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Codice proc. penale agg.  al  10 Mag 2015
 
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Art. 276 cod. proc. penale: Provvedimenti in caso di trasgressione alle prescrizioni imposte

1. In caso di trasgressione alle prescrizioni inerenti a una misura cautelare, il giudice può disporre la sostituzione o il cumulo con altra più grave, tenuto conto dell’entità, dei motivi e delle circostanze della violazione. Quando si tratta di trasgressione alle prescrizioni inerenti a una misura interdittiva, il giudice può disporre la sostituzione o il cumulo anche con una misura coercitiva.

1-bis. Quando l’imputato si trova nelle condizioni di cui all’articolo 275, comma 4-bis, e nei suoi confronti è stata disposta misura diversa dalla custodia cautelare in carcere, il giudice, in caso di trasgressione delle prescrizioni inerenti alla diversa misura cautelare, può disporre anche la misura della custodia cautelare in carcere. In tal caso il giudice dispone che l’imputato venga condotto in un istituto dotato di reparto attrezzato per la cura e l’assistenza necessarie.

1-ter. In deroga a quanto previsto nel comma 1, in caso di trasgressione alle prescrizioni degli arresti domiciliari concernenti il divieto di non allontanarsi dalla propria abitazione o da altro luogo di privata dimora, il giudice dispone la revoca della misura e la sua sostituzione con la custodia cautelare in carcere.


Giurisprudenza annotata

Provvedimenti in caso di trasgressione alle prescrizioni

Commette il reato di evasione il soggetto sottoposto alla misura degli arresti domiciliari con permesso di recarsi presso il luogo di lavoro che si sia allontanato dal luogo previsto; l'autorizzazione a svolgere attività lavorativa con conseguente possibilità di assentarsi dalla propria dimora, infatti, determina solo un mutamento del luogo di esecuzione della misura cautelare domestica sicché, se l'autorizzato non si trova nel posto determinato, è responsabile del reato di evasione e non della mera trasgressione delle prescrizioni imposte e proprie della misura eventualmente sanzionabili ex art. 276 c.p.p.

Tribunale Napoli sez. VI  14 novembre 2014 n. 15066  

 

L'art. 276 (Provvedimenti in caso di trasgressione alle prescrizioni imposte), comma 1 ter, c.p.p., stabilisce che, in caso di trasgressione alle prescrizione degli arresti domiciliari, il giudice disponga la revoca della misura e il ripristino della custodia in carcere. Non si configura tale ipotesi di trasgressione quando il soggetto sottoposto agli arresti domiciliari, nel rientrare dall'attività di lavoro autorizzata e rispettando i limiti di tempo consentiti, si fermi in una sala da bingo sulla strada di casa, atteso che che l'assenza da casa era contenuta nei limiti orari consentiti e l'allontanamento era collegato alla prestazione dell'attività lavorativa autorizzata.

Cassazione penale sez. I  07 ottobre 2014 n. 46093  

 

La condotta del detenuto agli arresti domiciliari, che, autorizzato a svolgere attività lavorativa fuori dalle mura domestiche, trasgredisce alle prescrizioni imposte durante il tragitto di ritorno a casa e nell'ambito della fascia oraria assegnata per assentarsi dall'abitazione, è riconducibile all'ipotesi prevista dall'art. 276 comma 1 c.p.p. e non a quella di cui al comma 1 ter del medesimo articolo. (In applicazione del principio, la Corte ha annullato con rinvio l'ordinanza del giudice d'appello in procedimento "de libertate", che aveva disposto la sostituzione della misura degli arresti domiciliari con quella della coercizione intramuraria, ai sensi dell'art. 276 comma 1 ter c.p.p. nei confronti di imputato sorpreso all'interno di una sala giochi, durante il tragitto di ritorno dal luogo di lavoro alla sua abitazione, negli orari e nel percorso autorizzati, senza procedere ad alcuna valutazione "dell'entità, dei motivi e delle circostanza della violazione"). (Annulla con rinvio, Trib. lib. Bolzano, 06/06/2014 )

Cassazione penale sez. I  07 ottobre 2014 n. 46093  

 

In tema di prescrizioni relative agli arresti domiciliari, non integra, di per sé, una violazione del divieto di comunicare imposto ai sensi dell'art. 284, comma 2, c.p.p., l'invio a terzi non autorizzati a comunicare con l'indagato di documenti il cui contenuto integra esclusivamente il conseguimento di un atto giuridico e non esplica ulteriori finalità informative, poiché alle misure cautelari non compete la funzione di limitare la capacità di agire dei destinatari. (In applicazione del principio, la Corte ha annullato con rinvio il provvedimento impugnato, che aveva disposto l'aggravante della misura cautelare ex art. 276, c.p.p. in conseguenza della predisposizione da parte dell'indagato di una lettera raccomandata contenente l'invito ad adempiere agli obblighi derivanti da un contratto preliminare, e della successiva consegna della stessa alla propria segretaria autorizzata a comunicare con lui, per l'inoltro al destinatario, evidenziando la necessità di accertare se il contenuto della missiva avesse l'unico scopo di tutelare aspettative contrattuali o, invece, implicasse più ampie finalità informative). (Annulla con rinvio, Trib. lib. Bologna, 03/04/2014 )

