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Codice proc. penale agg.  al  10 Mag 2015
 
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Art. 271 cod. proc. penale: Divieti di utilizzazione

1. I risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati qualora le stesse siano state eseguite fuori dei casi consentiti dalla legge o qualora non siano state osservate le disposizioni previste dagli articoli 267 e 268 commi 1 e 3.

2. Non possono essere utilizzate le intercettazioni relative a conversazioni o comunicazioni delle persone indicate nell’articolo 200 comma 1, quando hanno a oggetto fatti conosciuti per ragione del loro ministero, ufficio o professione, salvo che le stesse persone abbiano deposto sugli stessi fatti o li abbiano in altro modo divulgati.

3. In ogni stato e grado del processo il giudice dispone che la documentazione delle intercettazioni previste dai commi 1 e 2 sia distrutta, salvo che costituisca corpo del reato.

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Giurisprudenza annotata

Divieti di utilizzazione

Non è configurabile alcuna nullità nè inutilizzabilità dei risultati delle intercettazioni in conseguenza delle operazioni di "masterizzazione" dei dati relativi alle conversazioni registrate, nel caso in cui dette operazioni siano state effettuate fuori dei locali della Procura della Repubblica dove è stata eseguita la registrazione delle comunicazioni e delle stesse sia stata omessa ogni verbalizzazione. (Annulla in parte con rinvio, App. Brescia, 12/11/2013 )

Cassazione penale sez. IV  27 novembre 2014 n. 5401  

 

La mancata trasmissione al Tribunale del riesame dei decreti di autorizzazione delle intercettazioni telefoniche non determina l'inutilizzabilità delle comunicazioni intercettate, che consegue alle violazioni specificatamente previste dall'art. 271 c.p.p., ma dà luogo alla perdita di efficacia della misura cautelare applicata in base all'art. 309, commi 5 e 10, c.p.p., quando essi siano stati presentati dal p.m. al g.i.p. con la richiesta di misura cautelare. (Dichiara inammissibile, Trib. lib. Venezia, 22/04/2014 )

Cassazione penale sez. VI  30 ottobre 2014 n. 51677  

 

Sono utilizzabili nel procedimento di prevenzione i risultati delle intercettazioni telefoniche e ambientali, la cui utilizzabilità sia accertata nel giudizio penale di cognizione; né, in tal caso, occorre una valutazione ad hoc del giudice della prevenzione, trattandosi di prova la cui conformità all'ordinamento è stata delibata nella sede propria, nel contraddittorio delle parti, all'esito di un giudizio con la partecipazione di tutte le parti interessate al suo utilizzo. Ne consegue che il giudice della prevenzione non deve compiere alcuna nuova valutazione al riguardo, salva la verifica della capacità dimostrativa della prova in questione ai fini del giudizio di pericolosità del proposto. (Rigetta, App. Palermo, 31/01/2014 )

Cassazione penale sez. V  29 ottobre 2014 n. 52095  

 

Le intercettazioni tra presenti captate all'interno di un'autovettura - in assenza del fondato motivo di ritenere che ivi si stia svolgendo l'attività criminosa, presupposto indefettibile per le captazioni disposte all'interno dei luoghi indicati dall'art. 614 c.p. - sono validamente utilizzabili, eccetto che il veicolo, sin dall'origine, sia utilizzato oppure destinato ad uso di privata abitazione. Dunque, non sussiste il divieto di utilizzazione di cui all'art. 271 c.p.p. di una conversazione registrata nell'abitacolo di un'automobile che funge da normale mezzo di trasporto di persone od oggetti.

Cassazione penale sez. V  22 aprile 2014 n. 45512  

 

In tema di intercettazioni di conversazioni o comunicazioni, è legittima l'utilizzazione del contenuto di una conversazione legittimamente intercettata, a nulla rilevando la mancata sottoscrizione del relativo verbale da parte del pubblico ufficiale che abbia proceduto all'operazione, dato che l'omissione in questione non rientra tra le cause di inutilizzabilità previste dall'art. 271, comma 1, c.p.p., ma dà luogo a una nullità relativa, da eccepire nei termini e con le modalità stabiliti negli art. 181 e 182 dello stesso codice. (Annulla in parte con rinvio, App. Lecce, 13/03/2013 )

Cassazione penale sez. VI  15 aprile 2014 n. 39766  

 

È manifestamente infondata la q.l.c. degli art. 192, 195, 526 e 271 c.p.p., per contrasto con gli art. 3, 24 e 111 cost. e l'art. 6 Cedu, nella parte in cui non prevedono che le indicazioni di reità e correità, rese nell'ambito di conversazioni intercettate, debbano essere corroborate da altri elementi di prova che ne confermino l'attendibilità, come avviene per le chiamate in reità o correità rese dinanzi all'autorità giudiziaria o alla polizia giudiziaria, e nella parte in cui non prevedono l'inutilizzabilità di tali dichiarazioni qualora il soggetto, indicato quale fonte informativa nella conversazione intercettata, si avvalga poi della facoltà di non rispondere. (In motivazione, la S.C. ha escluso la possibilità di equiparare, ai fini predetti, il chiamante in reità o correità - ovvero un soggetto che, nel rendere dichiarazioni accusatorie nel corso di un interrogatorio, può essere mosso da intenti calunniatori od opportunistici - al conversante, il quale è animato dalla volontà di scambiare liberamente opinioni con il proprio interlocutore salvo che non risulti accertata l'intenzione dei loquenti, nella consapevolezza dell'intercettazione in corso, di far conoscere all'autorità giudiziaria informazioni finalizzate ad accusare taluno di un reato). (Rigetta in parte, App. Reggio Calabria, 19/07/2012 )

