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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 27 cod. proc. penale: Misure cautelari disposte dal giudice incompetente

1. Le misure cautelari disposte dal giudice che, contestualmente o successivamente, si dichiara incompetente per qualsiasi causa cessano di avere effetto se, entro venti giorni dalla ordinanza di trasmissione degli atti, il giudice competente non provvede a norma degli articoli 292, 317 e 321.


Giurisprudenza annotata

Misure cautelari

In tema di misure cautelari personali, il giudice dell'impugnazione, quando rileva l'incompetenza del giudice che ha adottato il provvedimento coercitivo deve limitarsi a trasmettere gli atti al giudice ritenuto competente, perché lo stesso provveda nei termini fissati dall'art. 27 c.p.p. (In motivazione, la S.C. ha precisato che la disposizione dell'art. 291 del codice di rito - che impone al giudice che riconosca la propria incompetenza di valutare l'urgenza di soddisfare taluna delle esigenze cautelari, prima di disporre la misura - si applica solo quando la declaratoria di incompetenza venga adottata al momento dell'emissione dell'ordinanza cautelare). (Dichiara competenza, Trib. lib. Venezia, 02/07/2014 )

Cassazione penale sez. VI  28 novembre 2014 n. 50078  

 

Il provvedimento di custodia cautelare disposto dal giudice che, contestualmente, si dichiari incompetente, viene a tutti gli effetti sostituito dalla ordinanza pronunciata nei termini indicati dall'art. 27 c.p.p. dal giudice competente, sicché i termini di durata della custodia cautelare decorrono "ex novo" dall'emissione di quest'ultima; tuttavia, qualora la custodia cautelare sia già in corso di esecuzione in forza di altro titolo precedentemente ed autonomamente emesso, in relazione a fatti connessi, la decorrenza dei termini di durata della misura emessa ai sensi del citato art. 27 deve essere retrodatata al momento della notifica o esecuzione di tale pregresso titolo, se ricorrono i presupposti per l'applicazione dell'art. 297, comma 3, c.p.p. (Annulla con rinvio, Trib. lib. Bologna, 28/04/2014 )

Cassazione penale sez. VI  23 settembre 2014 n. 41974

 

L'incompetenza territoriale del giudice della cautela può essere riconosciuta nell'ambito dei giudizi impugnatori, compreso quello di legittimità, anche qualora la misura sia adottata in corso di indagini preliminari. L'accertata incompetenza non provoca necessariamente l'invalidità del provvedimento, ma può dar adito esclusivamente ad una sua “destabilizzazione”. È necessario, anche nel giudizio di legittimità, che si proceda con la verifica della sussistenza delle condizioni fondamentali della legalità della cautela. Qualora il controllo in punto di gravi indizi o di esigenze cautelari ad assicurazione urgente abbia esiti negativi, il giudice deve annullare il provvedimento di riesame e quello genetico. Nel caso contrario, ferma restando la dichiarazione di incompetenza produttiva degli effetti di cui all'art. 27 c.p.p., il provvedimento impugnato non deve essere annullato.

Cassazione penale sez. VI  06 maggio 2014 n. 23365  

 

L'incompetenza del giudice che ha adottato una misura cautelare può essere dedotta con le impugnazioni de libertate e riconosciuta dal giudice del riesame o da quello di legittimità. Il giudice dell'impugnazione che rilevi l'incompetenza deve peraltro verificare la sussistenza di tutti i presupposti della misura (gravi indizi di colpevolezza, esigenze cautelari), con la conseguenza che la mancanza dei suddetti requisiti fondamentali comporta l'annullamento dell'ordinanza cautelare (o dell'ordinanza di riesame, allorquando il vizio sia apprezzato in sede di legittimità), con conseguente liberazione dell'interessato. Mentre nel caso in cui vi sia la "tenuta" della decisione cautelare, il giudice dell'impugnazione deve allora apprezzare anche la sussistenza del presupposto dell'"urgenza" che, ai sensi dell'articolo 291, comma 2, del Cpp, legittima il giudice richiesto della misura ad adottarla, pur non essendo competente. Da ciò conseguendo che l'apprezzata sussistenza dei presupposti legittimanti la misura cautelare (gravi indizi, esigenze cautelari, urgenza del provvedere) importa che la misura, ferma restando la dichiarazione di incompetenza produttiva degli effetti di cui all'art. 27 c.p.p., non va annullata, dovendo il giudice dell'impugnazione limitarsi a trasmettere gli atti al pubblico ministero presso il giudice dichiarato competente, affinché la misura venga da questi eventualmente reiterata. (La Corte ha precisato che, in tale evenienza, non dovrebbe procedersi a un annullamento con rinvio della misura, perché in tal modo si rimetterebbe al giudice già dichiarato incompetente una determinazione che non gli spetta, ma neppure dovrebbe procedersi a un annullamento senza rinvio, che sarebbe un'eccedenza rispetto alla conseguenza tipica ed esclusiva dell'accertamento di incompetenza: basta la dichiarazione di incompetenza accompagnata dalla trasmissione degli atti al pubblico ministero presso il giudice competente).

