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Codice proc. penale agg.  al  7 Mag 2015
 
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Art. 297 cod. proc. penale: Computo dei termini di durata delle misure

1. Gli effetti della custodia cautelare decorrono dal momento della cattura, dell’arresto o del fermo.

2. Gli effetti delle altre misure decorrono dal momento in cui l’ordinanza che le dispone è notificata a norma dell’articolo 293.

3. Se nei confronti di un imputato sono emesse più ordinanze che dispongono la medesima misura per uno stesso fatto, benché diversamente circostanziato o qualificato, ovvero per fatti diversi commessi anteriormente alla emissione della prima ordinanza in relazione ai quali sussiste connessione ai sensi dell’articolo 12, comma 1, lettera b) e c), limitatamente ai casi di reati commessi per eseguire gli altri, i termini decorrono dal giorno in cui è stata eseguita o notificata la prima ordinanza e sono commisurati all’imputazione più grave. La disposizione non si applica relativamente alle ordinanze per fatti non desumibili dagli atti prima del rinvio a giudizio disposto per il fatto con il quale sussiste connessione ai sensi del presente comma.

4. Nel computo dei termini della custodia cautelare si tiene conto dei giorni in cui si sono tenute le udienze e di quelli impiegati per la deliberazione della sentenza nel giudizio di primo grado o nel giudizio sulle impugnazioni solo ai fini della determinazione della durata complessiva della custodia a norma dell’articolo 303 comma 4.

5. Se l’imputato è detenuto per un altro reato o è internato per misura di sicurezza, gli effetti della misura decorrono dal giorno in cui è notificata l’ordinanza che la dispone, se sono compatibili con lo stato di detenzione o di internamento; altrimenti decorrono dalla cessazione di questo. Ai soli effetti del computo dei termini di durata massima, la custodia cautelare si considera compatibile con lo stato di detenzione per esecuzione di pena o di internamento per misura di sicurezza.

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Il D.L. 1 marzo 1991 n. 60, convertito con modificazioni dalla L. 22 aprile 1991, n. 133, ha disposto (con l’art. 1, comma 1) che il comma 4 del presente articolo , deve intendersi nel senso che, indipendentemente da una richiesta del pubblico ministero e da un provvedimento del giudice, nel computo dei termini di custodia cautelare stabiliti in relazione alle fasi del giudizio di primo grado o del giudizio sulle impugnazioni non si tiene conto dei giorni in cui si sono tenute le udienze e di quelli impiegati per la deliberazione della sentenza. Dei giorni suddetti si tiene invece conto nel computo dei termini di durata complessiva della custodia cautelare stabiliti nell’articolo 303, comma 4, del codice di procedura penale, salvo che ricorra l’ipotesi di sospensione prevista dall’articolo 304, comma 2, del codice di procedura penale.

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La Corte costituzionale con sentenza 24 ottobre 3 novembre 2005, n. 408 (in G.U. 1a s.s. 09/11/2005, n. 45) ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 297, comma 3, del codice di procedura penale, nella parte in cui non si applica anche a fatti diversi non connessi, quando risulti che gli elementi per emettere la nuova ordinanza erano già desumibili dagli atti al momento della emissione della precedente ordinanza.

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La Corte Costituzionale, con sentenza 19 – 22 luglio 2011, n. 233 (in G.U. 1a s.s. 27/7/2011, n. 32) ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 297, comma 3, del codice di procedura penale, nella parte in cui – con riferimento alle ordinanze che dispongono misure cautelari per fatti diversi – non prevede che la regola in tema di decorrenza dei termini in esso stabilita si applichi anche quando, per i fatti contestati con la prima ordinanza, l’imputato sia stato condannato con sentenza passata in giudicato anteriormente all’adozione della seconda misura.”


Giurisprudenza annotata

Computo dei termini di durata delle misure cautelari

In tema di retrodatazione della decorrenza dei termini di custodia cautelare, ai sensi dell'art. 297 comma 3 seconda parte c.p.p., la nozione di desumibilità dagli atti, con riguardo al procedimento in seno al quale è stata emessa una precedente ordinanza custodiate, riguarda, non solo il fatto di reato - fenomenologicamente considerato - oggetto dell'ordinanza custodiate successiva, ma anche il complesso probatorio che ha consentito l'emissione di tale successiva ordinanza, con riferimento tanto ai gravi indizi di colpevolezza a carico dell'indagato quanto alle esigenze cautelari che hanno giustificato l'adozione della misura'

Cassazione penale sez. II  28 gennaio 2015 n. 6374  

 

La retrodatazione della decorrenza dei termini di custodia cautelare, ai sensi dell'art. 297, comma 3, c.p.p., impone - per il computo dei termini di fase e la conseguente valutazione circa l'avvenuto decorso del termine stesso, già al momento dell'emissione della seconda ordinanza - di frazionare la globale durata della custodia cautelare, imputando solo i periodi relativi a fasi omogenee. (Nella specie, in cui la seconda ordinanza era stata emessa nel corso delle indagini preliminari, la Corte ha ritenuto corretta la decisione impugnata che, al fine di stabilire se fosse decorso il termine di durata previsto per detta fase, aveva computato del periodo complessivo di durata della custodia cautelare sofferta solo le frazioni di tempo relative, nei due procedimenti, alle indagini preliminari). (Dichiara inammissibile, Trib. lib. Napoli, 27/05/2014 )

