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Codice proc. penale agg.  al  10 Mag 2015
 
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Art. 274 cod. proc. penale: Esigenze cautelari

1. Le misure cautelari sono disposte:

a) quando sussistono specifiche ed inderogabili esigenze attinenti alle indagini relative ai fatti per i quali si procede, in relazione a situazioni di concreto ed attuale pericolo per l’acquisizione o la genuinità della prova, fondate su circostanze di fatto espressamente indicate nel provvedimento a pena di nullità rilevabile anche d’ufficio. Le situazioni di concreto ed attuale pericolo non possono essere individuate nel rifiuto della persona sottoposta alle indagini o dell’imputato di rendere dichiarazioni né nella mancata ammissione degli addebiti;

b) quando l’imputato si è dato alla fuga o sussiste concreto pericolo che egli si dia alla fuga, sempre che il giudice ritenga che possa essere irrogata una pena superiore a due anni di reclusione;

c) quando, per specifiche modalità e circostanze del fatto e per la personalità della persona sottoposta alle indagini o dell’imputato, desunta da comportamenti o atti concreti o dai suoi precedenti penali, sussiste il concreto pericolo che questi commetta gravi delitti con uso di armi o di altri mezzi di violenza personale o diretti contro l’ordine costituzionale ovvero delitti di criminalità organizzata o della stessa specie di quello per cui si procede. Se il pericolo riguarda la commissione di delitti della stessa specie di quello per cui si procede, le misure di custodia cautelare sono disposte soltanto se trattasi di delitti per i quali é prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni ovvero, in caso di custodia cautelare in carcere, di delitti per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni.


Giurisprudenza annotata

Esigenze cautelari

L'insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza ex art. 273 c.p.p. e delle esigenze cautelari di cui all'art. 274 stesso codice è rilevabile in cassazione soltanto se si traduce nella violazione di specifiche norme di legge od in mancanza o manifesta illogicità della motivazione, risultante dal testo del provvedimento impugnato. (In motivazione, la S.C. ha chiarito che il controllo di legittimità non concerne né la ricostruzione dei fatti, né l'apprezzamento del giudice di merito circa l'attendibilità delle fonti e la rilevanza e concludenza dei dati probatori, onde sono inammissibili quelle censure che, pur investendo formalmente la motivazione, si risolvono nella prospettazione di una diversa valutazione di circostanze già esaminate dal giudice di merito). (Annulla in parte con rinvio, Trib. lib. Catania, 06/02/2014 )

Cassazione penale sez. fer.  11 agosto 2014 n. 47748

 

L'insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza ex art. 273 c.p.p. e delle esigenze cautelare di cui all'art. 274 stesso codice è rilevabile in Cassazione soltanto se si traduce nella violazione di specifiche norme di legge od in mancanza o manifesta illogicità della motivazione, risultante dal testo del provvedimento impugnato. Il controllo di legittimità, in particolare, non riguarda né la ricostruzione dei fatti, né l'apprezzamento del giudice di merito circa l'attendibilità delle fonti e la rilevanza e concludenza dei dati probatori, per cui non sono consentite le censure, che pur investendo formalmente la motivazione, si risolvono nella prospettazione di una diversa valutazione di circostanze esaminate dal giudice di merito.

Cassazione penale sez. III  27 marzo 2014 n. 18722

 

In attuazione della regola e del principio generale sull'inviolabilità della libertà personale ex art. 13 Cost., che può essere limitata con misure cautelari soltanto nel caso in cui ricorrano le condizioni fissate dalle disposizioni previste dagli artt. 273 a 315 c.p.p., si impone l'immediata revoca delle misure coercitive quando risultano mancanti, anche per fatti sopravvenuti, le condizioni di applicabilità previste dall'art. 273 c.p.p. o dalle disposizioni relative alle singole misure ovvero le esigenze cautelari previste dall'art. 274 c.p.p.. Ne consegue che l'obbligo imposto al giudice di rimuovere immediatamente la misura non appena accerti l'inesistenza, originaria o sopravvenuta, dei presupposti che la giustificano, opera anche se la misura stessa non abbia ancora ricevuto esecuzione.

Cassazione penale sez. VI  25 febbraio 2014 n. 12328

 

In tema di misure cautelari, lo stato di incensuratezza non dimostra automaticamente l'assenza di pericolosità, potendo questa essere desunta dai comportamenti e dagli atti concreti dell'agente quale specifico elemento significativo per valutare la personalità dell'agente.

