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Codice proc. penale agg.  al  10 Mag 2015
 
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Art. 270 cod. proc. penale: Utilizzazione in altri procedimenti

1. I risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati in procedimenti diversi da quelli nei quali sono stati disposti, salvo che risultino indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza.

2. Ai fini della utilizzazione prevista dal comma 1, i verbali e le registrazioni delle intercettazioni sono depositati presso l’autorità competente per il diverso procedimento. Si applicano le disposizioni dell’articolo 268 commi 6, 7 e 8.

3. Il pubblico ministero e i difensori delle parti hanno altresì facoltà di esaminare i verbali e le registrazioni in precedenza depositati nel procedimento in cui le intercettazioni furono autorizzate.


Giurisprudenza annotata

Utilizzazione in altri procedimenti

In tema di intercettazioni, qualora il mezzo di ricerca della prova sia legittimamente autorizzato all'interno di un determinato procedimento concernente uno dei reati di cui all'art. 266 c.p.p., i suoi esiti sono utilizzabili anche per tutti gli altri reati relativi al medesimo procedimento, mentre nel caso in cui si tratti di reati oggetto di un procedimento diverso "ab origine", l'utilizzazione è subordinata alla sussistenza dei parametri indicati espressamente dall'art. 270 c.p.p., e, cioè, l'indispensabilità e l'obbligatorietà dell'arresto in flagranza. (Annulla con rinvio, App. Milano, 14/06/2013 )

Cassazione penale sez. VI  04 novembre 2014 n. 53418  

 

In tema di intercettazione di conversazioni, ai fini del divieto di utilizzazione previsto dall'art. 270, comma primo, cod. proc. pen., nel concetto di "diverso procedimento" non rientrano le indagini strettamente connesse e collegate sotto il profilo oggettivo, probatorio e finalistico al reato alla cui definizione il mezzo di ricerca della prova viene predisposto, né tale nozione equivale a quella di "diverso reato", sicché la diversità del procedimento deve essere intesa in senso sostanziale, non collegabile al dato puramente formale del numero di iscrizione nel registro delle notizie di reato. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso che potesse definirsi "diverso" il procedimento riguardante i reati di traffico internazionale di stupefacenti e di opere d'arte finanziati con i proventi dei connessi reati di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione inizialmente investigati da altra autorità giudiziaria). (Annulla senza rinvio, App. Bologna, 29/01/2013 )

Cassazione penale sez. III  23 settembre 2014 n. 52503  

 

I contenuti non comunicativi di intercettazioni legittimamente autorizzate sono utilizzabili quale mezzo di prova atipico ex art. 189 c.p.p., non trovando applicazione in tal caso la disciplina in materia di intercettazioni di cui agli artt. 266 ss. c.p.p. (In applicazione di tale principio, la Corte, relativamente ad intercettazioni legittimamente autorizzate ed eseguite all'interno di un'autovettura, ha ritenuto utilizzabile, nell'ambito di altro procedimento, la registrazione del rumore del motore fuori giri, sullo sfondo dei dialoghi captati, ritenuti, invece, inutilizzabili, per il divieto di cui all'art. 270, comma 1, c.p.p.).

Cassazione penale sez. un.  26 giugno 2014 n. 32697  

 

In tema di intercettazioni, ai fini del divieto di utilizzazione previsto dall'art. 270 comma 1 c.p.p., la nozione di "diverso procedimento" va ancorata a un criterio di valutazione sostanzialistico, che prescinde da elementi formali, quale il numero di iscrizione del procedimento nel registro delle notizie di reato, essendo invece decisiva, ai fini dell'individuazione dell'identità dei procedimenti, l'esistenza di una connessione sotto il profilo oggettivo, probatorio o finalistico tra il contenuto della originaria notizia di reato, per la quale sono state disposte le intercettazioni, e i reati per i quali si procede.

Cassazione penale sez. un.  26 giugno 2014 n. 32697

 

In tema di intercettazioni di conversazioni, la nozione di identico procedimento, che esclude l'operatività del divieto di utilizzazione previsto dall'art. 270 c.p.p., prescinde da elementi formali come il numero di iscrizione nel registro delle notizie di reato ed impone una valutazione sostanziale, con la conseguenza che il procedimento è considerato identico quando tra il contenuto dell'originaria notizia di reato, alla base dell'autorizzazione, e quello dei reati per cui si procede vi sia una stretta connessione sotto il profilo oggettivo, probatorio o finalistico.

Cassazione penale sez. II  29 maggio 2014 n. 27473  

 

In tema di intercettazioni telefoniche, il concetto di diverso procedimento, per il quale opera il divieto di utilizzabilità di cui all’art. 270 c.p.p., deve essere collegato al dato della alterità o non uguaglianza del procedimento, in quanto instaurato in relazione ad una notizia di reato che deriva da un fatto storicamente diverso e non può essere escluso per il fatto che tra i due procedimenti intercorra una connessione od un collegamento probatorio, posto che una diversa conclusione comporterebbe la sostanziale elusione del divieto processuale in questione.

