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Codice proc. penale agg.  al  8 Mag 2015
 
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Art. 248 cod. proc. penale: Richiesta di consegna

1. Se attraverso la perquisizione si ricerca una cosa determinata, l’autorità giudiziaria può invitare a consegnarla. Se la cosa è presentata, non si procede alla perquisizione, salvo che si ritenga utile procedervi per la completezza delle indagini.

2. Per rintracciare le cose da sottoporre a sequestro o per accertare altre circostanze utili ai fini delle indagini, l’autorità giudiziaria o gli ufficiali di polizia giudiziaria da questa delegati possono esaminare presso banche atti, documenti e corrispondenza nonché dati, informazioni e programmi informatici.  In caso di rifiuto, l’autorità giudiziaria procede a perquisizione.


Giurisprudenza annotata

Richiesta di consegna

È legittima la decisione con cui il tribunale del riesame annulli il provvedimento di perquisizione e sequestro delle credenziali di accesso al sistema informatico di prenotazione dei voli on line di una compagnia aerea onde identificare per tempo - in base ad una serie di parametri sintomatici desumibili dalle modalità di prenotazione dei voli - i passeggeri sospettabili di fungere da corrieri internazionali di stupefacenti (c.d. ovulatori), trattandosi di provvedimento preordinato non tanto ad acquisire elementi di conoscenza in ordine ad una o più "notitiae criminis" determinate quanto a monitorare in modo illimitato, preventivo e permanente il contenuto di un sistema informatico onde pervenire all'accertamento di reati non ancora commessi, ma dei quali si ipotizzi la futura commissione da parte di soggetti da individuarsi; né al riguardo può essere invocato l'art. 248 comma 2 c.p.p., novellato dalla l. n. 48 del 2008 - per il quale l'autorità giudiziaria e gli ufficiali di polizia giudiziaria da questa delegati, per rintracciare le cose da sottoporre a sequestro o accertare altre circostanze utili ai fini delle indagini, possono esaminare presso banche atti, documenti e corrispondenza nonché dati, informazioni e programmi informatici - il quale laddove richiama le banche non può che riferirsi agli istituti di credito e non già alle banche dati, per giunta in continuo aggiornamento automatico, presso qualsiasi altro ente o struttura privata o pubblica, tanto più che il termine banca-dati non risulta mai adoperato dall'ordinamento giuridico italiano che utilizza la diversa dizione di sistema informatico o telematico.

Cassazione penale sez. IV  17 aprile 2012 n. 19618  

 

La perquisizione di sistemi informatici o telematici, ai sensi del comma 1 bis dell'art. 247 c.p.p., introdotto dall'art. 8 comma 2 l. 18 marzo 2008 n. 48, non può essere disposta per il perseguimento di finalità meramente esplorative e di mera investigazione, in assenza di una già acquisita notizia di reato, rimanendo altresì escluso che possa, in contrario, invocarsi il disposto di cui al comma 2 dell'art. 248 c.p.p. (quale risultante dalle modifiche introdotte dall'art. 8 comma 3 della citata l. n. 18 del 2008), ai sensi del quale è consentita l'acquisizione, tra l'altro, di dati, informazioni e programmi informatici presso "banche", dovendosi ritenere che con tale ultima espressione il legislatore abbia inteso riferirsi ai soli istituti di credito e non, quindi, genericamente ed indifferentemente, alle cd. "banche dati" da chiunque possedute (principio affermato, nella specie, con riferimento ad un caso in cui si lamentava, da parte del p.m. ricorrente, che fosse stato annullato il decreto di perquisizione avente ad oggetto il sistema informatico di prenotazione dei voli di una compagnia di navigazione aerea, a suo tempo disposto al fine di individuare possibili "corrieri della droga", sulla base dell'osservazione che costoro avrebbero frequentemente fatto ricorso a prenotazioni "last minute" con rientro programmato entro pochissimi giorni dall'arrivo).

Cassazione penale sez. IV  17 aprile 2012 n. 19618  

 

La locuzione contenuta nel 2 comma dell'art. 248 c.p.p. laddove richiama le "banche" non può che riferirsi solo agli istituti di credito, in relazione ai quali è stata estesa la possibilità di esaminare, presso di essi, oltre che "atti, documenti e corrispondenza" anche "dati, informazioni e programmi informatici". Nulla consente di dilatare estensivamente l'accezione di "banche" fino a comprendere le "banche-dati" presenti presso qualsiasi altro ente o struttura privata o pubblica, tanto più che il termine banca-dati, omologo della corrispondente espressione inglese "data-base", non risulta mai adoperato dall'ordinamento giuridico italiano il quale, laddove ha inteso riferirsi ad un centro di raccolta ed gestione di dati informatici, ha impiegato la diversa specifica dizione di "sistema informatico o telematico".

