimento l'ispezione dei luoghi può essere compiuta solo dal giudice alla presenza delle parti.

Tribunale Foggia  09 aprile 2002

 

In materia di illeciti tributari, gli elementi raccolti durante gli accessi, le ispezioni e le verifiche compiute dalla Guardia di finanza per l'accertamento i.v.a. e delle imposte dirette ai sensi dell'art. 52 d.P.R. n. 633/72 e dell'art. 33 d.P.R. n. 600/73 sono sempre utilizzabili come "notitia criminis". Infatti, a tali accessi non è applicabile la disciplina prevista dal codice di rito per l'attività di polizia giudiziaria e, trattandosi di atti amministrativi e non giudiziari, la mancanza o la irregolarità formale dell'autorizzazione può essere considerata causa di invalidità dell'accertamento fiscale, ma non riverbera i suoi effetti sull'accertamento penale.

Cassazione penale sez. III  03 dicembre 1997 n. 1668  

 

In materia di illeciti tributari, gli elementi raccolti durante gli accessi, le ispezioni e le verifiche compiute dalla Guardia di finanza per l'accertamento i.v.a. e delle ii.dd. ai sensi dell'art. 52 d.P.R. 633/72 e dell'art. 33 d.P.R. 600/73 sono sempre utilizzabili come "notitia criminis". Infatti, a tali accessi non è applicabile la disciplina prevista dal codice di rito per l'attività di polizia giudiziaria e trattandosi di atti amministrativi e non giudiziari, la mancanza o la irregolarità formale dell'autorizzazione può essere considerata causa di invalidità dell'accertamento fiscale, ma non riverbera i suoi effetti sull'accertamento penale.

Cassazione penale sez. III  03 dicembre 1997 n. 1668  

 

Il verbale di sopralluogo, nel quale si descrive una situazione soggetta a modifiche - quale è quella di una sede stradale occlusa considerata nella specie dai verbalizzanti - è un tipico atto per il dibattimento a norma dell'art. 431 lett. b) c.p.p. Il concetto di irripetibilità si riferisce infatti all'impossibilità di attuare in sede dibattimentale quello stesso atto che la polizia giudiziaria ha a suo tempo compiuto. (Nella specie l'ispezione dei luoghi, atto previsto dagli artt. 244 e 246 c.p.p. tra i "mezzi di ricerca delle prove", che consiste nella verifica e descrizione dello stato dei luoghi attuate sul posto ed è strutturalmente diverso dal mezzo di prova costituito dalla testimonianza).

Cassazione penale sez. I  28 dicembre 1993

 

L'accertamento dei residui di polvere da sparo sul corpo di una persona è un atto di ispezione personale, appartenente alla categoria del mezzo di ricerca delle prove (art. 244, comma 1 c.p.p.). Esso si risolve nella constatazione descrittiva e statica di elementi obiettivi, acquisita con l'ausilio di un esperto al quale, a differenza di quanto accade per la perizia, non viene richiesto il parere per indagini che impegnano particolari cognizioni di determinate scienze o arti.

Cassazione penale sez. I  14 gennaio 1993



 
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