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Codice proc. penale agg.  al  7 Mag 2015
 
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Art. 285 cod. proc. penale: Custodia cautelare in carcere

1. Con il provvedimento che dispone la custodia cautelare, il giudice ordina agli ufficiali e agli agenti di polizia giudiziaria che l’imputato sia catturato e immediatamente condotto in un istituto di custodia per rimanervi a disposizione dell’autorità giudiziaria.

2. Prima del trasferimento nell’istituto la persona sottoposta a custodia cautelare non può subire limitazione della libertà, se non per il tempo e con le modalità strettamente necessarie alla sua traduzione.

3. Per determinare la pena da eseguire, la custodia cautelare subita si computa a norma dell’articolo 657, anche quando si tratti di custodia cautelare subita all’estero in conseguenza di una domanda di estradizione ovvero nel caso di rinnovamento del giudizio a norma dell’articolo 11 del codice penale.


Giurisprudenza annotata

Custodia cautelare in carcere

Divieto ed obbligo di dimora sono disciplinati dalla stessa norma, l'art. 283 c.p.p., in un contesto normativo (artt. 281 - 285 c.p.p.) che indica le misure secondo un principio di maggiore gravosità. Perciò, le due misure in questione, da un punto di vista sistematico, si equivalgono in termini di incidenza sulla libertà personale.

Cassazione penale sez. VI  28 novembre 2014 n. 50392

 

L'attenuazione o l'esclusione delle esigenze cautelari non può essere desunta dal mero decorso del tempo di esecuzione della misura della custodia in carcere, né questa deve necessariamente essere rivisitata sol perché il soggetto incensurato che vi è sottoposto ha tenuto una regolare condotta carceraria (nella specie, la Corte ha altresì sottolineato che l'impegno lavorativo della madre di un minore affetto da una grave patologia non comporta alcun divieto di applicare la custodia cautelare in carcere al padre del predetto minore, in assenza della prova della impossibilità assoluta di accudire altrimenti quest'ultimo).

Cassazione penale sez. III  20 novembre 2014 n. 257  

 

In tema di custodia cautelare in carcere, l'obbligo per il giudice di disporre gli accertamenti medici del caso sussiste soltanto in presenza di un apprezzabile fumus, su cui fondare un'ipotesi di incompatibilità dello stato di salute con la detenzione in carcere o una situazione patologica tale da non consentire nel carcere delle adeguate cure.

Cassazione penale sez. II  03 aprile 2014 n. 16370

 

Ai fini del giudizio di adeguatezza della custodia cautelare in carcere, va fatto riferimento ad una serie di indici sintomatici che qualificano come particolarmente grave la condotta tenuta dall'imputato, quali l'esame del fatto reato e le sue modalità esecutive nonché la capacità criminale della ricorrente ed il procedimento pendente a carico della stessa per ricettazione e procurata evasione. Tale giudizio avrà esito positivo qualora, dalla lettura congiunta di tutti questi elementi, si deduca l'esistenza di una spiccata attitudine a delinquere che imponga l'adozione della misura custodiale, stante l'assoluta inadeguatezza di altra misura meno afflittiva volta a prevenire il rischio di reiterazione di condotte criminose.

Cassazione penale sez. II  03 aprile 2014 n. 16370  

 

La misura della custodia cautelare in carcere deve essere applicata non sulla base di una valutazione aspecifica del contesto in cui è maturato il delitto ma tenendo conto di tutte le circostanze del caso concreto, soprattutto per quanto concerne il pericolo di reiterazione criminosa.

Cassazione penale sez. I  08 novembre 2013 n. 4718  

 

La custodia cautelare in carcere può essere disposta soltanto quando ogni altra misura cautelare risulti inadeguata e di tale giudizio deve essere data motivazione. Il giudice ha l'obbligo di chiedere nuovo parere al P.M. qualora vengano allegati nuovi elementi a base dell'istanza di sostituzione o revoca.

Cassazione penale sez. VI  23 ottobre 2013 n. 44904  

 

L'errore del giudice che nell'emettere, a seguito di sentenza di condanna, misura cautelare ex art. 307 c.p.p. evochi, invece, le disposizioni in materia di prima applicazione della misura, non incide sulla legittimità del provvedimento coercitivo che va, infatti, valutato non in relazione all'astratta individuazione dell'atto, ma in forza della verifica concreta dei suoi presupposti giustificativi. (Nella specie, la Corte ha ritenuto legittima la misura cautelare che pur avendo erroneamente fatto riferimento agli artt. 275, 280 e 285 c.p.p., in concreto aveva motivato sull'esistenza delle esigenze cautelari, necessarie ex art. 307 c.p.p., per l'emissione della misura).

Cassazione penale sez. VI  28 marzo 2012 n. 15697  

 

Il comportamento rappresentato da innumerevoli appostamenti, chiamate telefoniche, pedinamenti, molestie al citofono, sbarramenti del passo ed altre manifestazioni similari, è idoneo ad integrare i gravi indizi di colpevolezza in grado di legittimare l'emissione dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere ai sensi dell'art. 285 c.p.p.

Ufficio Indagini preliminari Grosseto  23 aprile 2009



 
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