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Codice proc. penale agg.  al  7 Mag 2015
 
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Art. 281 cod. proc. penale: Divieto di espatrio

1. Con il provvedimento che dispone il divieto di espatrio, il giudice prescrive all’imputato di non uscire dal territorio nazionale senza l’autorizzazione del giudice che procede.

2. Il giudice dà le disposizioni necessarie per assicurare l’esecuzione del provvedimento, anche al fine di impedire l’utilizzazione del passaporto e degli altri documenti di identità validi per l’espatrio.

2-bis. Con l’ordinanza che applica una delle altre misure coercitive previste dal presente capo, il giudice dispone in ogni caso il divieto di espatrio.

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La Corte Costituzionale con sentenza 23 – 31 marzo 1994, n. 109 (in G.U. 1a s.s. 06/04/1994, n. 15) ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 281, comma 2-bis, del codice di procedura penale.”


Giurisprudenza annotata

Divieto di espatrio

Divieto ed obbligo di dimora sono disciplinati dalla stessa norma, l'art. 283 c.p.p., in un contesto normativo (artt. 281 - 285 c.p.p.) che indica le misure secondo un principio di maggiore gravosità. Perciò, le due misure in questione, da un punto di vista sistematico, si equivalgono in termini di incidenza sulla libertà personale.

Cassazione penale sez. VI  28 novembre 2014 n. 50392  

 

La misura coercitiva del divieto di espatrio (art. 281 c.p.p.) può essere applicata, nelle ipotesi in cui si procede per uno dei delitti previsti dall'art. 280 c.p.p., quando dagli atti emerga un concreto e attuale pericolo che l'imputato si dia alla fuga all'estero, e non per il soddisfacimento delle esigenze cautelari di cui all'art. 274, lett. c), c.p.p. Annulla senza rinvio, Trib. lib. Roma, 17/07/2013

Cassazione penale sez. VI  08 gennaio 2014 n. 3503  

 

In tema di misure cautelari personali, in caso di scarcerazione per decorrenza dei termini, qualora si proceda per taluno dei reati indicati nell'art. 407, comma 2, lett. a), c.p.p. il giudice può disporre – attesa la lettera dell'art. 307, comma 1 bis, c.p.p. – nei confronti dell'imputato le sole misure cautelari del divieto di espatrio, dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, il divieto e l'obbligo di dimora (art. 281, 282, 283 c.p.p.) ma non anche il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa (art. 282 ter c.p.p.).

Cassazione penale sez. III  13 dicembre 2012 n. 19042  

 

In tema di misure cautelari personali, è preclusa, in tutti i casi in cui non sia espressamente consentita da norme processuali, l'applicazione congiunta di misure coercitive che pur siano astrattamente compatibili, quali il divieto di espatrio, l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e il divieto e obbligo di dimora, di cui agli art. 281, 282 e 283 c.p.p.

Cassazione penale sez. IV  23 febbraio 2005

 

In tema di misure cautelari personali, è preclusa, in tutti i casi in cui non sia espressamente consentita dalle norme processuali, l'applicazione congiunta di misure coercitive che pure siano tra loro astrattamente compatibili, quali il divieto di espatrio, l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria ed il divieto od obbligo di dimora, di cui agli art. 281, 282 e 283 c.p.p. (In motivazione la Corte ha rilevato come l'art. 2 comma 6 d.l. 24 novembre 2000 n. 341, conv. con modificazioni nella l. 19 gennaio 2001 n. 4, attraverso l'introduzione dell'art. 307 comma 1 bis c.p.p., abbia affiancato all'unica previsione autorizzativa preesistente - l'art. 276 c.p.p. in materia di violazione delle prescrizioni concernenti una misura cautelare - il caso delle misure non detentive applicate dopo la decorrenza del termine massimo di custodia, per la sola eventualità che si proceda con riguardo ai gravi delitti elencati all'art. 407 comma 2 lett. a) c.p.p., e come proprio tale specifica delimitazione dei casi di applicazione congiunta escluda che possa prospettarsi una regola generale di possibile coesistenza delle misure cautelari non detentive).

Cassazione penale sez. II  29 novembre 2001 n. 641  

 

In tema di misure cautelari, al di fuori della espressa previsione di cui all'art. 307 comma 1 bis (introdotto dall'art. 2 comma 6 d.l. 24 novembre 2000 n. 341, conv. con modificazioni in l. 19 gennaio 2001 n. 4), ove è stabilito che nei confronti dell'imputato scarcerato per decorrenza termini, quando si proceda per taluno dei delitti previsti dall'art. 407 comma 2 lett. a), c.p.p., possano applicarsi congiuntamente le misure cautelari di cui agli art. 281, 282 e 283 (rispettivamente costituite dal divieto di espatrio, dall'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e dal divieto o obbligo di dimora), l'applicazione congiunta di misure coercitive, ancorché teoricamente compatibili tra loro, è da ritenere vietata. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha censurato il provvedimento con il quale il tribunale del riesame aveva sostituito la misura degli arresti domiciliari, originariamente applicata all'imputato, con quelle dell'obbligo di dimora e presentazione quotidiana all'autorità di pubblica sicurezza).

Cassazione penale sez. II  29 novembre 2001 n. 641  

 

In tema di espiazione della sanzione sostitutiva della libertà controllata, mentre è scomputabile dalla sua durata il periodo trascorso in custodia cautelare, non lo è quello in cui l'indagato od imputato è stato sottoposto alle misure coercitive di cui agli artt. 282 e 283 c.p.p., in quanto queste misure non sono equiparate legislativamente alla custodia in carcere.

Cassazione penale sez. I  05 giugno 1995 n. 3372  



 
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