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Codice proc. penale agg.  al  10 Mag 2015
 
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Art. 260 cod. proc. penale: Apposizione dei sigilli alle cose sequestrate. Cose deperibili.

1. Le cose sequestrate si assicurano con il sigillo dell’ufficio giudiziario e con le sottoscrizioni dell’autorità giudiziaria e dell’ausiliario che la assiste ovvero, in relazione alla natura delle cose, con altro mezzo, anche di carattere elettronico o informatico, idoneo a indicare il vincolo imposto a fini di giustizia.

2. L’autorità giudiziaria fa estrarre copia dei documenti e fa eseguire fotografie o altre riproduzioni delle cose sequestrate che possono alterarsi o che sono di difficile custodia, le unisce agli atti e fa custodire in cancelleria o segreteria gli originali dei documenti, disponendo, quanto alle cose, in conformità dell’articolo 259. Quando si tratta di dati, di informazioni o di programmi informatici, la copia deve essere realizzata su adeguati supporti, mediante procedura che assicuri la conformità della copia all’originale e la sua immodificabilità; in tali casi, la custodia degli originali può essere disposta anche in luoghi diversi dalla cancelleria o dalla segreteria.

3. Se si tratta di cose che possono alterarsi, l’autorità giudiziaria ne ordina, secondo i casi, l’alienazione o la distruzione.

3-bis. L’autorità giudiziaria procede, altresì, anche su richiesta dell’organo accertatore alla distruzione delle merci di cui sono comunque vietati la fabbricazione, il possesso, la detenzione o la commercializzazione quando le stesse sono di difficile custodia, ovvero quando la custodia risulta particolarmente onerosa o pericolosa per la sicurezza, la salute o l’igiene pubblica ovvero quando, anche all’esito di accertamenti compiuti ai sensi dell’articolo 360, risulti evidente la violazione dei predetti divieti. L’autorità giudiziaria dispone il prelievo di uno o più campioni con l’osservanza delle formalità di cui all’articolo 364 e ordina la distruzione della merce residua.

3-ter. Nei casi di sequestro nei procedimenti a carico di ignoti, la polizia giudiziaria, decorso il termine di tre mesi dalla data di effettuazione del sequestro, può procedere alla distruzione delle merci contraffatte sequestrate, previa comunicazione all’autorità giudiziaria. La distruzione può avvenire dopo 15 giorni dalla comunicazione salva diversa decisione dell’autorità giudiziaria. E’ fatta salva la facoltà di conservazione di campioni da utilizzare a fini giudiziari.


Giurisprudenza annotata

Apposizione dei sigilli

La distruzione delle cose sequestrate di cui sia pericolosa la custodia, secondo il combinato disposto dell'art. 260 comma 3 c.p.p. e dell'art. 83 d.lg. 28 luglio 1989 n. 271 (disp. att. c.p.p.) non costituisce accertamento tecnico non ripetibile, come tale soggetto alla disciplina dell'art. 360 del codice di rito, ma semplice adempimento esecutivo, che può essere attuato senza particolari formalità. (Nella specie la Corte ha ritenuto utilizzabile il verbale relativo alle operazioni di brillamento dell'esplosivo in sequestro). Rigetta, Trib. lib. Lecce, 22/06/2012

Cassazione penale sez. I  21 febbraio 2013 n. 14366  

 

L'intervento dell'autorità giudiziaria nel procedimento di verificazione dei sigilli non è necessario, salvo il caso in cui il pubblico ministero o il giudice debbano compiere uno specifico atto che comporti la rimozione dei medesimi. (Applicando tale principio al caso di specie, la Corte ha ritenuto che legittimamente la polizia giudiziaria proceda a verificare l'integrità dei sigilli precedentemente apposti dalla stessa su reperti che debbano essere sottoposti ad accertamenti tecnici ad opera di un altro organo di polizia giudiziaria, per incarico del pubblico ministero). Rigetta, Trib. lib. Catanzaro, 26 gennaio 2010

Cassazione penale sez. I  23 giugno 2010 n. 27579  

 

Le modalità di custodia delle cose sequestrate, descritte negli art. 259 e 260 c.p.p., costituiscono prescrizioni meramente indicative che, da un lato, sono derogabili per ragioni di impossibilità o di opportunità e, dall'altro lato, non sono astrattamente contestabili, salvo il caso in cui vengano specificamente dedotti inconvenienti sostanziali attinenti ad ipotesi concrete di alterazione, modificazione o sostituzione dei reperti. Ne consegue che la mera inosservanza delle disposizioni sopra indicate non è sanzionata da alcuna ipotesi di nullità, ma può incidere unicamente sul diverso profilo della valutazione della genuinità della prova, secondo le regole generali dettate dall'art. 192 c.p.p. (Fattispecie in tema di custodia di sostanze stupefacenti). Rigetta, App. Catanzaro, 02/12/2008

Cassazione penale sez. VI  27 maggio 2010 n. 25383  

 

Nell'ipotesi di immobili già ultimati, l'esigenza cautelare che il sequestro intende perseguire è che essi non vengano abitati: la sola apposizione di sigilli ex art. 260 c.p.p. è una misura del tutto inidonea a salvaguardare le finalità cautelari del sequestro; la nomina del custode e l'apposizione di sigilli, infatti, senza lo sgombero dell'immobile da coloro che lo occupano, non impedirebbe il determinarsi dell'aggravio del carico urbanistico (che deriva appunto dalla persistenza della occupazione).

