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Codice proc. penale agg.  al  7 Mag 2015
 
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Art. 292 cod. proc. penale: Ordinanza del giudice

1. Sulla richiesta del pubblico ministero il giudice provvede con ordinanza.

2. L’ordinanza che dispone la misura cautelare contiene, a pena di nullità rilevabile anche d’ufficio:

a) le generalità dell’imputato o quanto altro valga a identificarlo;

b) la descrizione sommaria del fatto con l’indicazione delle norme di legge che si assumono violate;

c) l’esposizione delle specifiche esigenze cautelari e degli indizi che giustificano in concreto la misura disposta, con l’indicazione degli elementi di fatto da cui sono desunti e dei motivi per i quali essi assumono rilevanza, tenuto conto anche del tempo trascorso dalla commissione del reato;

c-bis) l’esposizione dei motivi per i quali sono stati ritenuti non rilevanti gli elementi forniti dalla difesa, nonché, in caso di applicazione della misura della custodia cautelare in carcere, l’esposizione delle concrete e specifiche ragioni per le quali le esigenze di cui all’articolo 274 non possono essere soddisfatte con altre misure;

d) la fissazione della data di scadenza della misura, in relazione alle indagini da compiere, allorché questa è disposta al fine di garantire l’esigenza cautelare di cui alla lettera a) del comma 1 dell’articolo 274;

e) la data e la sottoscrizione del giudice.

2-bis. L’ordinanza contiene altresì la sottoscrizione dell’ausiliario che assiste il giudice, il sigillo dell’ufficio e, se possibile, l’indicazione del luogo in cui probabilmente si trova l’imputato.

2-ter. L’ordinanza è nulla se non contiene la valutazione degli elementi a carico e a favore dell’imputato, di cui all’articolo 358, nonché all’articolo 327-bis.

3. L’incertezza circa il giudice che ha emesso il provvedimento ovvero circa la persona nei cui confronti la misura è disposta esime gli ufficiali e gli agenti incaricati dal darvi esecuzione.


Giurisprudenza annotata

Ordinanza del giudice

In tema di misure cautelari, il requisito della descrizione sommaria del fatto con l'indicazione delle norme di legge che si assumono violate, previsto dall'art. 292, comma 2, lett. b), c.p.p., ha la funzione di informare l'indagato circa il tenore delle accuse, al fine di consentirgli il pieno esercizio del diritto di difesa, con la conseguenza che esso può dirsi soddisfatto allorché le condotte addebitate siano indicate in modo tale che l'interessato ne abbia immediata e sicura conoscenza, in ciò essendo sufficiente una sintetica e sommaria enunciazione dei lineamenti essenziali della contestazione, senza la necessità di specificare eventuali elementi di dettaglio. (Rigetta, Trib. lib. Lecce, 25/03/2014 )

Cassazione penale sez. VI  19 settembre 2014 n. 50953  

 

In tema di misure cautelari, il requisito della "descrizione sommaria del fatto con l'indicazione delle norme di legge che si assumono violate", previsto a pena di nullità dall'art. 292, comma 2, lett. b), c.p.p., può essere soddisfatto con una enunciazione dell'accusa anche riassuntiva, ma che deve presentare un minimo di specificità quanto alle concrete modalità di realizzazione della condotta rispetto alla norma violata e al suo tempo di commissione, così da porre l'interessato in condizione di difendersi. (Fattispecie in cui è stato ritenuto corretto l'annullamento dell'ordinanza custodiale riguardante il traffico di un quantitativo imprecisato di sostanze stupefacenti del tipo eroina e cocaina mediante plurime condotte collocate genericamente in un ampio arco temporale). (Rigetta, Trib. lib. L'Aquila, 07/11/2013 )

Cassazione penale sez. III  15 maggio 2014 n. 23978  

 

Qualora sia stata applicata la misura della custodia in carcere per uno dei delitti indicati nell'art. 275 comma 3 c.p.p. (nella specie, art. 74 d.P.R. n. 309 del 1990), non è necessario che l'ordinanza cautelare motivi anche in ordine alla rilevanza del tempo trascorso dalla commissione del fatto, così come richiesto dall'art. 292 comma 2 lett. c) dello stesso codice, in quanto per tali reati vale la presunzione di adeguatezza di cui al predetto art. 275, che impone di ritenere sussistenti le esigenze cautelari salvo prova contraria, fermo restando che il "tempus commissi delicti" può costituire per i reati non coperti da presunzione assoluta un elemento specifico dal quale desumere che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte anche con altre misure. (Annulla con rinvio, Trib. lib. L'Aquila, 21/11/2013 )

Cassazione penale sez. III  01 aprile 2014 n. 27439  

 

In presenza di un regime cautelare speciale con riferimento a reati, come quello di cui all'art. 74 d.P.R. n. 309 del 1990, che comportano una deroga all'ordinaria disciplina risultando le esigenze cautelari presunte, sebbene "iuris tantum", dalla legge (art. 275 comma 3 c.p.p.), non è richiesta la motivazione in ordine al "tempus commissi delicti", non essendo necessario che l'ordinanza cautelare motivi anche in ordine alla rilevanza del tempo trascorso dalla commissione del reato, così come richiesto dall'art. 292 comma 2 lett. c) c.p.p., in quanto per tali reati vale la presunzione, di cui al predetto art. 275 stesso codice, che impone di ritenere sussistenti le esigenze cautelari, salvo prova contraria o salvo che il giudice, anche d'ufficio, rilevi "ex actis" l'esistenza di specifici fatti che consentano di escluderle e fermo restando che - quanto al criterio di scelta della misura per i reati non coperti della presunzione assoluta - il tempo trascorso dalla commissione del reato può costituire un elemento specifico, in relazione al caso concreto, dal quale risulta che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure.

Cassazione penale sez. III  01 aprile 2014 n. 27439  

 

Il requisito della "descrizione sommaria del fatto con la indicazione delle norme di legge che si assumono violate", previsto a pena di nullità della ordinanza applicativa di misure cautelari dall'art. 292 comma 2 lett. b) c.p.p., può essere soddisfatto dal p.m. con una enunciazione anche riassuntiva delle accuse, purché vengano precisati tutti gli elementi necessari per consentire all'indagato di difendersi adeguatamente in ordine agli addebiti contestati. (Fattispecie in cui il capo di incolpazione indicava cumulativamente una pluralità di episodi di spaccio di stupefacenti, evidenziando la qualità e le quantità delle sostanze oggetto di singole cessioni, i nomi di alcuni degli acquirenti e il periodo complessivo nel quale si collocavano le condotte). (Annulla con rinvio, Trib. lib. Torino, 11/06/2013 )

Cassazione penale sez. III  05 marzo 2014 n. 15671  

 

La mancata indicazione, nel decreto di convalida del sequestro di p.g., della durata del sequestro stesso non incide sulla sua validità, non rinvenendosi nel codice di rito, con riguardo al sequestro probatorio, disposizioni analoghe a quelle di cui all'art. 292 comma 2 lett. d) c.p.p. con riferimento alle misure cautelari personali disposte per esigenze probatorie, potendo, semmai, l'eccessiva e ingiustificata durata del sequestro abilitare l'interessato alla richiesta di revoca della misura nel presupposto della illegittimità del suo ulteriore mantenimento nel tempo.

Cassazione penale sez. II  28 gennaio 2014 n. 5650  



 
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