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Codice proc. penale agg.  al  10 Mag 2015
 
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Art. 266 cod. proc. penale: Limiti di ammissibilità

1. L’intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche e di altre forme di telecomunicazione è consentita nei procedimenti relativi ai seguenti reati:

a) delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell’ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a cinque anni determinata a norma dell’articolo 4;

b) delitti contro la pubblica amministrazione per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni determinata a norma dell’articolo 4;

c) delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope;

d) delitti concernenti le armi e le sostanze esplosive;

e) delitti di contrabbando;

f) reati di ingiuria, minaccia, usura, abusiva attività finanziaria, abuso di informazioni privilegiate, manipolazione del mercato, molestia o disturbo alle persone col mezzo del telefono;

f-bis) delitti previsti dall’articolo 600-ter, terzo comma, del codice penale, anche se relativi al materiale pornografico di cui all’articolo 600-quater.1  del medesimo codice, nonché dall’art. 609-undecies;

f-ter) delitti previsti dagli articoli 444, 473, 474, 515, 516 e 517-quater del codice penale;

f-quater) delitto previsto dall’articolo 612-bis del codice penale.

2. Negli stessi casi è consentita l’intercettazione di comunicazioni tra presenti. Tuttavia, qualora queste avvengano nei luoghi indicati dall’articolo 614 del codice penale, l’intercettazione è consentita solo se vi è fondato motivo di ritenere che ivi si stia svolgendo l’attività criminosa.


Giurisprudenza annotata

Limiti di ammissibilità

In tema di intercettazioni, qualora il mezzo di ricerca della prova sia legittimamente autorizzato all'interno di un determinato procedimento concernente uno dei reati di cui all'art. 266 c.p.p., i suoi esiti sono utilizzabili anche per tutti gli altri reati relativi al medesimo procedimento, mentre nel caso in cui si tratti di reati oggetto di un procedimento diverso "ab origine", l'utilizzazione è subordinata alla sussistenza dei parametri indicati espressamente dall'art. 270 c.p.p., e, cioè, l'indispensabilità e l'obbligatorietà dell'arresto in flagranza. (Annulla con rinvio, App. Milano, 14/06/2013 )

Cassazione penale sez. VI  04 novembre 2014 n. 53418  

 

I contenuti non comunicativi di intercettazioni legittimamente autorizzate sono utilizzabili quale mezzo di prova atipico ex art. 189 c.p.p., non trovando applicazione in tal caso la disciplina in materia di intercettazioni di cui agli artt. 266 ss. c.p.p. (In applicazione di tale principio, la Corte, relativamente ad intercettazioni legittimamente autorizzate ed eseguite all'interno di un'autovettura, ha ritenuto utilizzabile, nell'ambito di altro procedimento, la registrazione del rumore del motore fuori giri, sullo sfondo dei dialoghi captati, ritenuti, invece, inutilizzabili, per il divieto di cui all'art. 270, comma 1, c.p.p.).

Cassazione penale sez. un.  26 giugno 2014 n. 32697  

 

In tema di intercettazioni, la conversazione o comunicazione intercettata costituisce corpo del reato unitamente al supporto che la contiene, in quanto tale utilizzabile nel processo penale, solo allorché essa stessa integri ed esaurisca la condotta criminosa.

Cassazione penale sez. un.  26 giugno 2014 n. 32697

Ai fini dell'applicazione dell'art. 266, comma 2, c.p.p. (intercettazione di comunicazioni tra presenti), l'abitacolo di una autovettura, in quanto spazio destinato naturalmente al trasporto dell'uomo o al trasferimento di oggetti da un posto all'altro e non ad abitazione, non può essere considerato luogo di privata dimora, salvo che esso - rientrando tra le libertà individuali la facoltà di scegliere lo spazio più congeniale alla propria personalità in cui dimorare - sin dall'origine sia strutturato (e venga di fatto utilizzato) come tale, oppure sia destinato, in difformità dalla sua naturale funzione, ad uso di privata abitazione.

Cassazione penale sez. V  22 aprile 2014 n. 45512  

 

In tema di intercettazioni ambientali, l'abitacolo di un autoveicolo non può essere considerato luogo di privata dimora, con la conseguenza che, in tal caso, non può trovare applicazione il disposto di cui all'art. 266, comma 2, c.p.p. (Rigetta, Trib. lib. Caltanissetta, 03/12/2013 )

Cassazione penale sez. V  22 aprile 2014 n. 45512

 

La registrazione fonografica occultamente eseguita da uno degli interlocutori d'intesa con la polizia giudiziaria e con apparecchiature da questa fornite non costituisce documento, utilizzabile ai sensi dell'art. 234 c.p.p., ma rappresenta la documentazione di un'attività di indagine, che non implica la necessità di osservare le forme previste dagli art. 266 ss. c.p.p., richiedendo comunque un provvedimento motivato di autorizzazione del p.m.

Cassazione penale sez. II  29 gennaio 2014 n. 7035  

 

La registrazione fonografica del contenuto di una conversazione, occultamente eseguita da uno degli interlocutori d'intesa con la polizia giudiziaria e con strumenti da quest'ultima forniti, se, per un verso, non è assimilabile a quella che uno degli interlocutori esegua di sua esclusiva iniziativa (e per la quale, quindi, non è richiesta alcuna preventiva autorizzazione), non è neppure assimilabile, per altro verso, ad una vera e propria attività di intercettazione, soggetta, come tale, alla disciplina dettata dagli artt. 266 e ss. c.p.p., ma, incidendo comunque, sia pure in minor misura, sul diritto alla segretezza delle comunicazioni, tutelato dall'art. 15 cost., richiede soltanto, per la sua utilizzazione come prova, che sia preceduta da un provvedimento motivato dell'autorità giudiziaria, quale può essere costituito anche da un decreto del pubblico ministero.

Cassazione penale sez. II  29 gennaio 2014 n. 7035  

 

È ammissibile, ai sensi dell'art. 266 c.p.p., l'autorizzazione alle intercettazioni di conversazioni o comunicazioni per il reato previsto dall'art. 43 d.lg. n. 504 del 1955, in quanto lo stesso, consistendo nella sottrazione di alcool all'accertamento e al pagamento dell'accisa, deve ritenersi compreso nei delitti di contrabbando. Rigetta, App. Bari, 26/01/2011

Cassazione penale sez. III  20 giugno 2013 n. 38024  

 

I risultati delle intercettazioni telefoniche disposte per un reato rientrante tra quelli indicati nell'art. 266 c.p.p. sono utilizzabili anche relativamente ai restanti reati per i quali si procede nel medesimo procedimento, pur se per essi le intercettazioni non siano consentite, e ciò indipendentemente dal successivo esercizio dell'azione penale anche in relazione al primo reato.

Cassazione penale sez. V  21 maggio 2013 n. 17939  

 

In tema di intercettazioni, è da considerare inutilizzabile la registrazione di una conversazione tra presenti effettuata da uno degli interlocutori ad insaputa dell'altro non di sua iniziativa ma previa intesa con la polizia giudiziaria, dovendosi in tal caso ritenere che, pur non occorrendo il rispetto delle forme di cui agli art. 266 e ss. c.p.p., sia comunque necessario almeno un decreto autorizzativo del p.m.

Cassazione penale sez. II  13 marzo 2013 n. 14665  



 
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