Cassazione penale sez. VI  06 maggio 2014 n. 23365  

 

In tema di misure cautelari reali, la Corte di cassazione, qualora ritiene che la competenza territoriale appartenga ad un ufficio giudiziario diverso da quello che procede, deve dichiarare l'incompetenza e disporre la trasmissione degli atti al giudice competente, in applicazione dell'art. 27 c.p.p., che prevede l'inefficacia "differita" del provvedimento di vincolo, previa verifica della sussistenza del "fumus commissi delicti" e del "periculum in mora", ma non anche del requisito dell'urgenza, in quanto l'art. 291, comma 2, c.p.p. si applica esclusivamente alle misure cautelari personali. (Fattispecie relativa a sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente del profitto del reato). (Dichiara competenza, Trib. lib. Roma, 11/12/2013)

Cassazione penale sez. III  01 aprile 2014 n. 27701  

 

In tema di misure cautelari, il disposto di cui all'art. 291 comma 2 c.p.p. - per il quale il giudice che riconosca la propria incompetenza può comunque disporre provvisoriamente, su richiesta del p.m., la cautela, ove ne sussistano i presupposti e sussista l'urgenza di soddisfare un'esigenza cautelare - trova applicazione con riguardo a qualsiasi dichiarazione di incompetenza, ivi compresa quella pronunciata in favore del tribunale per i minorenni. Ne deriva che il g.o., pur funzionalmente incompetente, può adottare nei confronti dell'indagato minorenne una misura cautelare, nei limiti dell'art. 27 c.p.p., a condizione che essa sia espressamente contemplata dal capo II del d. P.R. n. 448 del 1988. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha censurato la decisione con cui il tribunale del riesame ha confermato - nei confronti dell'indagato minorenne, arrestato in flagranza del reato di cui all'art. 73 d.P.R. n. 309 del 1990 - la misura dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria non contemplata nel predetto capo II e, pertanto, vietata ex art. 19 dello stesso d.P.R. n. 448 del 1988). Annulla senza rinvio, Trib. lib. Torino, 22/01/2013

Cassazione penale sez. IV  23 maggio 2013 n. 27352  

 

Il g.o., pur funzionalmente incompetente nei confronti dell'imputato minorenne, può comunque adottare, in caso di urgenza, una misura cautelare nei limiti dell'art. 27 c.p.p. da individuare, tuttavia, tra le sole misure previste dal capo II del d.P.R. n. 448 del 1988, contenente le disposizioni sul processo penale a carico di minorenni, atteso che l'attribuzione di competenza può consentire a un giudice diverso da quello che sarebbe competente in via ordinaria di adottare un provvedimento che quest’ultimo dovrebbe adottare, ma giammai di applicare delle disposizioni che il giudice competente non potrebbe applicare.

Cassazione penale sez. IV  23 maggio 2013 n. 27352  

 

Non è necessario che, tradotta nella lingua nota all'indagato una prima ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa da giudice dichiaratosi incompetente, venga tradotta anche la seconda, emessa ex art. 27 c.p.p.

Cassazione penale sez. V  15 maggio 2013 n. 23579  

 

Il giudice che ha emesso l'ordinanza cautelare può legittimamente revocare la propria precedente dichiarazione di incompetenza territoriale, rendendo in tal modo non più necessaria l'emissione di nuova ordinanza ex art. 27 c.p.p. Rigetta, Trib. lib. Milano, 22/10/2012

Cassazione penale sez. II  14 maggio 2013 n. 22414  

 

Non è nulla, per l'omessa traduzione nella lingua madre dell'imputato alloglotta, l'ordinanza con la quale il g.i.p. dispone, ai sensi dell'art. 27 c.p.p., la custodia cautelare in carcere, riproducendo l'ordinanza cautelare emessa dal giudice, poi dichiaratosi incompetente, del cui contenuto l'imputato sia stato pienamente edotto nel corso del procedimento. Rigetta, Trib. lib. Bari, 20/09/2012

Cassazione penale sez. I  22 aprile 2013 n. 43482

 

