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Codice proc. penale agg.  al  7 Mag 2015
 
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Art. 284 cod. proc. penale: Arresti domiciliari

1. Con il provvedimento che dispone gli arresti domiciliari, il giudice prescrive all’imputato di non allontanarsi dalla propria abitazione o da altro luogo di privata dimora ovvero da un luogo pubblico di cura o di assistenza ovvero, ove istituita, da una casa famiglia protetta.

1-bis. Il giudice dispone il luogo degli arresti domiciliari in modo da assicurare comunque le prioritarie esigenze di tutela della persona offesa dal reato.

2. Quando è necessario, il giudice impone limiti o divieti alla facoltà dell’imputato di comunicare con persone diverse da quelle che con lui coabitano o che lo assistono.

3. Se l’imputato non può altrimenti provvedere alle sue indispensabili esigenze di vita ovvero versa in situazione di assoluta indigenza, il giudice può autorizzarlo ad assentarsi nel corso della giornata dal luogo di arresto per il tempo strettamente necessario per provvedere alle suddette esigenze ovvero per esercitare una attività lavorativa.

4. Il pubblico ministero o la polizia giudiziaria, anche di propria iniziativa, possono controllare in ogni momento l’osservanza delle prescrizioni imposte all’imputato.

5. L’imputato agli arresti domiciliari si considera in stato di custodia cautelare.

5-bis. Non possono essere, comunque, concessi gli arresti domiciliari a chi sia stato condannato per il reato di evasione nei cinque anni precedenti al fatto per il quale si procede. A tale fine il giudice assume nelle forme più rapide le relative notizie.

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La L. 21 aprile 2011, n. 62 ha disposto (con l’art. 1, comma 4) che le modifiche al presente articolo si applicano a far data dalla completa attuazione del piano straordinario penitenziario, e comunque a decorrere dal 1° gennaio 2014, fatta salva la possibilità di utilizzare i posti già disponibili a legislazione vigente presso gli istituti a custodia attenuata.


Giurisprudenza annotata

Arresti domiciliari

In tema di arresti domiciliari, sono inoppugnabili i provvedimenti di autorizzazione ad allontanarsi dal luogo di detenzione relativi a singoli eventi o necessità in quanto non incidenti in modo stabile sul tasso di afflittività della misura cautelare, mentre sono appellabili i provvedimenti adottati per periodi permanenti o comunque prolungati ai sensi dell'art. 284, comma 3, c.p.p., in quanto suscettibili di comportare una modifica strutturale, con effetti continuativi, al regime detentivo. (Qualifica appello il ricorso, App. Torino, 14/05/2014 )

Cassazione penale sez. I  30 settembre 2014 n. 44320  

 

In tema di prescrizioni relative agli arresti domiciliari, non integra, di per sé, una violazione del divieto di comunicare imposto ai sensi dell'art. 284, comma 2, c.p.p., l'invio a terzi non autorizzati a comunicare con l'indagato di documenti il cui contenuto integra esclusivamente il conseguimento di un atto giuridico e non esplica ulteriori finalità informative, poiché alle misure cautelari non compete la funzione di limitare la capacità di agire dei destinatari. (In applicazione del principio, la Corte ha annullato con rinvio il provvedimento impugnato, che aveva disposto l'aggravante della misura cautelare ex art. 276, c.p.p. in conseguenza della predisposizione da parte dell'indagato di una lettera raccomandata contenente l'invito ad adempiere agli obblighi derivanti da un contratto preliminare, e della successiva consegna della stessa alla propria segretaria autorizzata a comunicare con lui, per l'inoltro al destinatario, evidenziando la necessità di accertare se il contenuto della missiva avesse l'unico scopo di tutelare aspettative contrattuali o, invece, implicasse più ampie finalità informative). (Annulla con rinvio, Trib. lib. Bologna, 03/04/2014 )

Cassazione penale sez. VI  19 settembre 2014 n. 41120  

 

L'indagato ristretto agli arresti domiciliari, una volta ottenuta l'autorizzazione giudiziale a comunicare con persone diverse da quelle che abitualmente con lui coabitano o lo assistono, non incontra alcuna restrizione a compiere atti giuridici (potendo ad es. rilasciare atti di procura di cui all'art. 1392 cod. civ.), posto che da un lato un divieto in tal senso non sarebbe neppure imponibile ai sensi dell'art. 284 comma 2 c.p.p. e dall'altro che la misura cautelare non è finalizzata a limitarne la capacità di agire ovvero la sua idoneità a svolgere attività giuridica riguardante la sfera dei propri interessi.

