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Codice proc. penale agg.  al  10 Mag 2015
 
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Art. 255 cod. proc. penale: Sequestro presso banche

1. L’autorità giudiziaria può procedere al sequestro presso banche di documenti, titoli, valori, somme depositate in conto corrente e di ogni altra cosa, anche se contenuti in cassette di sicurezza, quando abbia fondato motivo di ritenere che siano pertinenti al reato, quantunque non appartengano all’imputato o non siano iscritti al suo nome.


Giurisprudenza annotata

Sequestro presso banche

La documentazione bancaria, consistente in supporti cartacei che riproducono dati estratti dalla memoria informatica e relativi ai rapporti intercorsi con l'istituto bancario, non rientra nella nozione di corrispondenza se non risulta che sia stata oggetto di spedizione al soggetto interessato e se per il decorso del tempo le comunicazioni in essa contenute hanno perso il requisito dell'attualità, sicché il sequestro di detta documentazione non richiede, ove l'interessato sia un membro del Parlamento, la previa autorizzazione della Camera a cui questi appartiene.

Cassazione penale sez. VI  04 maggio 2006 n. 33435  

 

Il cosiddetto «blocco» di cassette di sicurezza ad opera della banca, su invito del giudice o del p.m., benché non espressamente disciplinato dal legislatore, non deve ritenersi un atipico provvedimento di sequestro, qualora abbia solo finalità conoscitive e non ablative e sia finalizzato ad una verifica del contenuto in collaborazione della banca e del cliente, possessori delle chiavi. (Nella specie la Corte ha escluso che nella richiesta del p.m. fossero rinvenibili le caratteristiche proprie del cosidetto «blocco» delle cassette di sicurezza e ha qualificato il provvedimento quale vera e propria perquisizione seguita da un sequestro, in quanto vi era una esplicita finalità ablativa e, inoltre, mancava un ordine di esibizione, né vi era stata alcuna forma di collaborazione dell'interessato).

Cassazione penale sez. IV  09 marzo 2005 n. 20854  

 

Il cosiddetto "blocco" di cassette di sicurezza ad opera della banca, su invito del giudice, benché non espressamente disciplinato dal legislatore, non deve ritenersi un atipico provvedimento di sequestro, quando abbia finalità solo conoscitive e non oblative e sia finalizzato ad una verifica del contenuto in collaborazione dalla banca e del cliente, possessori delle chiavi. (Nella specie la S.C. ha osservato che questa era la portata e la finalità del provvedimento del p.m. ex art. 248 c.p.p. e, comunque, di fatto nessun sequestro fu operato, così rigettando il ricorso con il quale l'imputato aveva dedotto violazione di legge ed erronea motivazione, in quanto il provvedimento del p.m. non si era limitato alla richiesta di documentazione bancaria, ma aveva disposto il blocco delle cassette di sicurezza, comportando sul piano sostanziale un vero e proprio sequestro).

Cassazione penale sez. III  03 luglio 1996 n. 2911  

 

È legittimo il provvedimento con il quale il p.m., avvalendosi del disposto di cui all'art. 248 comma 2 c.p.p., richieda ad istituti di credito di comunicare l'esistenza di cassette di sicurezza in disponibilità di determinati soggetti, al fine della loro apertura ed eventuale sequestro di quanto in esso contenuto", "previo blocco delle stesse", disponendo nel contempo che la Guardia di finanza provveda "appena avutane notizia, all'immediata apertura delle cassette di sicurezza segnalate, ovvero alla immediata apposizione dei sigilli, onde cautelarne il contenuto". Posto, infatti, che l'adozione di un tale provvedimento presuppone che l'autorità giudiziaria non sia ancora in possesso di elementi atti a legittimare il sequestro previsto dall'art. 255 c.p.p., deve ritenersi che il provvedimento medesimo abbia finalità soltanto conoscitive e non ablatorie, sostanziandosi il cd. "blocco" in una richiesta di collaborazione rivolta all'istituto di credito perché non consenta l'apertura delle cassette se non in presenza della polizia giudiziaria, senza escludere che all'operazione possa partecipare volontariamente anche l'indagato, all'uopo invitato dalla stessa polizia giudiziaria.

Cassazione penale sez. III  03 luglio 1996 n. 2911  

 

Il decreto col quale il p.m. richiede ad una banca la consegna di documentazione relativa a libretti di portatore ed a rapporti bancari connessi nonché la disposta estrazione di copie autentiche da detta documentazione con restituzione degli originali, non possono considerarsi provvedimenti abnormi. Tale attività invero trova il suo presupposto normativo negli art. 248 comma 2, 255, 258 c.p.p.; avverso la stessa d'altro canto la parte potrà far valere le proprie ragioni difensive nella fase di acquisizione dei documenti al processo rappresentando quei vizi comportanti eventuali nullità o inutilizzabilità delle prove.

Cassazione penale sez. VI  14 luglio 1995 n. 3090  



 
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