codice-proc-penale
Codice proc. penale agg.  al  7 Mag 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 295 cod. proc. penale: Verbale di vane ricerche

1. Se la persona nei cui confronti la misura è disposta non viene rintracciata e non è possibile procedere nei modi previsti dall’articolo 293, l’ufficiale o l’agente redige ugualmente il verbale, indicando specificamente le indagini svolte, e lo trasmette senza ritardo al giudice che ha emesso l’ordinanza.

2. Il giudice, se ritiene le ricerche esaurienti, dichiara, nei casi previsti dall’articolo 296, lo stato di latitanza.

3. Al fine di agevolare le ricerche del latitante, il giudice o il pubblico ministero, nei limiti e con le modalità previste dagli articoli 266 e 267, può disporre l’intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche e di altre forme di telecomunicazione. Si applicano, ove possibile, le disposizioni degli articoli 268, 269 e 270.

3-bis. Fermo quanto disposto nel comma 3 del presente articolo e nel comma 5 dell’articolo 103, il giudice o il pubblico ministero può disporre l’intercettazione di comunicazioni tra presenti quando si tratta di agevolare le ricerche di un latitante in relazione a uno dei delitti previsti dall’articolo 51, comma 3-bis nonché dell’articolo 407, comma 2, lettera a), n. 4).

3-ter. Nei giudizi davanti alla Corte d’assise, ai fini di quanto previsto dai commi 3 e 3-bis, in luogo del giudice provvede il presidente della Corte.


Giurisprudenza annotata

Verbale di vane ricerche

Ai fini della dichiarazione di latitanza, tenuto conto delle differenze che non rendono compatibili tale condizione con quella della irreperibilità, le ricerche effettuate dalla polizia giudiziaria ai sensi dell'art. 295 c.p.p., pur dovendo essere tali da risultare esaustive al duplice scopo di consentire al giudice di valutare l'impossibilità di procedere alla esecuzione della misura per il mancato rintraccio dell'imputato e la volontaria sottrazione di quest'ultimo alla esecuzione della misura emessa nei suoi confronti - non devono necessariamente comprendere quelle nei luoghi specificati dal codice di rito ai fini della dichiarazione di irreperibilità.

Cassazione penale sez. III  08 luglio 2014 n. 49618  

 

In fase esecutiva, può essere sollevata la questione della validità del decreto di latitanza all'esclusivo fine di contestare la validità della notifica dell'estratto contumaciale e quindi, l'avvenuta formazione del titolo esecutivo. (Annulla in parte con rinvio, App. Napoli, 21/09/2012 )

Cassazione penale sez. I  10 giugno 2014 n. 44988  

 

Le ricerche effettuate dalla polizia giudiziaria, ai sensi dell'art. 295 c.p.p., costituenti presupposto per la dichiarazione della latitanza, non devono necessariamente comprendere quelle nei luoghi specificati dal codice di rito ai fini della dichiarazione di irreperibilità e, di conseguenza, anche le ricerche all'estero quando ricorrano le condizioni previste dal comma 4 dell'art. 169 c.p.p.

Cassazione penale sez. un.  27 marzo 2014 n. 18822  

 

L'art. 295 c.p.p. non detta, ai fini dell'esecuzione della misura coercitiva, specifiche prescrizioni per le ricerche da eseguirsi a cura della polizia giudiziaria, la quale non è, pertanto, vincolata all'osservanza dei criteri previsti dall'art. 165 dello stesso codice in tema di irreperibilità, essendo riservato al giudice che emette il decreto di latitanza il giudizio di idoneità delle ricerche medesime.

Cassazione penale sez. II  20 marzo 2012 n. 25315  

 

 

I risultati delle intercettazioni disposte per agevolare le ricerche di latitanti possono essere utilizzati a fini probatori, stante l'espresso rinvio operato dall'art. 295, comma 3, all'art. 270 c.p.p., rinvio che ha un senso solo se riferito al comma 1 di tale articolo, relativo all'utilizzabilità probatoria in altri procedimenti.

Cassazione penale sez. VI  25 gennaio 2012 n. 9185

 

Non sussiste la nullità del decreto di latitanza qualora le ricerche dell'imputato straniero senza fissa dimora siano state eseguite nel luogo dell'ultima dimora conosciuta, considerato che l'art. 295 cod. proc. pen. non prevede, ai fini dell'esecuzione della misura coercitiva, specifiche prescrizioni per le ricerche da eseguirsi a cura della polizia giudiziaria, la quale non è vincolata all'osservanza dei criteri dettati dall'art. 165 cod. proc. pen. in tema di irreperibilità, fermo restando che il giudizio sulla idoneità delle ricerche svolte compete al giudice chiamato ad emettere il decreto di latitanza. Ne consegue che, proprio in virtù della libertà di scelta nell'individuazione dei luoghi in cui ricercare l'imputato (o l'indagato), non può essere certamente censurato, neppure sotto il profilo logico, il tentativo di ottenere notizie sul suo conto nel luogo in cui da ultimo abbia abitato. Inoltre, in tal caso, neppure è esigibile un'attività di ricerca dell'imputato nello Stato d'origine, in assenza di qualsiasi indicazione non solo sulla località in cui possa trovarsi, ma finanche sulla stessa ipotesi di un suo rimpatrio. Rigetta, Ass.App. Roma, 17/11/2008

Cassazione penale sez. V  06 ottobre 2011 n. 5932  

 

I risultati delle intercettazioni disposte per la ricerca del latitante possono essere utilizzati a fini probatori in altri procedimenti, divaricandosi le soluzioni solo quanto alla operatività, in tale genere di intercettazioni, dei divieti di utilizzazione di cui all’art. 271 c.p.p. In tal senso appare decisivo il richiamo operato dall’art. 295 comma 3 all’art. 270 c.p.p., che, diversamente opinando, risulterebbe incomprensibile. Quando l’indagato o imputato di cui si raccolgono le dichiarazioni sia concorrente nel medesimo reato ascritto al soggetto cui le dichiarazioni stesse siano suscettibili di riferirsi, non deve essere dato l’avvertimento di cui all’art. 64 comma 3, lett. c), c.p.p., non potendo il dichiarante assumere, prima della definizione del procedimento pendente nei suoi confronti, la veste di testimone "assistito", dato che la proposizione "fatti concernenti la responsabilità altrui", contenuta nella citata disposizione, deve essere interpretata nel senso di fatto che è soltanto "altrui", in quanto afferente al reato connesso a norma dell’art. 12 comma 1, lett. c), c.p.p. o collegato a norma dell’art. 371 comma 2, lett. b), c.p.p., escluso quindi il caso di connessione ex art. 12 comma 1, lett. a), c.p.p.

Cassazione penale sez. VI  19 aprile 2010 n. 27398

 

Nel giudizio abbreviato sono utilizzabili le intercettazioni telefoniche, disposte ai sensi dell'art. 295, comma 3 c.p.p. e autorizzate dal giudice funzionalmente incompetente, in quanto non configurano un'ipotesi di prova vietata o assunta con modalità tali da violare garanzie costituzionali. Annulla con rinvio, App. Reggio Calabria, 8 giugno 2006

Cassazione penale sez. VI  05 maggio 2009 n. 23778  

 

Le intercettazioni di conversazioni o comunicazioni disposte, ai sensi dell'art. 295 c.p.p., al fine di agevolare le ricerche del latitante, possono essere utilizzate anche a fini probatori.

Cassazione penale sez. VI  16 aprile 2009 n. 22705  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti