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Codice proc. penale agg.  al  10 Mag 2015
 
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Art. 263 cod. proc. penale: Procedimento per la restituzione delle cose sequestrate

1. La restituzione delle cose sequestrate è disposta dal giudice con ordinanza se non vi è dubbio sulla loro appartenenza.

2. Quando le cose sono state sequestrate presso un terzo, la restituzione non può essere ordinata a favore di altri senza che il terzo sia sentito in camera di consiglio con le forme previste dall’articolo 127.

3. In caso di controversia sulla proprietà delle cose sequestrate, il giudice ne rimette la risoluzione al giudice civile del luogo competente in primo grado, mantenendo nel frattempo il sequestro.

4. Nel corso delle indagini preliminari, sulla restituzione delle cose sequestrate il pubblico ministero provvede con decreto motivato.

5. Contro il decreto del pubblico ministero che dispone la restituzione o respinge la relativa richiesta gli interessati possono proporre opposizione sulla quale il giudice provvede a norma dell’articolo 127.

6. Dopo la sentenza non più soggetta a impugnazione, provvede il giudice dell’esecuzione.


Giurisprudenza annotata

Restituzione dei beni sequestrati

Il giudice penale al quale venga chiesta la restituzione delle cose sequestrate, ove accerti l'esistenza di una contestazione ovvero di una controversia sulla proprietà di esse, è tenuto a rimettere gli atti al giudice civile del luogo competente in primo grado per la risoluzione della stessa, pur in mancanza della formale pendenza della lite innanzi a quest'ultimo, e a mantenere il sequestro. (In motivazione la Corte ha precisato che il principio affermato si fonda anche sull'interpretazione letterale degli art. 263, comma 3, e 324, comma 8, c.p.p.). (Annulla senza rinvio, Gip Trib. Milano, 11/10/2013 )

Cassazione penale sez. II  30 settembre 2014 n. 44960  

 

È impugnabile con ricorso per cassazione il provvedimento emesso ai sensi dell'art. 263, comma 3, c.p.p., dal giudice penale quale giudice dell'esecuzione quando, in relazione ad un procedimento ormai definito (nella specie, per archiviazione), rigetta la richiesta di restituzione di beni sequestrati e rimette le parti dinanzi al giudice civile per la risoluzione della questione sulla proprietà, in assenza di lite pendente davanti a quest'ultimo, atteso che, in tale ipotesi, in ragione dell'impossibilità per l'interessato di ricevere "aliunde" tutela da parte dell'autorità giudiziaria, deve escludersi la natura interlocutoria della decisione. (Annulla con rinvio, G.i.p. Trib. Firenze, 18/12/2012)

Cassazione penale sez. I  16 aprile 2014 n. 23333  

 

La disposizione dell'art. 263, comma 3, c.p.p., richiamato in sede esecutiva dall'art. 676, comma 2, c.p.p., secondo la quale il giudice penale, adito per la restituzione dei beni sequestrati, rimette le parti davanti al giudice civile in caso di controversia sulla proprietà dei beni, mantenendo il sequestro, trova applicazione anche in assenza di formale pendenza della lite davanti a quest'ultimo, purché in tale ipotesi, il giudice penale dia adeguato apprezzamento in motivazione della serietà della potenziale controversia. (Annulla con rinvio, G.i.p. Trib. Firenze, 18/12/2012)

Cassazione penale sez. I  16 aprile 2014 n. 23333  

 

È legittimo il sequestro probatorio di supporti informatici disposto per svolgere accertamenti sui dati in essi contenuti, pur se la l. 18 marzo 2008 n. 48, nel modificare le disposizioni del c.p.p., ha previsto la possibilità di estrarre copia degli stessi con modalità idonee a garantire la conformità dei dati acquisiti a quelli originali, in quanto questa disciplina non impedisce di imporre un vincolo su tali "cose", ma si limita a consentire la presentazione di una successiva richiesta di restituzione a norma dell'art. 263 c.p.p. (Rigetta, Trib. lib. Palermo, 02/07/2013 )

Cassazione penale sez. VI  12 febbraio 2014 n. 10618  

 

