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Codice proc. penale agg.  al  7 Mag 2015
 
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Art. 283 cod. proc. penale: Divieto e obbligo di dimora

1. Con il provvedimento che dispone il divieto di dimora, il giudice prescrive all’imputato di non dimorare in un determinato luogo e di non accedervi senza l’autorizzazione del giudice che procede.

2. Con il provvedimento che dispone l’obbligo di dimora, il giudice prescrive all’imputato di non allontanarsi, senza l’autorizzazione del giudice che procede, dal territorio del comune di dimora abituale ovvero, al fine di assicurare un più efficace controllo o quando il comune di dimora abituale non è sede di ufficio di polizia, dal territorio di una frazione del predetto comune o dal territorio di un comune viciniore ovvero di una frazione di quest’ultimo. Se per la personalità del soggetto o per le condizioni ambientali la permanenza in tali luoghi non garantisce adeguatamente le esigenze cautelari previste dall’articolo 274, l’obbligo di dimora può essere disposto nel territorio di un altro comune o frazione di esso, preferibilmente nella provincia e comunque nell’ambito della regione ove è ubicato il comune di abituale dimora.

3. Quando dispone l’obbligo di dimora, il giudice indica l’autorità di polizia alla quale l’imputato deve presentarsi senza ritardo e dichiarare il luogo ove fisserà la propria abitazione. Il giudice può prescrivere all’imputato di dichiarare all’autorità di polizia gli orari e i luoghi in cui sarà quotidianamente reperibile per i necessari controlli, con obbligo di comunicare preventivamente alla stessa autorità le eventuali variazioni dei luoghi e degli orari predetti.

4. Il giudice può, anche con separato provvedimento, prescrivere all’imputato di non allontanarsi dall’abitazione in alcune ore del giorno, senza pregiudizio per le normali esigenze di lavoro.

5. Nel determinare i limiti territoriali delle prescrizioni, il giudice considera, per quanto è possibile, le esigenze di alloggio, di lavoro e di assistenza dell’imputato. Quando si tratta di persona tossicodipendente o alcooldipendente che abbia in corso un programma terapeutico di recupero nell’ambito di una struttura autorizzata, il giudice stabilisce i controlli necessari per accertare che il programma di recupero prosegua.

6. Dei provvedimenti del giudice è data in ogni caso immediata comunicazione all’autorità di polizia competente, che ne vigila l’osservanza e fa rapporto al pubblico ministero di ogni infrazione.


Giurisprudenza annotata

Divieto ed obbligo di dimora

In tema di misure cautelari personali, il giudice può legittimamente sostituire il divieto di dimora con l'obbligo di dimora con divieto di allontanarsi dall'abitazione in alcune ore del giorno, anche quando si pronuncia su richiesta di revoca presentata dall'indagato, in quanto sussiste equivalenza normativa tra le due misure, sotto il profilo della loro gravità astratta, essendo le stesse entrambe previste e disciplinate nell'art. 283 c.p.p. (Rigetta, Trib. lib. Bologna, 02/07/2014 )

Cassazione penale sez. VI  28 novembre 2014 n. 50392  

 

Divieto ed obbligo di dimora sono disciplinati dalla stessa norma, l'art. 283 c.p.p., in un contesto normativo (artt. 281 - 285 c.p.p.) che indica le misure secondo un principio di maggiore gravosità. Perciò, le due misure in questione, da un punto di vista sistematico, si equivalgono in termini di incidenza sulla libertà personale.

Cassazione penale sez. VI  28 novembre 2014 n. 50392  

 

In tema di misure cautelari, il divieto di dimora di cui all'art. 283, comma 1, c.p.p., non deve necessariamente avere una dimensione "comunale" analoga a quella prevista per la diversa misura dell'obbligo di dimora di cui al secondo comma del predetto articolo, ma può riguardare anche un ambito spaziale più limitato, in quanto nella prima disposizione, a differenza che nella seconda, il legislatore fa riferimento al "dimorare in un determinato luogo", senza alcun'altra specificazione territoriale

Cassazione penale sez. VI  02 ottobre 2014 n. 41840  

 

In tema di misure cautelari personali, in caso di scarcerazione per decorrenza dei termini, qualora si proceda per taluno dei reati indicati nell'art. 407, comma 2, lett. a), c.p.p. il giudice può disporre – attesa la lettera dell'art. 307, comma 1 bis, c.p.p. – nei confronti dell'imputato le sole misure cautelari del divieto di espatrio, dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, il divieto e l'obbligo di dimora (art. 281, 282, 283 c.p.p.) ma non anche il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa (art. 282 ter c.p.p.).

