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Codice proc. penale agg.  al  7 Mag 2015
 
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Art. 296 cod. proc. penale: Latitanza

1. E’ latitante chi volontariamente si sottrae alla custodia cautelare, agli arresti domiciliari, al divieto di espatrio, all’obbligo di dimora o a un ordine con cui si dispone la carcerazione.

2. Con il provvedimento che dichiara la latitanza, il giudice designa un difensore di ufficio al latitante che ne sia privo e ordina che sia depositata in cancelleria copia dell’ordinanza con la quale è stata disposta la misura rimasta ineseguita. Avviso del deposito è notificato al difensore.

3. Gli effetti processuali conseguenti alla latitanza operano soltanto nel procedimento penale nel quale essa è stata dichiarata.

4. La qualità di latitante permane fino a che il provvedimento che vi ha dato causa sia stato revocato a norma dell’articolo 299 o abbia altrimenti perso efficacia ovvero siano estinti il reato o la pena per cui il provvedimento è stato emesso.

5. Al latitante per ogni effetto è equiparato l’evaso.


Giurisprudenza annotata

Latitanza

Ai fini dell'accertamento della volontarietà della sottrazione ad un provvedimento restrittivo della libertà personale, che costituisce il presupposto psicologico della declaratoria di latitanza, non occorre dimostrare la conoscenza della avvenuta emissione di tale provvedimento, ma è sufficiente che l'interessato si ponga in condizioni di irreperibilità, sapendo che quel provvedimento può essere emesso. (Annulla con rinvio, Ass.App.Milano, 11/12/2012)

Cassazione penale sez. V  30 gennaio 2014 n. 19891  

 

Ai fini della dichiarazione di latitanza, la completezza delle ricerche deve essere valutata non con riferimento a parametri prefissati, ma avendo riguardo alle concrete evenienze di fatto, e, in particolare, alla connotazione dell'attività criminosa ed alla condizione personale del soggetto, con la conseguenza che non è in ogni caso necessario estendere gli accertamenti all'estero nei luoghi indicati dall'art. 169 comma 4 c.p.p. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso la necessità di accertamenti fuori del territorio italiano in mancanza di qualsiasi indicazione agli atti sul luogo in cui l'imputato si sarebbe potuto recare). Rigetta, App. Milano, 19/03/2013

Cassazione penale sez. VI  13 novembre 2013 n. 47528  

 

È legittima l'emissione del decreto di latitanza all'esito di ricerche svolte dalla polizia giudiziaria nei luoghi che risultano nella disponibilità dell'indagato sulla base delle risultanze in atti e non estese all'estero risultando la presenza dello stesso sul territorio nazionale nel periodo di adozione del provvedimento cautelare in ragione del rilascio in Italia di plurimi atti di nomina di difensori di fiducia dei quali gli stessi hanno provveduto ad autenticare la sottoscrizione. Rigetta, Trib. lib. Brescia, 14/09/2011

Cassazione penale sez. V  07 dicembre 2011 n. 9637  

 

Il semplice dato storico dell'emissione di un decreto di latitanza, in assenza della possibilità di conoscere il contenuto del decreto stesso non rintracciato negli atti del processo, non consente al giudicante di verificare la sussistenza dei presupposti che hanno legittimato l'adozione del decreto, la nomina di un difensore d'ufficio e le notifiche ai sensi dell'art. 165 c.p.p., con conseguenze tali da incidere sull'intervento e la difesa dell'imputato. L'assenza del provvedimento impedisce, inoltre, di verificare l'apprezzamento operato dal giudice di merito, posto che la dichiarazione dello stato di latitanza non è la conseguenza automatica della redazione del verbale di vane ricerche, ma presuppone una specifica valutazione di merito del giudice in ordine alla ricorrenza di una situazione di “irreperibilità” volontaria della persona ricercata. Nell'impossibilità di verificare tali irrinunciabili presupposti, il decreto di latitanza non può dunque considerarsi validamente emesso con la conseguenza che manca il presupposto necessario al verificarsi degli effetti che le norme del codice di rito a tale stato attribuiscono, in particolare l'applicabilità delle modalità di notifica previste dall'art. 165 c.p.p.

Corte appello Milano sez. IV  15 giugno 2010

 

Considerato che gli effetti della dichiarazione dello stato di latitanza si estendono per tutto il procedimento sino alla cessazione del predetto stato, la verifica della ritualità della sua adozione condiziona quella della ritualità della notificazione della citazione in giudizio, per cui l'invalida dichiarazione di latitanza comporta l'irregolarità della notifica della citazione giudizio e della successiva dichiarazione di contumacia.

Cassazione penale sez. VI  28 aprile 2010 n. 20514  

 

La completezza delle ricerche, ai fini della dichiarazione della latitanza, va valutata non come riferimento a parametri prefissati ma alla condizione personale del soggetto, così da consentire al giudice, in relazione allo specifico caso in esame, di valutare l'esaustività o meno delle indagini svolte. (Nella specie la Corte ha ritenuto correttamente valutata l'esaustività di ricerche effettuate, in relazione alla condizione di nomade dell'imputato, unicamente in un campo nomadi quale luogo di precedente reperibilità dello stesso). Rigetta, Ass.App. Bari, 01 luglio 2008

Cassazione penale sez. III  15 ottobre 2009 n. 46983  

 

Poiché la legge non opera alcuna distinzione e dovendosi i commi 3 e 3 bis dell'art. 295 c.p.p. coordinare con il precedente comma 2, che contempla lo stato di latitanza per tutti i casi di cui all'art. 296, comma 1, c.p.p., deve ritenersi possibile disporre, ex art. 295, commi 3 e 3 bis c.p.p., intercettazioni di conversazioni o comunicazioni anche per agevolare la cattura di persona condannata con «sentenza definitiva» e resasi latitante a ordine di esecuzione.

Cassazione penale sez. VI  16 aprile 2009 n. 22705  



 
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