Cassazione penale sez. VI  19 settembre 2014 n. 41120

 

Nella trasgressione alle prescrizioni inerenti ad una misura cautelare ex art. 276 c.p.p. rientrano, per il principio di tassatività, solo le inosservanze agli obblighi espressamente previsti e non invece ogni condotta genericamente elusiva della finalità perseguita con l'imposizione del provvedimento limitativo della libertà personale. (Fattispecie in cui è stata ritenuta irrilevante, dopo la revoca del divieto di frequentare estranei, la presenza presso l'abitazione dell'indagato di alcune persone gravate da precedenti di polizia e pendenze penali). (Rigetta, Trib. lib. Roma, 24/12/2013 )

Cassazione penale sez. I  27 maggio 2014 n. 32823  

 

In caso di trasgressione alle prescrizioni degli arresti domiciliari, l'aggravamento della misura, con applicazione della custodia cautelare in carcere, risulta caratterizzato da un sostanziale "automatismo", in quanto la lettera dell'art. 276 del c.p.p. esclude la sussistenza di un potere discrezionale in capo al giudice, essendo utilizzata, nel comma 1 ter di tale norma, l'espressione "dispone" in luogo di quella "può disporre" contenuta nel comma 1 e, dai lavori parlamentari preparatori, emerge che tale disposizione è stata introdotta al fine specifico di sanzionare l'indagato il quale, ponendo in essere una condotta integrante gli estremi di una evasione, dia dimostrazione di non essere meritevole del regime coercitivo meno afflittivo.

Cassazione penale sez. III  12 febbraio 2014 n. 10260  

 

La necessità della sussistenza di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza per poter applicare la custodia in carcere nei confronti dei soggetti contemplati dall'articolo 275, comma 4, del Cpp (nella specie, trattavasi di madre con prole di età inferiore a sei anni) mira a contemperare le esigenze di cautela con quelle di tutela delle particolari condizioni personali di tali soggetti. Queste condizioni personali, peraltro, perdono effettivo rilievo nel caso della trasgressione delle prescrizioni imposte con la più gradata misura degli arresti domiciliari, in quanto proprio tale trasgressione rende evidente che esse non impediscono comunque la elusione delle regole dettate per la misura meno afflittiva, giustificandosi, conseguentemente, l'aggravamento ai sensi dell'articolo 276, comma 1-ter, del Cpp.

Cassazione penale sez. III  12 febbraio 2014 n. 10260  

 

In materia di misure cautelari personali, la trasgressione delle prescrizioni imposte con gli arresti domiciliari giustifica, anche nei confronti dei soggetti di cui all'art. 275 comma 4 c.p.p., la sostituzione della misura in atto con quella della custodia cautelare in carcere, senza necessità di verificare la sussistenza di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza. (In motivazione, la S.C. ha precisato che dalla violazione del divieto di allontanarsi dalla propria abitazione deriva oggettivamente la perdita di rilievo delle particolari condizioni personali che giustificano la misura meno afflittiva, in quanto risulta evidente che esse non impediscono comunque l'elusione delle cautele imposte). (Rigetta, Trib. lib. Catanzaro, 02/07/2013 )

Cassazione penale sez. III  12 febbraio 2014 n. 10260  

 

In tema di misure cautelari, l'ordinanza con cui il giudice sostituisce, ex art. 276 c.p.p., una misura non custodiale con quella degli arresti domiciliari determina la decorrenza "ex novo" del termine proprio di quest'ultima. (In motivazione, la Corte ha giustificato l'affermazione sulla scorta della diversa tipologia delle misure e del diverso termine di durata massima). Annulla con rinvio, Trib. lib. Salerno, 10/06/2013

Cassazione penale sez. VI  23 ottobre 2013 n. 46271  

 

La disposizione di cui all'art. 650 c.p., in quanto norma di carattere sussidiario, può trovare applicazione soltanto qualora l'inosservanza del provvedimento dell'autorità non sia sanzionata da alcuna norma, penale o processuale o amministrativa. Di conseguenza, la trasgressione alle prescrizioni inerenti ad una misura cautelare (nel caso di specie, il divieto di accedere nel territorio di una determinata provincia), sanzionata, ai sensi dell'art. 276 c.p.p., dalla possibile applicazione di una misura più grave, non comporta la configurabilità del reato previsto e punito dall'art. 650 c.p.

Tribunale La Spezia  03 luglio 2013 n. 571

 



 
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