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Codice proc. penale agg.  al  7 Mag 2015
 
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Art. 280 cod. proc. penale: Condizioni di applicabilità delle misure coercitive

1. Salvo quanto disposto dai commi 2 e 3 del presente articolo e dall’art. 391, le misure previste in questo capo possono essere applicate solo quando si procede per delitti per i quali la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a tre anni.

2. La custodia cautelare in carcere può essere disposta solo per delitti consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni e per il delitto di finanziamento illecito dei partiti di cui all’articolo 7 della legge 2 maggio 1974, n. 195, e successive modificazioni.

3. La disposizione di cui al comma 2 non si applica nei confronti di chi abbia trasgredito alle prescrizioni inerenti ad una misura cautelare.


Giurisprudenza annotata

Condizioni di applicabilità delle misure coercitive

È legittimo l'arresto, anche fuori dei casi di flagranza, della persona che ha posto in essere una condotta punibile ai sensi dell'art. 385 c.p. (anche nel caso di allontanamento senza giustificato motivo dalla detenzione domiciliare), e il giudice nell'udienza di convalida può disporre l'applicazione di una delle misure coercitive anche al di fuori dei limiti previsti dall'art. 280 c.p.p.. Tuttavia, non può essere applicata all'evaso la misura cautelare della custodia in carcere alla luce del nuovo divieto di applicazione della misura «se il giudice ritiene che, all'esito del giudizio, la pena detentiva irrogata non sarà superiore a 3 anni», atteso il tetto massimo di pena previsto per la fattispecie di evasione.

Ufficio Indagini preliminari Enna  16 febbraio 2015

 

La nuova disciplina contenuta nell'art. 280, comma 2, c.p.p. (introdotta dalla l. 9 agosto 2013 n. 94 che ha convertito il d.l. 1 luglio 2013 n. 78), la quale ha innalzato da quattro a cinque anni il limite minimo del massimo edittale necessario per disporre la custodia cautelare in carcere, è applicabile anche ai procedimenti in corso alla data della sua entrata in vigore; tuttavia, avendo il medesimo intervento legislativo elevato nella stessa misura anche il massimo edittale previsto per il delitto di atti persecutori, la misura custodiale in carcere per tale reato, applicata con ordinanza emessa in data anteriore alla riforma, deve ritenersi tuttora efficace.

Cassazione penale sez. V  10 giugno 2014 n. 31839  

 

Per il reato di cui all'art. 612 bis c.p. continua ad essere applicabile la custodia cautelare in carcere, pur dopo le modifiche introdotte all'art. 280 c.p.p. dalla legge 9 agosto 2013, n. 94, che ha convertito il D.L. 1 luglio 2013, n. 78. Le misure già disposte nella vigenza del testo anteriore dell'art. 280, per fatti anteriormente commessi, mantengono efficacia.

Cassazione penale sez. V  10 giugno 2014 n. 31839  

 

È applicabile anche ai procedimenti in corso alla data della sua entrata in vigore la nuova disciplina dell'art. 280, comma secondo, c.p.p., la quale - per effetto delle interpolazioni effettuate dalla legge 9 agosto 2013, n. 94, che ha convertito con modificazioni il D.L. 1 luglio 2013, n. 78 - ha innalzato da quattro a cinque anni il limite minimo del massimo edittale necessario per disporre la custodia cautelare in carcere.

Cassazione penale sez. V  10 giugno 2014 n. 31839

 

La misura cautelare della custodia in carcere, legittimamente disposta, a suo tempo, per il reato di atti persecutori (art. 612 bis c.p.), sulla base della formulazione, all'epoca vigente, tanto dell'art. 280 comma 2 c.p.p. (secondo il quale detta misura poteva trovare applicazione solo qualora si procedesse per delitti (consumati o tentati) punibili con pena non inferiore, nel massimo, a quattro anni) quanto dell'art. 612 bis c.p. (che prevedeva appunto una pena massima di anni quattro di reclusione), può essere altrettanto legittimamente mantenuta, pur in presenza dell'avvenuta elevazione del limite stabilito dall'art. 280 comma 2 c.p.p. ad anni cinque di reclusione, per effetto del d.l. 1 luglio 2013 n. 78, conv. con modif. in l. 9 agosto 2013 n. 94, considerando che con lo stesso provvedimento normativa è stata anche elevata a cinque anni la pena edittale massima prevista per il reato di cui all'art. 612 bis c.p.

