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Codice proc. penale agg.  al  10 Mag 2015
 
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Art. 261 cod. proc. penale: Rimozione e riapposizione dei sigilli

1. L’autorità giudiziaria, quando occorre procedere alla rimozione dei sigilli, ne verifica prima l’identità e l’integrità con l’assistenza dell’ausiliario. Compiuto l’atto per cui si è resa necessaria la rimozione dei sigilli, le cose sequestrate sono nuovamente sigillate dall’ausiliario in presenza dell’autorità giudiziaria. L’autorità giudiziaria e l’ausiliario appongono presso il sigillo la data e la sottoscrizione.


Giurisprudenza annotata

Rimozione e riapposizione dei sigilli

In tema di custodia delle cose sequestrate, l'inosservanza delle formalità prescritte dall'art. 261 c.p.p. per lo svolgimento delle operazioni di rimozione e riapposizione dei sigilli non comporta alcuna nullità, non essendo tale sanzione specificamente comminata dal legislatore. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso che l'apertura del reperto senza la presenza dell'autorità giudiziaria fosse idonea a viziare gli esiti della perizia successivamente espletata). (Dichiara inammissibile, App. Messina, 11/02/2011 )

Cassazione penale sez. II  20 maggio 2014 n. 37669  

 

Le operazioni di rimozione e riapposizione di sigilli alle cose sequestrate, effettuate dal consulente tecnico del pubblico ministero senza la presenza del magistrato sono affette da nullità relativa, che, incidendo su un atto delle indagini preliminari, deve essere eccepita prima del provvedimento conclusivo dell'udienza preliminare.

Cassazione penale sez. IV  11 gennaio 2011 n. 14992  

 

Non è causa di nullità il mancato intervento dell'autorità giudiziaria alle operazioni di rimozione e successiva riapposizione di sigilli apposti ai reperti dalla polizia giudiziaria (Nel caso di specie i reperti erano stati sigillati da un organo di P.G. al solo fine della trasmissione ai laboratori di polizia scientifica). Rigetta, Trib. lib. Catanzaro, 09/03/2010

Cassazione penale sez. I  14 ottobre 2010 n. 39308  

 

L'intervento dell'autorità giudiziaria nel procedimento di verificazione dei sigilli non è necessario, salvo il caso in cui il pubblico ministero o il giudice debbano compiere uno specifico atto che comporti la rimozione dei medesimi. (Applicando tale principio al caso di specie, la Corte ha ritenuto che legittimamente la polizia giudiziaria proceda a verificare l'integrità dei sigilli precedentemente apposti dalla stessa su reperti che debbano essere sottoposti ad accertamenti tecnici ad opera di un altro organo di polizia giudiziaria, per incarico del pubblico ministero). Rigetta, Trib. lib. Catanzaro, 26 gennaio 2010

Cassazione penale sez. I  23 giugno 2010 n. 27579  

 

In materia di rimozione e riapposizione di sigilli, la norma dell'art. 261 c.p.p. ha natura regolamentare in quanto è volta a disciplinare un'attività materiale, che pur rivestendo una naturale importanza ai fini della conservazione della genuinità della prova, non richiede la presenza del magistrato; tuttavia la regolarità formale della rimozione e riapposizione dei sigilli effettuata dal solo consulente tecnico deve essere garantita, a pena di nullità relativa, dalla presenza imprescindibile dell'ausiliario del giudice.

Cassazione penale sez. I  21 dicembre 2005 n. 6354  

 

In materia di rimozione e di riapposizione di sigilli, la norma dell'art. 261 c.p.p. ha natura eminentemente regolamentare in quanto volta a disciplinare un'attività materiale, che pur rivestendo una naturale importanza ai fini della conservazione della genuinità della prova, non comporta certo un impiego apprezzabile di energie intellettive ed è già sufficientemente assicurata dalla presenza imprescindibile dell'ausiliario del giudice. L'inosservanza di tale disposizione non comporta, dunque, alcuna nullità, non essendo tale sanzione specificamente comminata dal legislatore, e non potendo essa neppure farsi discendere dal tenore dell'art. 178 c.p.p., che delinea categorie paradigmatiche cui l'anomalia in esame è del tutto estranea.

Cassazione penale sez. I  07 novembre 1997 n. 2592  

 

In tema di rimozione e riapposizione di sigilli alle cose sequestrate, qualora le relative operazioni, in violazione dell'art. 261 c.p.p., siano state effettuate dal consulente tecnico del p.m. senza la presenza del magistrato, ciò determina una nullità relativa, che, incidendo su un atto delle indagini preliminari, deve essere eccepita prima della pronuncia da parte del giudice dell'udienza preliminare del provvedimento conclusivo di tale fase, ex art. 424 c.p.p. (Nella fattispecie, è stata ritenuta tardiva l'eccezione di nullità formulata dall'imputato dopo che, nell'udienza preliminare, era stato introdotto il giudizio abbreviato, essendo ormai preclusa la definibilità dell'udienza preliminare con un provvedimento ex art. 424 c.p.p., dovendo il giudice definire il giudizio abbreviato con sentenza a norma dell'art. 442 c.p.p.).

Cassazione penale sez. VI  11 giugno 1997 n. 6703  

 

La rimozione e la riapposizione dei sigilli apposti alle cose sequestrate da parte del consulente tecnico senza la presenza dell'autorità giudiziaria non determina alcuna nullità relativa della relazione di consulenza nè del successivo esame dibattimentale del consulente tecnico, ma può solo portare ad una valutazione del giudice sulla genuinità del reperto e della relativa consulenza tecnica.

Corte appello Roma  17 febbraio 1995

 

Sussiste violazione dell'art. 261 c.p.p. e conseguente nullità ai sensi dell'art. 181 n. 2 stesso codice, nel caso in cui il consulente tecnico, incaricato dal p.m. nel corso delle indagini preliminari di esaminare e valutare il contenuto di un involucro sigillato contenente la sostanza stupefacente sequestrata, abbia proceduto alle operazioni di rimozione e riapposizione dei sigilli in assenza del magistrato (Nella fattispecie il giudice di merito aveva deciso, invece, per la validità della consulenza tecnica facendo riferimento alle disposizioni di cui agli artt. 359 e 360 c.p.p).

Cassazione penale sez. IV  16 gennaio 1992

 

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli art. 261 e 359 c.p.p. nella parte in cui non prevedono la partecipazione del difensore, il primo all'attività relativa alla rimozione ed alla riapposizione dei sigilli di cose sequestrate, ed il secondo all'attività svolta dal consulente tecnico nominato dal pubblico ministero nel corso delle indagini preliminari. Nel primo caso, infatti, si tratta di attività meramente ricognitiva (e quindi non attinente in maniera diretta alla formazione della prova), garantita dalla necessaria presenza dell'autorità giudiziaria rappresentata dal pubblico ministero; nel secondo, si tratta di consulenza tecnica disposta dal pubblico ministero, nell'ambito della sua attività di parte, che di per se stessa e da sola non è destinata a formare incontestabile elemento di prova, potendo il difensore e lo stesso pubblico ministero avvalersi di perizia nel corso del procedimento.

Tribunale Lamezia Terme  09 aprile 1990



 
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