Qualora, nel decreto di perquisizione affidato per l'esecuzione alla polizia giudiziaria, le cose da ricercare e da sottoporre a sequestro probatorio non siano già determinate ovvero determinabili in base alle nozioni di "corpo di reato" e di "cosa pertinente al reato", con riferimento alla natura del reato per il quale la perquisizione è stata disposta, ma sia stata conferita delega alla polizia giudiziaria di avvalersi dei propri poteri di iniziativa per la individuazione, nel corso della perquisizione, della cose da sequestrare, l'avvenuto sequestro di tali cose dev'essere convalidato ai sensi dell'art. 355 c.p.p., con la conseguenza che, in mancanza, l'interessato non può attivare la procedura di riesame, essendo questa prevista dall'art. 257 c.p.p. per il solo caso del sequestro disposto dall'autorità giudiziaria, ma deve chiedere la restituzione e proporre quindi opposizione davanti al giudice per le indagini preliminari, ai sensi dell'art. 263 c.p.p, avverso l'eventuale diniego da parte del pubblico ministero.

Cassazione penale sez. VI  02 maggio 2013 n. 39040  

 

In tema di restituzione delle cose sequestrate, l'acquisizione e l'utilizzazione di atti integrativi trasmessi dal p.m. al g.i.p. dopo la celebrazione dell'udienza camerale prevista dall'art. 263 c.p.p. comporta la violazione della regola del contraddittorio e quindi la nullità del provvedimento di rigetto della richiesta di restituzione. Annulla con rinvio, G.i.p. Trib. Sondrio, 12/07/2012

Cassazione penale sez. II  28 marzo 2013 n. 17116  

 

In tema di sequestro probatorio l'attività della polizia giudiziaria necessita di convalida ex art. 355 c.p.p. ogni qual volta il decreto del PM non indichi l'oggetto specifico della misura, in assenza di detta convalida non è esperibile la procedura del riesame, che l'ordinamento riserva al decreto emesso ex art. 253 c.p.p., contenente l'indicazione delle cose da sequestrare. Qualora il PM non ordini d'ufficio la restituzione ex art. 355 comma 2 c.p.p. dei beni oggetto di sequestro di p.g. non convalidato, l'interessato può avanzare al PM medesimo la relativa istanza, con facoltà di proporre opposizione al GIP contro l'eventuale diniego ai sensi dell'art. 263 comma 5 c.p.p., mentre non è impugnabile dinanzi al Tribunale del riesame - in assenza di una disposizione che ne preveda l'impugnabilità - il provvedimento che ha disposto la perquisizione.

Cassazione penale sez. II  19 dicembre 2012 n. 2717  

 

Non sussiste la nullità dell'ordinanza di rigetto dell'istanza di dissequestro, in ragione della sua intempestività (nella specie emessa a distanza di 10 mesi dall'udienza camerale), in quanto - ancorché l'art. 263, comma quinto, cod. proc. pen. richiami l'art. 127, cod. proc. pen., che al comma settimo, prevede che la decisione assunta sia comunicata senza ritardo ai soggetti che possono proporre ricorso per cassazione - nessuna causa di nullità è prevista per la violazione di detta norma; né il ritardo nel deposito o nella comunicazione può essere ricondotto alle nullità di ordine generale. Rigetta, G.i.p. Trib. Perugia, 04/09/2010

Cassazione penale sez. V  13 luglio 2011 n. 37915  

 

In tema di recupero delle spese di conservazione e custodia dei beni oggetto di sequestro penale, dopo la scadenza del termine, di cui all'art. 84, comma 2, disp. att. c.p.p. abrogato dal d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, (applicabile ratione temporis), di trenta giorni dalla comunicazione del provvedimento di dissequestro e di restituzione del bene all'avente diritto, il custode ha diritto di recuperare l'indennità dovutagli per la custodia dal soggetto (anche non proprietario), indicato nel decreto di dissequestro e di restituzione, che non abbia provveduto al tempestivo ritiro, fermo restando il potere di quest'ultimo di proporre opposizione, ai sensi dell'art. 263, comma 5, c.p.p. e di agire in sede civile nei confronti del diverso soggetto ritenuto proprietario del bene.

Cassazione civile sez. III  10 marzo 2011 n. 5699



 
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