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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 25 cod. proc. penale: Effetti delle decisioni della corte di cassazione sulla giurisdizione e sulla competenza

1. La decisione della corte di cassazione sulla giurisdizione o sulla competenza è vincolante nel corso del processo, salvo che risultino nuovi fatti che comportino una diversa definizione giuridica da cui derivi la modificazione della giurisdizione o la competenza di un giudice superiore.


Giurisprudenza annotata

Effetti delle decisioni sulla competenza

La competenza attribuita dalla Corte di cassazione, in base all'art. 25 c.p.p., in sede di risoluzione del conflitto di giurisdizione o di competenza non può essere nuovamente messa in discussione, salvo che risultino fatti nuovi, comportanti una diversa definizione giuridica, da cui derivi la competenza di un giudice superiore. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto corretta la decisione del giudice di merito che aveva respinto l'eccezione di incompetenza territoriale avanzata sulla scorta di circostanze emerse nel corso dell'istruttoria dibattimentale).

Cassazione penale sez. V  11 giugno 2013 n. 47086  

 

In forza del combinato disposto degli art. 25 e 627 comma 1 c.p.p., nel giudizio di rinvio non può essere rimessa in discussione la competenza attribuita con la sentenza di annullamento, salvo che risultino nuovi fatti che comportino una diversa definizione giuridica da cui derivi la competenza di un giudice superiore. Dichiara inammissibile conflitto

Cassazione penale sez. I  23 gennaio 2013 n. 8555  

 

In forza del combinato disposto degli artt. 25 e 627, comma primo, cod. proc. pen., nel giudizio di rinvio non può essere rimessa in discussione la competenza attribuita con la sentenza di annullamento, salvo che risultino nuovi fatti che comportino una diversa definizione giuridica da cui derivi la competenza di un giudice superiore. (In applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto illegittimo il provvedimento del giudice che, investito da sentenza di annullamento della Corte di cassazione del dovere di pronunciarsi su un'istanza di applicazione della continuazione in sede esecutiva, aveva declinato la competenza in favore di altro giudice, per effetto della semplice sopravvenienza di un provvedimento di cumulo delle pene da parte del pubblico ministero presso quest'ultimo giudice). Dichiara inammissibile

Cassazione penale sez. I  11 dicembre 2007 n. 1511  

 

Qualora la Corte di cassazione, in sede di ricorso contro ordinanza del tribunale del riesame che abbia confermato la misura della custodia cautelare in carcere disposta dal g.i.p. riconosca l'incompetenza per territorio di quest'ultimo, la declaratoria d'incompetenza e l'indicazione del g.i.p. competente, pur vincolanti per i g.i.p. interessati, non producono l'effetto definitivo di cui all'art. 25 c.p.p., ma (essendo emesse allo stato degli atti e in sostituzione della dichiarazione di incompetenza che avrebbe dovuto pronunziare, ex art. 291 comma 2 e 22 comma 1 c.p.p., il g.i.p. che ordinò la misura coercitiva) hanno la limitata efficacia stabilita dall'art. 22 comma 2 stesso codice. Il provvedimento del g.i.p. incompetente conserva tuttavia la propria efficacia nei limiti e alle condizioni di cui all'art. 27 c.p.p.

Cassazione penale sez. IV  11 luglio 2003 n. 35207  

 

Qualora la Corte di cassazione, in sede di ricorso contro ordinanza del tribunale del Riesame che abbia confermato la misura della custodia cautelare in carcere disposta dal g.i.p., riconosca l'incompetenza per territorio di quest'ultimo, la declaratoria d'incompetenza e l'indicazione del g.i.p. competente, pur vincolanti per i g.i.p. interessati, non producono l'effetto definitivo di cui all'art. 25 c.p.p., ma (essendo emesse allo stato degli atti e in sostituzione della dichiarazione di incompetenza che avrebbe dovuto pronunziare, ex art. 291, comma 2, e 22, comma 1, c.p.p., il g.i.p. che ordinò la misura coercitiva), hanno la limitata efficacia stabilita dall'art. 22, comma 2, stesso codice. Il provvedimento del g.i.p. incompetente conserva tuttavia la propria efficacia nei limiti e alle condizioni di cui all'art. 27 c.p.p.

Cassazione penale sez. IV  11 luglio 2003 n. 35207  

 

L'irretrattabilità del c.d. foro commissorio stabilita dall'art. 627 c.p.p., secondo il quale nel giudizio di rinvio non è ammessa discussione sulla competenza attribuita con la sentenza di annullamento pronunciata dalla Corte di cassazione, costituisce principio di ordine generale e di carattere assoluto, la cui unica eccezione è quella prevista dall'art. 25 stesso codice per il caso di sopravvenienza di fatti nuovi. Ne consegue che è illegittimo il provvedimento del giudice che, investito da sentenza di annullamento della Corte di cassazione del dovere di pronunciarsi su un'istanza di dissequestro di cose accolta con l'ordinanza poi annullata, declini la competenza in favore di altro giudice, in assenza di fatti sopravvenuti.

Cassazione penale sez. I  13 giugno 2003 n. 30172  

 

In tema di individuazione del giudice di rinvio, l'art. 627 comma 1 c.p.p., nel disporre, analogamente all'art. 544 comma 1 c.p.p. del 1930, che nel giudizio di rinvio non è ammessa discussione sulla competenza attribuita con la sentenza di annullamento, sancisce la irretrattabilità del cosiddetto foro commissorio, che rappresenta un principio di ordine generale e di valore assoluto, la cui unica eccezione è prevista dall'art. 25 c.p.p. per il caso di sopravvenienza di fatti nuovi. Ne consegue che nessuna rilevanza assume ai fini della competenza, nell'ipotesi di giudizio di rinvio riguardante la fase esecutiva, la sopravvenienza di una ulteriore sentenza di condanna irrevocabile. (In applicazione di tale principio la Corte ha annullato l'ordinanza con la quale il giudice dell'esecuzione, decidendo in sede di rinvio, aveva dichiarato, sulla base all'art. 665 comma 4 c.p.p., la propria incompetenza per territorio rilevando che nelle more del procedimento era divenuta irrevocabile altra sentenza di condanna).

Cassazione penale sez. I  16 aprile 2002 n. 18802  

 



 
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