Nel caso in cui la dichiarazione di incompetenza sia pronunciata con sentenza, l'ordinanza di trasmissione degli atti, cui l'art. 27 c.p.p. connette la decorrenza del termine di venti giorni entro il quale deve essere rinnovata la misura cautelare disposta dal giudice incompetente, è provvedimento accessorio, ragion per cui il "dies a quo" per il computo di detto termine si individua in quello di deposito della motivazione della sentenza e della connessa ordinanza e non già in quello della lettura del dispositivo. (Fattispecie relativa a declaratoria di incompetenza dichiarata dalla Corte di cassazione). Dichiara competenza, Trib. L'Aquila, 27 dicembre 2012

Cassazione penale sez. IV  26 febbraio 2013 n. 23714  

 

Il termine di venti giorni, previsto dall'art. 27 c.p.p., costituisce il limite temporale dell'efficacia della misura cautelare disposta dal giudice incompetente, ma il suo decorso non comporta alcuna preclusione per il giudice competente di riemettere il provvedimento applicativo della medesima misura, attesa la completa autonomia di quest'ultimo rispetto alla prima ordinanza, produttiva di meri effetti interinali.

Cassazione penale sez. II  10 gennaio 2013 n. 4045  

 

L'inefficacia della misura cautelare disposta dal giudice incompetente a seguito della decorrenza del termine di venti giorni previsto dall'art. 27 c.p.p. non preclude al giudice competente l'adozione di una nuova misura cautelare sulla base degli stessi elementi in precedenza considerati. Rigetta, Trib.lib. Genova, 21/09/2012

Cassazione penale sez. VI  19 dicembre 2012 n. 1056  

 

Una volta riconosciuta in sede di riesame l'incompetenza del giudice che ha adottato una misura cautelare, il tribunale non può pronunciare l'annullamento né la riforma del provvedimento impugnato, ma, dopo averlo confermato, deve provvedere, ai sensi dell'art. 27 c.p.p., alla trasmissione degli atti al p.m. presso il tribunale competente dinanzi al quale dovranno essere fatte valere tutte le doglianze relative ai provvedimenti emessi dal giudice ritenutosi incompetente.

Cassazione penale sez. II  29 novembre 2012 n. 48734  

 

La trasmissione degli atti al procuratore della Repubblica distrettuale, divenuto competente in ordine al reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, non determina la necessità di reiterare ex art. 27 c.p.p. il sequestro preventivo già disposto dal g.i.p., trattandosi di incompetenza sopravvenuta a seguito della legge 13 agosto 2010 n. 136. Rigetta, Trib. lib. Venezia, 24/01/2012

Cassazione penale sez. III  23 ottobre 2012 n. 49092  

 

Non sussiste conflitto negativo di competenza qualora il g.i.p. ritenuto competente per territorio ex art. 27 cod. proc., anziché ricusare la cognizione del procedimento trasmesso da altra autorità giudiziaria, applichi comunque una misura cautelare, atteso che il compimento dell'atto non determina una situazione di stallo del procedimento. Dichiara competenza

Cassazione penale sez. I  03 ottobre 2012 n. 39874  

 

Il tribunale del riesame che ritenga l'incompetenza territoriale del giudice che ha adottato la misura cautelare impugnata non può escludere la sussistenza del presupposto dell'urgenza richiesto dall'art. 291, comma 2, c.p.p., ed annullare la misura cautelare medesima, ma piuttosto deve provvedere ai sensi dell'art. 27 c.p.p., affinché, entro venti giorni, si pronunzi il giudice competente.

Cassazione penale sez. II  04 aprile 2012 n. 25497

 

Per "giudice che procede", ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 279 c.p.p. (che detta la disciplina per l'individuazione del giudice competente a provvedere sull'applicazione, revoca e modifica delle misure cautelari), deve intendersi quello che ha la disponibilità materiale e giuridica degli atti del procedimento al momento della decisione, anche se la relativa richiesta sia stata presentata al giudice di una precedente fase procedimentale, il quale non abbia provveduto prima della conclusione della medesima. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto infondata l'eccezione di incompetenza funzionale del giudice del dibattimento il quale aveva disposto l'innovazione della misura cautelare provvisoriamente applicata, ai sensi dell'art. 27 c.p.p., dal g.i.p. cui la relativa richiesta era stata presentata, nel corso delle indagini preliminari, da parte del p.m., ma che, nel frattempo, si era spogliato del procedimento avendo emesso il decreto di rinvio a giudizio).

Cassazione penale sez. I  20 dicembre 2011 n. 10923  



 
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