Cassazione penale sez. IV  17 aprile 2012 n. 19618  

 

L'elencazione delle cose acquisibili mediante la specifica procedura prevista dall'art. 248 comma 2 c.p.p. ("atti, documenti e corrispondenza") allude chiaramente a oggetti di natura cartacea, compatibili con l'ipotesi che ne sia destinatario un istituto di credito, ma non certamente una banca dati informatica. Ne consegue che le previsioni dell'art. 248 siano restrittivamente applicabili ai soli istituti di credito, e non ai gestori di sistemi informatici o telematici.

Tribunale Pisa sez. riesame  23 settembre 2011

 

Sia l'invito ad esibire previsto dall'art. 335 c.p.p. 1930 per evitare la perquisizione personale, sia la richiesta di consegna prevista dall'art. 248 c.p.p. 1988 allo stesso scopo di evitare la perquisizione personale o locale, proprio nella misura in cui possono provocare un "sequestro consensuale" ed evitare un sequestro coattivo, devono esser preventivamente autorizzati, se rivolti contro un parlamentare. Nonostante la denominazione di richieste di esibizione e consegna o qualsiasi altra denominazione possibile, come quella usata in passato di "sequestro consensuale", si tratta, almeno ai fini della inviolabilità parlamentare di cui all'art. 68 commi 2 e 3 cost., di perquisizioni domiciliari e sequestri che devono esser preventivamente autorizzati dalla Camera di appartenenza.

Cassazione penale sez. III  28 ottobre 1999 n. 13484  

 

La richiesta alla banca di consegna di cose utili alle indagini può riguardare anche quanto è nella disponibilità indiretta della banca quale gestrice del servizio cassette di sicurezza. Un provvedimento, emesso ai sensi dell'art. 248 del c.p.p. dal pubblico ministero, di blocco della cassetta di sicurezza non costituisce un sequestro atipico, ma una misura temporanea a scopo conoscitivo richiesta alla banca e dalla stessa adottanda al fine di consentire l'esame del loro contenuto.

Cassazione penale sez. III  01 ottobre 1996

 

Deve ritenersi del tutto legittima la richiesta di documentazione ex art. 248 c.p.p. con contestuale richiesta di blocco provvisorio di eventuale cassetta di sicurezza rivolta ad un istituto dal Procuratore della Repubblica in vista di una futura apertura e sequestro formale.

Cassazione penale sez. III  31 luglio 1996

 

Il cosiddetto "blocco" di cassette di sicurezza ad opera della banca, su invito del giudice, benché non espressamente disciplinato dal legislatore, non deve ritenersi un atipico provvedimento di sequestro, quando abbia finalità solo conoscitive e non oblative e sia finalizzato ad una verifica del contenuto in collaborazione dalla banca e del cliente, possessori delle chiavi. (Nella specie la S.C. ha osservato che questa era la portata e la finalità del provvedimento del p.m. ex art. 248 c.p.p. e, comunque, di fatto nessun sequestro fu operato, così rigettando il ricorso con il quale l'imputato aveva dedotto violazione di legge ed erronea motivazione, in quanto il provvedimento del p.m. non si era limitato alla richiesta di documentazione bancaria, ma aveva disposto il blocco delle cassette di sicurezza, comportando sul piano sostanziale un vero e proprio sequestro).

Cassazione penale sez. III  03 luglio 1996 n. 2911  

 

È legittimo il provvedimento con il quale il p.m., avvalendosi del disposto di cui all'art. 248 comma 2 c.p.p., richieda ad istituti di credito di comunicare l'esistenza di cassette di sicurezza in disponibilità di determinati soggetti, al fine della loro apertura ed eventuale sequestro di quanto in esso contenuto", "previo blocco delle stesse", disponendo nel contempo che la Guardia di finanza provveda "appena avutane notizia, all'immediata apertura delle cassette di sicurezza segnalate, ovvero alla immediata apposizione dei sigilli, onde cautelarne il contenuto". Posto, infatti, che l'adozione di un tale provvedimento presuppone che l'autorità giudiziaria non sia ancora in possesso di elementi atti a legittimare il sequestro previsto dall'art. 255 c.p.p., deve ritenersi che il provvedimento medesimo abbia finalità soltanto conoscitive e non ablatorie, sostanziandosi il cd. "blocco" in una richiesta di collaborazione rivolta all'istituto di credito perché non consenta l'apertura delle cassette se non in presenza della polizia giudiziaria, senza escludere che all'operazione possa partecipare volontariamente anche l'indagato, all'uopo invitato dalla stessa polizia giudiziaria.

Cassazione penale sez. III  03 luglio 1996 n. 2911

 

Il decreto col quale il p.m. richiede ad una banca la consegna di documentazione relativa a libretti di portatore ed a rapporti bancari connessi nonché la disposta estrazione di copie autentiche da detta documentazione con restituzione degli originali, non possono considerarsi provvedimenti abnormi. Tale attività invero trova il suo presupposto normativo negli art. 248 comma 2, 255, 258 c.p.p.; avverso la stessa d'altro canto la parte potrà far valere le proprie ragioni difensive nella fase di acquisizione dei documenti al processo rappresentando quei vizi comportanti eventuali nullità o inutilizzabilità delle prove.

Cassazione penale sez. VI  14 luglio 1995 n. 3090  



 
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