Cassazione penale sez. VI  20 febbraio 2014 n. 25806  

 

In tema di intercettazioni telefoniche, il contenuto delle conversazioni intercettate può essere provato anche mediante deposizione testimoniale, non essendo necessaria la trascrizione delle registrazioni nelle forme della perizia, atteso che la prova è costituita dalla bobina o dalla cassetta, che l'art. 271, comma 1, c.p.p. non richiama la previsione dell'art. 268, comma 7, c.p.p. tra le disposizioni la cui inosservanza determina l'inutilizzabilità e che la mancata trascrizione non è espressamente prevista né come causa di nullità, né è riconducibile alle ipotesi di nullità di ordine generale tipizzate dall'art. 178 c.p.p. (Rigetta in parte, App. Reggio Calabria, 19/07/2012 )

Cassazione penale sez. VI  20 febbraio 2014 n. 25806  

 

Non sussiste alcuna nullità od inutilizzabilità dei risultati delle intercettazioni nel caso in cui l'operazione di "masterizzazione" dei dati relativi alle conversazioni registrate non si sia svolta nei locali della Procura della Repubblica ove sono state eseguite le operazioni di registrazione delle comunicazioni né sia stata curata la verbalizzazione di tali operazioni, prevedendo espressamente l'art. 268 comma 1 c.p.p., la sola verbalizzazione delle operazioni di registrazione né potendo i casi di divieto di utilizzazione di cui all'art. 271 c.p.p., in quanto tassativi, essere analogicamente applicati.

Cassazione penale sez. III  07 gennaio 2014 n. 11116  

 

È manifestamente infondata, in relazione agli art. 24, 111 e 117 cost., quest'ultimo avendo riguardo all'art. 6 della convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo, la q.l.c. degli art. 271 e 127 comma 3 c.p.p., nella parte in cui non prevedono il ricorso alle forme della procedura camerale nel contraddittorio tra le parti allorché deve disporsi la distruzione della documentazione relativa ad intercettazioni di conversazioni o comunicazioni inutilizzabili in conseguenza di violazioni di ordine sostanziale riconducibili a diritti e interessi di rilievo costituzionale, poiché l'accesso dei soggetti indicati dall'art. 268 comma 6 c.p.p. potrebbe neutralizzare la "ratio" della tutela riconosciuta e produrre un "vulnus" di esigenze costituzionalmente rilevanti. Dichiara inammissibile, Gip Trib. Palermo, 08/02/2013

Cassazione penale sez. VI  18 aprile 2013 n. 18373  

 

Nel giudizio abbreviato sono deducibili e rilevabili solo le nullità di carattere assoluto e le inutilizzabilità cosiddette patologiche, talchè risulta irrilevante l'omissione dell'avviso di deposito degli atti concernenti intercettazioni telefoniche in favore di uno dei difensori dell'imputato, non essendo compresa la disposizione che lo prescrive (comma quarto dell'art. 268) tra le norme la cui violazione comporta il divieto di utilizzazione posto dal primo comma dell'art. 271 cod. proc. pen. Rigetta in parte, App. Milano, 15/06/2012

Cassazione penale sez. II  16 aprile 2013 n. 19483  

 

Il divieto di utilizzazione dei risultati delle intercettazioni, stabilito dall'art. 271, comma 2, c.p.p., è posto, tra gli altri, a tutela dell'avvocato (come degli altri soggetti indicati nell'art. 200, comma 1, c.p.p.) e dell'esercizio della sua funzione, ancorché non formalizzato in un mandato professionale, purché detto esercizio sia causa della conoscenza del fatto, ben potendo un avvocato venire a conoscenza, in ragione della sua professione, di fatti relativi ad un soggetto del quale non sia difensore. Ne consegue che detto divieto sussiste ed è operativo quando le conversazioni o le comunicazioni intercettate siano pertinenti all'attività professionale svolta dai soggetti indicati nell'art. 200, comma 1, c.p.p. e riguardino, di conseguenza, fatti conosciuti in ragione della professione da questi esercitata, a nulla rilevando il fatto che si tratti di intercettazione indiretta. (Fattispecie in cui la S.C. ha censurato la decisione del giudice di merito il quale era pervenuto alla conclusione dell'utilizzabilità dei risultati delle intercettazioni delle conversazioni dell'imputato con un avvocato, distinguendo tra fatti conosciuti da quest'ultimo in quanto difensore in un procedimento civile e fatti di cui avrebbe conosciuto come ‘amico', esulanti dal divieto in questione, non considerando che la ragione della conoscenza di detti fatti era pur sempre data dal rivestire la qualità di avvocato e che proprio in quanto tale egli forniva consigli all'imputato).

Cassazione penale sez. V  05 marzo 2013 n. 17979



 
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