Cassazione penale sez. V  05 febbraio 2014 n. 15652  

 

In tema di intercettazioni di conversazioni, ai fini del divieto di utilizzazione previsto dall'art. 270 comma 1 c.p.p., occorre far riferimento ad una nozione sostanziale di "diverso procedimento", secondo cui la "diversità" va collegata al dato della alterità o non uguaglianza del procedimento, instaurato, non nell'ambito del medesimo filone investigativo, ma in relazione ad una notizia di reato, che deriva da un fatto storicamente diverso da quello oggetto di indagine nell'ambito di altro, differente, anche se connesso, procedimento. (Rigetta, Trib. lib. Ancona, 27/03/2013 )

Cassazione penale sez. II  10 ottobre 2013 n. 3253  

 

In tema di intercettazioni di conversazioni, devono ritenersi utilizzabili a fini cautelari i risultati delle intercettazioni telefoniche disposte a seguito di captazione eseguita in diverso procedimento, di cui non sia stato acquisito l'originario provvedimento autorizzativo, né sia stato effettuato alcun deposito ex art. 270 c.p.p., in quanto le risultanze dell'intercettazione del procedimento a quo influiscono sulle autorizzazioni relative al procedimento ad quem come mero presupposto di fatto, incidente sulla motivazione dei successivi, autonomi provvedimenti autorizzativi solo sotto il profilo della loro rilevanza ai fini della verifica dei gravi indizi di reato, richiesta dall'art. 267, comma 1, c.p.p..

Cassazione penale sez. II  10 ottobre 2013 n. 3253  

 

In tema di intercettazioni, ai fini del divieto di utilizzazione previsto dall'art. 270, comma 1, c.p.p., nel concetto di "diverso procedimento" non rientrano le indagini strettamente connesse e collegate sotto il profilo oggettivo, probatorio e finalistico al reato alla cui definizione il mezzo di ricerca della prova viene predisposto, né tale nozione equivale a quella di "diverso reato", sicché la diversità del procedimento deve essere intesa in senso sostanziale, non collegabile al dato puramente formale del numero di iscrizione nel registro delle notizie di reato. (Fattispecie nella quale, in ambito di indagini riguardanti l'operatività di una associazione di tipo mafioso, venivano intercettate conversazioni rilevanti anche ai fini dell'accertamento del delitto di corruzione a carico di un pubblico ufficiale per atti contrari ai doveri di ufficio commessi a favore di affiliati all'organizzazione). Annulla in parte con rinvio, App. Napoli, 03/02/2012

Cassazione penale sez. II  05 luglio 2013 n. 43434  

 

Le intercettazioni telefoniche o ambientali, effettuate in un procedimento penale, sono pienamente utilizzabili nel procedimento disciplinare riguardante i magistrati, purché siano state legittimamente disposte nel rispetto delle norme costituzionali e procedimentali, non ostandovi i limiti previsti dall'art. 270 c.p.p., norma quest'ultima riferibile al solo procedimento penale deputato all'accertamento delle responsabilità penali dell'imputato o dell'indagato sicché si giustificano limitazioni più stringenti in ordine all'acquisizione della prova, in deroga al principio fondamentale della ricerca della verità materiale.

Cassazione civile sez. un.  12 febbraio 2013 n. 3271  

 

Il divieto, posto dall'art. 270 c.p.p., di utilizzare i risultati di intercettazioni telefoniche in procedimenti diversi da quello in cui furono disposte non opera nel contenzioso tributario, ma soltanto in ambito penale, non potendosi arbitrariamente estendere l'efficacia di una norma processuale penale, posta a garanzia dei diritti di difesa in quella sede, a dominii processuali diversi, come quello tributario, muniti di regole proprie. La regola propria del diritto tributario, applicabile in materia di i.v.a., è quella desumibile dall'art. 63 d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633, a norma del quale la Guardia di finanza, cooperando con l'ufficio, trasmette documenti, dati e notizie acquisiti direttamente o riferiti ed ottenuti dalle altre Forze di polizia, nell'esercizio dei poteri di polizia giudiziaria, previa autorizzazione dell'autorità giudiziaria. L'autorizzazione è posta a tutela della riservatezza delle indagini penali, non già dei soggetti coinvolti nel procedimento medesimo o di terzi, non essendo prevista per filtrare l'acquisizione di elementi significativi a fini fiscali, ma soltanto per realizzare una maggiore tutela degli interessi protetti dal segreto.

Cassazione civile sez. trib.  07 febbraio 2013 n. 2916  

 

In tema di intercettazioni di conversazioni, ai fini del divieto di utilizzazione previsto dall'art. 270, comma 1, c.p.p., il concetto di "diverso procedimento" va collegato al dato della alterità o non uguaglianza del procedimento, in quanto instaurato in relazione ad una notizia di reato che deriva da un fatto storicamente diverso da quello oggetto di indagine nell'ambito di altro, differente, anche se connesso, procedimento. Dichiara inammissibile, App. Catanzaro, 08/03/2012

Cassazione penale sez. II  11 dicembre 2012 n. 49930  

 

In tema di intercettazioni di conversazioni, la nozione di identico procedimento, che esclude l'operatività del divieto di utilizzazione previsto dall'art. 270 c.p.p., prescinde da elementi formali come il numero di iscrizione nel registro delle notizie di reato ed impone una valutazione sostanziale, con la conseguenza che il procedimento è considerato identico quando tra il contenuto dell'originaria notizia di reato, alla base dell'autorizzazione, e quello dei reati per cui si procede vi sia una stretta connessione sotto il profilo oggettivo, probatorio o finalistico.

Cassazione penale sez. VI  15 novembre 2012 n. 46244  

 

In tema di intercettazioni, qualora il mezzo di ricerca della prova sia legittimamente autorizzato all'interno di un determinato procedimento concernente uno dei reati di cui all'art. 266 c.p.p., i suoi esiti sono utilizzabili anche per tutti gli altri reati relativi al medesimo procedimento, mentre nel caso in cui si tratti di reati oggetto di un procedimento diverso "ab origine", l'utilizzazione è subordinata alla sussistenza dei parametri indicati espressamente dall'art. 270 c.p.p., e, cioè, l'indispensabilità e l'obbligatorietà dell'arresto in flagranza. Rigetta, App. Reggio Calabria, 23/11/2011

Cassazione penale sez. VI  04 ottobre 2012 n. 49745  



 
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