Cassazione penale sez. III  15 aprile 2009 n. 24662  

 

Le disposizioni delle leggi speciali in materia di contrabbando di tabacchi lavorati esteri, che disciplinano le modalità della custodia e della destinazione delle cose sottoposte a sequestro (si veda l'art. 4 d.lg. 9 novembre 1990 n. 375, e successive modifiche), derogano alle relative norme del codice di procedura, sottraendo all'autorità giudiziaria le potestà che le sono attribuite dagli art. 259, 260, comma 3, e 264 c.p.p. e affidando all'amministrazione finanziaria il ruolo di "custode necessario", con facoltà anche di delegare tale compito a un privato. Ne consegue che spetta alla p.a. liquidare il compenso al custode, eventualmente nominato, dei beni sequestrati in operazioni contro il contrabbando di tabacchi lavorati esteri. Ciò non contrasta con il disposto dell'art. 168 d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, secondo cui la liquidazione dell'indennità di custodia è effettuata con decreto di pagamento "del magistrato che procede", riguardando tale norma esclusivamente la liquidazione dell'indennità di custodia di beni diversi da quelli sequestrati nell'ambito di procedimenti relativi a reati di contrabbando di tabacchi lavorati esteri. (Da queste premesse, la Corte, accogliendo il ricorso del procuratore della Repubblica che sosteneva la competenza a provvedere dell'amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, ha annullato senza rinvio, disponendo la trasmissione degli atti all'amministrazione finanziaria, il decreto di liquidazione emesso invece, dal tribunale, con il quale era stato liquidato il compenso spettante al custode giudiziario di un antocarro sequestrato nell'ambito di un procedimento penale per il reato di contrabbando di tabacchi lavorati esteri).

Cassazione penale sez. IV  11 ottobre 2005 n. 45165

 

Le disposizioni delle leggi speciali in materia di contrabbando di tabacchi lavorati esteri, che disciplinano le modalità della custodia e della destinazione delle cose sottoposte a sequestro derogano alle relative norme del codice di procedura, sottraendo all'autorità giudiziaria le potestà che le sono attribuite dagli art. 259, 260 comma 3 e 264 c.p.p. ed affidando all'amministrazione finanziaria il ruolo di "custode necessario", con facoltà anche di delegare tale compito ad un privato. Ne consegue che spetta alla p.a. liquidare il compenso al custode, eventualmente nominato, dei beni sequestrati in operazioni contro il contrabbando di tabacchi lavorati esteri. (La Corte ha osservato che non vi è contrasto con il disposto dell'art. 168 d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, secondo cui la liquidazione dell'indennità di custodia è effettuata con decreto di pagamento "del magistrato che procede", riguardando tale norma esclusivamente la liquidazione dell'indennità di custodia di beni diversi da quelli sequestrati nell'ambito di procedimenti relativi a reati di contrabbando di tabacchi lavorati esteri).

Cassazione penale sez. IV  11 ottobre 2005 n. 45165  

 

La distruzione delle cose sequestrate di cui sia pericolosa la custodia, secondo il combinato disposto dell'art. 260 comma 3 c.p.p. e dell'art. 83 d.lg. 28 luglio 1989, n. 271 (disp. att. c.p.p.), non costituisce accertamento tecnico non ripetibile, come tale soggetto alla disciplina dell'art. 360 del codice di rito, ma semplice adempimento esecutivo, che può essere attuato senza particolari formalità. (Fattispecie relativa alla distruzione di esplosivi. In motivazione la Corte ha precisato che per l'omissione dell'avviso al difensore, previsto dall'art. 83 disp. att. con riguardo alle sole ed eventuali operazioni di campionatura, non è prevista alcuna sanzione processuale).

Cassazione penale sez. I  16 febbraio 2005 n. 7676  

 

L'unico rimedio esperibile contro il provvedimento di cui all'art. 260 comma 3 c.p.p. - con il quale l'autorità giudiziaria abbia disposto l'alienazione o la distruzione di cose sottoposte a sequestro - è l'incidente di esecuzione, trattandosi di questione concernente la fase esecutiva del sequestro, e pertanto la competenza a decidere è demandata allo stesso giudice che ha emesso il provvedimento con le forme proprie della procedura camerale previste dall'art. 666 c.p.p.

Cassazione penale sez. I  25 marzo 2003 n. 19918  

 

Avverso il provvedimento di cui all'art. 260 comma 3 c.p.p., con il quale l'autorità giudiziaria abbia disposto l'alienazione o la distruzione delle cose suscettibili di alterazione, sottoposte a sequestro, non è esperibile l'appello di cui all'art. 322 bis c.p.p., in quanto quest'ultimo, siccome costituente un mezzo di gravame, soggiace al principio generale di tassatività. Tenuto conto del collegamento funzionale tra siffatta ordinanza ed il provvedimento di sequestro, alla quale inerisce, è esperibile, invece, avverso di essa - ex art. 263 comma 5 c.p.p. - da parte dei soggetti interessati, l'opposizione al g.i.p. in camera di consiglio, nelle forme di cui all'art. 127 c.p.p.

Cassazione penale sez. III  10 aprile 2000 n. 1552  



 
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