Cassazione penale sez. III  13 dicembre 2012 n. 19042  

 

In tema di misure cautelari, la prescrizione (art. 283 c.p.p.) di non dimorare in un determinato luogo e di non accedervi senza l'autorizzazione è preordinata a vietare all'indagato di dimorare in un determinato luogo, inteso come territorio del comune di dimora abituale al fine di assicurare un controllo più efficace nel territorio di una frazione del comune o nel territorio di un comune viciniore. Ne deriva che è illegittimo il provvedimento che applichi la misura di cui all'art. 283 c.p.p. al fine di vietare all'indagato di accedere in alcuni specifici edifici, trattandosi di finalità cui è preordinato l'art. 290 c.p.p. che disciplina il divieto temporaneo di esercitare determinate attività professionali e imprenditoriali, inapplicabile nella specie trattandosi dell'attività di dipendente di una società. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha censurato la decisione con cui il tribunale del riesame ha confermato la misura, sostituita alla originaria misura carceraria, del divieto di accesso nei locali del casinò nei confronti di un croupier).

Cassazione penale sez. V  09 marzo 2010 n. 19565  

 

È inammissibile, per sopravvenuta carenza di interesse all'impugnazione, l'appello del p.m. volto a far valere l'illegittimità dell'autorizzazione all'indagato a recarsi per motivi di lavoro in un comune diverso da quello per il quale é soggetto alla misura cautelare di cui all'art. 283 c.p.p., allorché nelle more l'occasione di lavoro per l'indagato abbia perso di attualità.

Cassazione penale sez. VI  09 ottobre 2007 n. 40395  

 

Deve escludersi ogni ipotesi di fungibilità o di assorbimento tra l'obbligo di dimora previsto dall'art. 283 cod. proc. pen. e la misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, trattandosi di istituti radicalmente diversi per struttura e finalita. (Nel caso di specie, la Corte ha rigettato il ricorso proposto avverso il provvedimento di rigetto dell'istanza di declaratoria di estinzione, per intervenuta esecuzione, della misura di prevenzione adottata successivamente all'applicazione della misura cautelare dell'obbligo di dimora nel comune di residenza). Rigetta, App. Catanzaro, 13 Ottobre 2006

Cassazione penale sez. I  22 giugno 2007 n. 27677  

 

In tema di inosservanza di provvedimento dell'autorità, la disposizione di cui all'art. 650 c.p. è norma di natura sussidiaria, che trova applicazione solo quando l'inosservanza del provvedimento dell'autorità non sia sanzionata da alcuna norma, penale o processuale o amministrativa. Ne consegue che la violazione del divieto di dimorare in un determinato Comune, imposto quale misura coercitiva ai sensi dell'art. 283 c.p.p., e sanzionato dall'art. 276 stesso codice con la possibile applicazione di una misura più grave, non costituisce il reato previsto e punito dal citato art. 650 c.p.

Cassazione penale sez. I  25 ottobre 2005 n. 43398  

 

In presenza di una situazione di fatto tale da far presumere che un allontanamento dell'indagato dal territorio (siciliano) possa consentire una rescissione dei vincoli esistenti tra lo stesso e l'associazione mafiosa, con recupero sociale dell'associato, deve ritenersi concesso al Giudice il potere di sostituire la misura della custodia cautelare in carcere con quella del divieto di dimora che garantirebbe totalmente le residue esigenze di tutela della collettività (ex art. 275 comma 3, 299 e 283 c.p.p.).

Ufficio Indagini preliminari Caltanissetta  06 maggio 2005

 

In tema di misure cautelari personali, è preclusa, in tutti i casi in cui non sia espressamente consentita da norme processuali, l'applicazione congiunta di misure coercitive che pur siano astrattamente compatibili, quali il divieto di espatrio, l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e il divieto e obbligo di dimora, di cui agli art. 281, 282 e 283 c.p.p.

Cassazione penale sez. IV  23 febbraio 2005



 
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