Cassazione penale sez. II  18 luglio 2014 n. 43130  

 

In tema di misure cautelari personali, il giudice della cautela non è vincolato alla valutazione, ancorché contestuale, espressa nella fase di convalida dell'arresto o del fermo e può, quindi, autonomamente attribuire al fatto descritto nella contestazione una diversa qualificazione o definizione giuridica rispetto a quella formulata al momento in cui è stata adottata la misura precautelare. (Fattispecie in cui, dopo la convalida del fermo per il reato di ricettazione, è stata ritenuta legittima nei confronti degli indagati l'applicazione della custodia cautelare in carcere per il reato di furto). (Rigetta, Trib. Milano, 05/04/2014 )

Cassazione penale sez. II  08 luglio 2014 n. 40265  

 

In temi di reati personali, ai fini della valutazione del pericolo che l'imputato commetta ulteriori reati della stessa specie, il requisito della "concretezza", cui si richiama l'art. 274, comma 1, lett. c), c.p.p., non si identifica con quello di "attualità" derivante dalla riconosciuta esistenza di occasioni prossime favorevoli alla commissione di nuovi reati, dovendo, al contrario, essere riconosciuto alla sola condizione, necessaria e sufficiente, che esistano elementi "concreti" (cioè non meramente congetturali) sulla base dei quali possa affermarsi che l'imputato, verificandosi l'occasione, possa facilmente commettere reati che offendono lo stesso bene giuridico di quello per cui si procede. (Annulla in parte con rinvio, Trib. lib. Roma, 29/01/2014 )

Cassazione penale sez. V  15 maggio 2014 n. 24051  

 

In tema di misure coercitive, mentre la misura cautelare trova la propria giustificazione nelle specifiche esigenze indicate nell'art. 274 c.p.p., contemperate ai sensi dell'art. 286 c.p.p. con la condizione di infermità mentale dell'indagato, presupposto dell'applicazione provvisoria della misura di sicurezza è una prognosi positiva sull'irrogazione di detta misura all'esito del giudizio in presenza dell'accertamento della pericolosità sociale dell'indagato, pericolosità per la quale il rimedio tipico apprestato dall'ordinamento è l'anticipazione della misura di sicurezza.

Cassazione penale sez. V  09 aprile 2014 n. 26589  

 

L'insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza ex art. 273 c.p.p. e delle esigenze cautelare di cui all'art. 274 stesso codice è rilevabile in Cassazione soltanto se si traduce nella violazione di specifiche norme di legge od in mancanza o manifesta illogicità della motivazione, risultante dal testo del provvedimento impugnato. Il controllo di legittimità, in particolare, non riguarda né la ricostruzione dei fatti, né l'apprezzamento del giudice di merito circa l'attendibilità delle fonti e la rilevanza e concludenza dei dati probatori, per cui non sono consentite le censure, che pur investendo formalmente la motivazione, si risolvono nella prospettazione di una diversa valutazione di circostanze esaminate dal giudice di merito.

Cassazione penale sez. III  27 marzo 2014 n. 18722  

 

In attuazione della regola e del principio generale sull'inviolabilità della libertà personale ex art. 13 Cost., che può essere limitata con misure cautelari soltanto nel caso in cui ricorrano le condizioni fissate dalle disposizioni previste dagli artt. 273 a 315 c.p.p., si impone l'immediata revoca delle misure coercitive quando risultano mancanti, anche per fatti sopravvenuti, le condizioni di applicabilità previste dall'art. 273 c.p.p. o dalle disposizioni relative alle singole misure ovvero le esigenze cautelari previste dall'art. 274 c.p.p.. Ne consegue che l'obbligo imposto al giudice di rimuovere immediatamente la misura non appena accerti l'inesistenza, originaria o sopravvenuta, dei presupposti che la giustificano, opera anche se la misura stessa non abbia ancora ricevuto esecuzione.

Cassazione penale sez. VI  25 febbraio 2014 n. 12328  

 

In tema di misure cautelari, sussiste un interesse giuridicamente apprezzabile del pubblico ministero ad impugnare il provvedimento con il quale il giudice, nell'accogliere la richiesta di applicazione della misura, non abbia tuttavia ritenuto sussistenti tutte le esigenze cautelari prospettate dall'accusa (Nella specie, era stata ritenuta sussistente solo quella di cui all'art. 274, lett. b, c.p.p.).

Cassazione penale sez. II  09 gennaio 2014 n. 2691  



 
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