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Codice proc. penale agg.  al  10 Mag 2015
 
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Art. 256 cod. proc. penale: Dovere di esibizione e segreti

1. Le persone indicate negli articoli 200 e 201 devono consegnare immediatamente all’autorità giudiziaria, che ne faccia richiesta, gli atti e i documenti, anche in originale se così è ordinato, nonché i dati, le informazioni e i programmi informatici, anche mediante copia di essi su adeguato supporto, e ogni altra cosa esistente presso di esse per ragioni del loro ufficio, incarico, ministero, professione o arte, salvo che dichiarino per iscritto che si tratti di segreto di Stato ovvero di segreto inerente al loro ufficio o professione.

2. Quando la dichiarazione concerne un segreto di ufficio o professionale, l’autorità giudiziaria, se ha motivo di dubitare della fondatezza di essa e ritiene di non potere procedere senza acquisire gli atti, i documenti o le cose indicati nel comma 1, provvede agli accertamenti necessari. Se la dichiarazione risulta infondata, l’autorità giudiziaria dispone il sequestro.

3. Quando la dichiarazione concerne un segreto di Stato, l’autorità giudiziaria ne informa il Presidente del Consiglio dei Ministri, chiedendo che ne sia data conferma. Qualora il segreto sia confermato e la prova sia essenziale per la definizione del processo, il giudice dichiara non doversi procedere per l’esistenza di un segreto di Stato.

4. Qualora, entro sessanta giorni dalla notificazione della richiesta, il Presidente del Consiglio dei Ministri non dia conferma del segreto, l’autorità giudiziaria dispone il sequestro.

5. Si applica la disposizione dell’articolo 204.


Giurisprudenza annotata

Dovere di esibizione e segreti

Ai fini dell'acquisizione dei tabulati relativi al traffico telefonico, l'obbligo di motivazione del provvedimento acquisitivo, stante il modesto livello di intrusione nella sfera di riservatezza delle persone, è soddisfatto anche con espressioni sintetiche, nelle quali si sottolinei la necessità dell'investigazione, in relazione al proseguimento delle indagini ovvero all'individuazione dei soggetti coinvolti nel reato, o si richiamino, con espressione indicativa della loro condivisione da parte dell'autorità giudiziaria, le ragioni esposte da quella di polizia. (Fattispecie, nella quale la Corte ha ritenuto sufficientemente motivato il provvedimento acquisitivo con richiamo alla assoluta necessità dell'acquisizione ai fini del proseguimento delle indagini). (Rigetta, App. Roma, 09/07/2013 )

Cassazione penale sez. I  28 aprile 2014 n. 37212  

 

Non può ritenersi legittimo il sequestro probatorio di documenti e strumenti di lavoro di un giornalista, disposto al fine di acquisire elementi idonei ad individuare la fonte dalla quale il giornalista abbia tratto la notizia da lui pubblicata e la cui rivelazione si assuma costituire illecito penale a carico della fonte medesima, quando la motivazione del provvedimento non contenga un'adeguata illustrazione del rapporto intercorrente tra le cose sottratte alla disponibilità del giornalista ed i reati per i quali si procede e non giustifichi, alla luce del principio di proporzionalità tra la compromissione dei diritti, di rilievo costituzionale, spettanti al destinatario della misura in questione e le ritenute esigenze di giustizia, le ragioni della prevalenza attribuita a queste ultime.

Cassazione penale sez. VI  15 aprile 2014 n. 31735  

 

Il rispetto del principio di proporzionalità tra il segreto professionale riconosciuto al giornalista professionista a tutela della libertà di informazione, e quella di assicurare l'accertamento dei fatti oggetto di indagine penale, impone che l'ordine di esibizione rivolto al giornalista ai sensi dell'art. 256 c.p.p., e l'eventuale successivo provvedimento di sequestro probatorio siano specificamente motivati anche quanto alla specifica individuazione della res da sottoporre a vincolo ed all'assoluta necessità di apprendere la stessa ai fini dell'accertamento della notizia di reato. (Fattispecie relativa ad un procedimento contro ignoti per il reato di cui all'art. 326 c.p. in relazione alla divulgazione della notizia di riunioni tenutesi presso la D.N.A., in cui la Corte ha ritenuto illegittimo il sequestro di “computer”, “pen drive”, DVD, lettore MP3, ecc. in uso ad un giornalista e, invece, legittimo il sequestro dei documenti intestati “D.N.A.”, anch'essi detenuti dal medesimo professionista)..

Cassazione penale sez. VI  15 aprile 2014 n. 31735  

 

Con riferimento alla posizione del giornalista professionista, cui l'ordinamento assicura la garanzia del segreto professionale non quale privilegio personale, ma quale ineludibile presidio posto a tutela della libera ed incondizionata attività di informazione, che il rispetto del criterio di proporzionalità tra il contenuto di una misura invasiva della libertà personale di cui egli sia fatto destinatario e le esigenze di accertamento dei fatti oggetto d'indagine costituisca oggetto di un particolare e specifico onere motivazionale da parte dell'Autorità giudiziaria, al fine di evitare quanto più è possibile il rischio di una pericolosa compressione delle forme e modalità di esercizio di un diritto costituzionalmente tutelato. In tal senso è necessaria, dunque, un'accurata motivazione, sia del provvedimento di sequestro che dell'ordine di esibizione, sì da porre in evidenza non solo la presenza del nesso di collegamento tra le notizie ed il tema d'indagine, ma anche lo specifico oggetto dell'apprensione e la necessità delle informazioni desumibili dalla res ai fini dell'accertamento dei fatti.

Cassazione penale sez. VI  15 aprile 2014 n. 31735  

 

In tema di molestie telefoniche, il decreto motivato del pubblico ministero è sufficiente per l'acquisizione dei dati esterni relativi al traffico telefonico - concernenti gli autori, il tempo, il luogo, il volume e la durata della comunicazione, fatta esclusione del contenuto di questa - archiviati dall'ente gestore del servizio di telefonia, in considerazione della limitata invasività dell'atto, e sulla base dello schema delineato nell'art. 256 c.p.p., eterointegrato dall'art. 15, comma secondo, Cost..

Cassazione penale sez. V  02 aprile 2014 n. 23233  

 

L'art. 256 c.p.p., in simmetria con quanto prevede l'art. 200 c.p.p., prescrive che in caso di opposizione di segreto (di Stato o professionale) l'autorità che ha richiesto l'esibizione di atti o documenti deve svolgere gli opportuni accertamenti e può procedere a sequestro solo se ritiene l'infondatezza dell'opposizione e la necessità dell'acquisizione ai fini delle indagini.

Tribunale Brescia  04 ottobre 2006

 

È legittima la perquisizione ed il sequestro degli atti e documenti dell'ufficio edilizia e urbanistica del Comune, disposti nell'ambito di un procedimento avente per oggetto fatti di corruzione, falso e violazioni della legge urbanistica, in quanto funzionali alla acquisizione di elementi di prova in ordine ai reati prospettati; né il ricorso allo strumento dell'esibizione di cui all'art. 256 c.p.p. rappresenta una via obbligata per l'autorità giudiziaria procedente, trattandosi, invece, di una facoltà rimessa alla sua discrezionalità e potendo essere legittimamente adottato lo strumento della perquisizione e del sequestro anche presso le pubbliche amministrazioni qualora si ritenga più idoneo all'acquisizione delle prove in ordine al reato per cui si procede .

Cassazione penale sez. VI  18 maggio 2006 n. 19743  



 
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