Cassazione penale sez. V  10 giugno 2014 n. 31839  

 

La circostanza di avere dato o concorso a dare causa alla custodia cautelare per dolo o colpa grave opera, quale condizione ostativa al riconoscimento del diritto all'equa riparazione per ingiusta detenzione, anche in relazione alle misure disposte in difetto delle condizioni di applicabilità previste dagli art. 273 e 280 c.p.p. (La Corte ha, peraltro, precisato che tale operatività non può concretamente esplicarsi nei casi in cui l'accertamento dell'insussistenza "ab origine" delle condizioni di applicabilità della misura in oggetto avvenga sulla base dei medesimi elementi trasmessi al giudice che ha reso il provvedimento cautelare, in ragione unicamente di una loro diversa valutazione, come da verifica rimessa al giudice della riparazione). (Annulla con rinvio, App. Palermo, 18/02/2013 )

Cassazione penale sez. IV  28 gennaio 2014 n. 8021  

 

La misura coercitiva del divieto di espatrio (art. 281 c.p.p.) può essere applicata, nelle ipotesi in cui si procede per uno dei delitti previsti dall'art. 280 c.p.p., quando dagli atti emerga un concreto e attuale pericolo che l'imputato si dia alla fuga all'estero, e non per il soddisfacimento delle esigenze cautelari di cui all'art. 274, lett. c), c.p.p. Annulla senza rinvio, Trib. lib. Roma, 17/07/2013

Cassazione penale sez. VI  08 gennaio 2014 n. 3503  

 

Le illegittime modalità di esecuzione della pena irrogata da una sentenza di condanna irrevocabile non possono dare luogo al diritto all'equa riparazione, essendo questo configurabile - ai sensi dell'art. 314 c.p.p. - nelle sole ipotesi di custodia cautelare "ingiusta" per la sua applicazione nonostante l'insussistenza delle condizioni previste dagli art. 273 e 280 c.p.p., ovvero per effetto del dato postumo del definitivo proscioglimento del soggetto. Dichiara inammissibile, G.i.p. Trib. Rimini, 05/04/2013

Cassazione penale sez. I  26 novembre 2013 n. 2278  

 

A seguito di convalida dell'arresto per il delitto di evasione il giudice può disporre, una volta riscontrate le esigenze cautelari, la misura della custodia cautelare in carcere anche al di fuori dei limiti di pena previsti dall'art. 274, comma 1, lett. c), oltre che a quelli fissati dall'art. 280, c.p.p., in applicazione dell'art. 391, comma 5, c.p.p.

Cassazione penale sez. VI  05 novembre 2013 n. 1680  

 

È applicabile anche ai procedimenti in corso alla data della sua entrata in vigore la nuova disciplina dell'art. 280, comma 2, c.p.p., la quale - per effetto delle interpolazioni effettuate dalla l. 9 agosto 2013 n. 94, che ha convertito con modificazioni il d.l. 1 luglio 2013 n. 78 - ha innalzato da quattro a cinque anni il limite minimo del massimo edittale necessario per disporre la custodia cautelare in carcere. (In applicazione del principio, la Corte ha annullato un'ordinanza del tribunale del riesame che, prima dell'entrata in vigore della l. n. 94 del 2013, aveva confermato la misura custodiale per il reato di violenza privata, in relazione alla quale il massimo edittale previsto è pari a quattro anni). Annulla in parte senza rinvio, Trib. lib. Salerno, 29/04/2013

Cassazione penale sez. VI  08 ottobre 2013 n. 48462  

 

Pur in assenza di una specifica disposizione transitoria, la modifica normativa apportata all'art. 280 c.p.p. dalla l. 9 agosto 2013, n. 94 (secondo cui la custodia cautelare in carcere può essere disposta solo per delitti, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni) è applicabile ai procedimenti cautelari in corso al momento dell'entrata in vigore della legge.

Cassazione penale sez. VI  08 ottobre 2013 n. 48462

 

L'interesse all'impugnazione di una misura cautelare personale dopo la sua cessazione è ravvisabile ai fini dell'equa riparazione per l'ingiusta detenzione, esclusivamente in relazione all'accertamento della sussistenza delle condizioni di applicabilità di cui agli art. 273 e 280 c.p.p., e non anche di quelle riferite alle esigenze cautelari previste dall'art. 274 c.p.p. o relative alla scelta tra le diverse misure possibili ai sensi dell'art. 275 c.p.p., in quanto tali ultime ipotesi non rientrano tra le ragioni idonee a fondare il diritto di cui all'art. 314 c.p.p. Dichiara inammissibile, Trib. lib. Palermo, 21/06/2012

Cassazione penale sez. V  18 gennaio 2013 n. 19334  



 
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