Cassazione penale sez. VI  19 settembre 2014 n. 41120  

 

All'imputato agli arresti domiciliari con modalità esecutive che gli consentono di allontanarsi dalla propria abitazione per il tempo necessario ad adempiere la finalità per cui l'allontanamento è stato autorizzato, non è applicabile analogicamente l'art. 30 comma 3 l. 26 luglio 1975 n. 354, che, per il condannato con sentenza definitiva, titolare di un permesso, che non rientri in istituto, rende operante la disposizione dell'art. 385 c.p. solo se l'assenza si protragga oltre le dodici ore. E ciò in quanto, mentre il condannato in permesso fruisce solo episodicamente del beneficio, l'imputato agli arresti domiciliari (da considerare a tutti gli effetti in stato di custodia cautelare: si veda art. 284 comma 5 c.p.p.) lo utilizza sistematicamente, come modalità esecutiva della misura ma strettamente connaturata alla misura stessa; cosicché è sufficiente che il ritardo si protragga in modo apprezzabile, da valutare caso per caso, perché resti integrato il delitto di evasione. Né è applicabile analogicamente il disposto dell'art. 47 ter comma 8 della stessa l. n. 354 del 1975, in tema di detenzione domiciliare, ove si consideri che l'ivi previsto margine di tolleranza di dodici ore, superato il quale è applicabile l'articolo 385 del Cp, è stabilito unicamente a favore della categoria delle condannate di cui al comma 1, lettera a) (donna incinta o madre di prole di età inferiore ad anni dieci con lei convivente) in forza della sentenza della Corte costituzionale 10 giugno 2008 n. 177 che ha parificato il regime sanzionatorio con quello previsto dall'art. 47 sexies comma 2 l. n. 354 del 1975 per i casi di allontanamento ingiustificato dalla detenzione domiciliare commessi da condannate madri di prole infradecenne di cui all'art. 47 quinquies comma 1 della medesima legge.

Cassazione penale sez. VI  18 marzo 2014 n. 17627  

 

È manifestamente infondata la q.l.c. dell'art. 284 comma 5 bis c.p.p., che vieta l'applicazione degli arresti domiciliari a "chi sia stato condannato per il reato di evasione nei cinque anni precedenti al fatto per il quale si procede", in relazione agli art. 3 e 27 cost., nella parte in cui - secondo la lettura datane dalla conforme giurisprudenza - il termine del quinquennio ostativo alla concessione della custodia domestica decorrerebbe dall'epoca della condanna e non dalla data di commissione del fatto di evasione. (In motivazione la Corte ha chiarito che, ai fini del computo del quinquennio, occorre far riferimento all'epoca della condanna definitiva poiché, altrimenti, si farebbero decorrere gli effetti sanzionatori, seppur indiretti, derivanti dalla condotta dell'imputato da un momento antecedente alla irrevocabilità della pronuncia giurisdizionale che ha accertato l'avvenuta evasione in violazione dell'art. 27 cost.). (Rigetta, Trib. lib. Cagliari, 15/07/2013 )

Cassazione penale sez. III  07 gennaio 2014 n. 6633  

 

È manifestamente inammissibile, per difetto di rilevanza nel giudizio a quo, la q.l.c., sollevata in riferimento agli art. 3, 27 e 111 cost., dell'art. 284, comma 5 bis, c.p.p., nella parte in cui, ai fini del divieto di concessione degli arresti domiciliari a chi sia stato condannato per il reato di evasione, fa decorrere il termine di cinque anni dalla sentenza di condanna anziché dalla commissione del reato di evasione.

Corte Costituzionale  27 dicembre 2013 n. 326  

 

In tema di arresti domiciliari, il divieto di concessione di tale più attenuata misura, previsto dall'articolo 284, comma 5-bis, del Cpp per colui che "sia stato condannato per il reato di evasione nei cinque anni precedenti al fatto per il quale si procede", opera in relazione sia al momento in cui la cautela deve essere adottata per la prima volta, sia nel successivo svolgimento della vicenda cautelare, impedendo anche l'applicazione degli arresti domiciliari in sostituzione della custodia carceraria precedentemente irrogata: si è in presenza, infatti, di una presunzione assoluta di inadeguatezza della misura custodiale domiciliare che trova il suo razionale fondamento nella particolare natura del reato di evasione, che consiste proprio nella violazione della misura restrittiva della libertà personale ed è indice, perciò, di un concreto pericolo di violazione di misure cautelari meno afflittive della custodia in carcere.

Cassazione penale sez. III  17 ottobre 2013 n. 1810  

 

La presunzione assoluta di inaffidabilità, sulla quale si fonda l'art. 284, comma 5 bis, c.p.p., nel prevedere il divieto di concessione degli arresti domiciliari a chi, nel corso dei cinque anni precedenti, sia stato condannato per il reato di evasione, comporta che a maggior ragione il suddetto divieto debba intendersi operante anche per misure di minore afflittività rispetto agli arresti domiciliari (nella specie, la misura di cui si chiedeva l'applicazione, in luogo della custodia in carcere, era quello dell'obbligo di dimora).

Cassazione penale sez. IV  04 luglio 2013 n. 31434  



 
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