Cassazione penale sez. VI  12 novembre 2014 n. 50761  

 

Ai fini di cui all'art. 300, comma quarto, cod. proc. pen., secondo cui la custodia cautelare perde efficacia quando la sua durata risulta non inferiore alla pena irrogata con la sentenza di condanna - anche non definitiva-, deve tenersi conto, nel computo di detta durata, del periodo in cui il soggetto è stato contestualmente detenuto in custodia cautelare e in esecuzione pena per un preesistente titolo, in quanto anche in questo caso si determina un superamento dei termini massimi di custodia cautelare ai sensi dell'art. 297, comma quinto, cod. proc. pen., dovendo gli stessi essere computati per l'intervenuta affermazione di responsabilità, non più con riguardo a quelli, astratti, di cui all'art. 303 cod. proc. pen., ma in relazione alla pena in concreto inflitta. (Rigetta, Trib. lib. Napoli, 05/05/2014 )

Cassazione penale sez. V  10 ottobre 2014 n. 47998  

 

In tema di associazione per delinquere di stampo mafioso, il sopravvenuto stato detentivo dell'indagato non esclude la permanenza della partecipazione dello stesso al sodalizio criminoso, che viene meno solo nel caso, oggettivo, della cessazione della consorteria criminale ovvero nelle ipotesi soggettive, positivamente acclarate, di recesso o esclusione del singolo associato. (Fattispecie in cui la Suprema Corte ha escluso la retrodatazione dei termini di decorrenza della custodia cautelare, ai sensi dell'art. 297, comma 3, c.p.p., ritenendo immune da vizi l'accertamento della permanenza del reato di associazione di stampo mafioso dopo l'emissione della prima misura coercitiva, effettuato dal giudice del riesame, anche con specifico riguardo al periodo di coercizione intramuraria). (Rigetta, Trib. lib. Catanzaro, 15/05/2014 )

Cassazione penale sez. I  07 ottobre 2014 n. 46103  

 

Il provvedimento di custodia cautelare disposto dal giudice che, contestualmente, si dichiari incompetente, viene a tutti gli effetti sostituito dalla ordinanza pronunciata nei termini indicati dall'art. 27 c.p.p. dal giudice competente, sicché i termini di durata della custodia cautelare decorrono "ex novo" dall'emissione di quest'ultima; tuttavia, qualora la custodia cautelare sia già in corso di esecuzione in forza di altro titolo precedentemente ed autonomamente emesso, in relazione a fatti connessi, la decorrenza dei termini di durata della misura emessa ai sensi del citato art. 27 deve essere retrodatata al momento della notifica o esecuzione di tale pregresso titolo, se ricorrono i presupposti per l'applicazione dell'art. 297, comma 3, c.p.p. (Annulla con rinvio, Trib. lib. Bologna, 28/04/2014 )

Cassazione penale sez. VI  23 settembre 2014 n. 41974  

 

In ipotesi di pluralità di ordinanze applicative di misure cautelari per fatti connessi, la retrodatazione della decorrenza dei termini di custodia cautelare, ai sensi dell'art. 297, comma 3, c.p.p., impone, ai fini del calcolo dei termini di fase, di frazionare la globale durata della custodia cautelare, imputandovi solo i periodi relativi a fasi omogenee. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto che, al fine di verificare l'eventuale decorso del termine di durata previsto per la fase delle indagini preliminari, il periodo di custodia cautelare sofferto in altro procedimento dovesse essere computato esclusivamente per la parte compresa tra il momento dell'arresto e quello di emissione del decreto che disponeva il giudizio). (Rigetta, Trib. lib. Lecce, 13/06/2014 )

Cassazione penale sez. fer.  21 agosto 2014 n. 47581  

 

In tema di cosiddetta contestazione a catena, la disciplina prevista dall'art. 297, comma 3, c.p.p. per il computo dei termini di durata della custodia cautelare, si applica - in conformità al "dictum" della sentenza della sentenza della Corte costituzionale n. 233 del 2011 - anche nel caso in cui per i fatti oggetto della prima ordinanza sia intervenuta sentenza di condanna passata in giudicato anteriormente all'adozione della seconda misura. (Rigetta, Trib. lib. Palermo, 19/02/2014 )

Cassazione penale sez. IV  15 luglio 2014 n. 50063  

 

In tema di durata massima dei termini di custodia cautelare, l'art. 297, comma quarto, c.p.p. ha introdotto l'istituto del cosiddetto "congelamento", in forza del quale, limitatamente ai termini di fase e indipendentemente da un provvedimento del giudice, i giorni in cui sono tenute le udienze e quelli necessari per la deliberazione della sentenza non si computano, con la conseguenza che il relativo calcolo va effettuato secondo il calendario comune, eliminando dal computo, i giorni in cui si sono tenute le udienze, così che il termine non viene a scadere quando è trascorso il periodo di tempo indicato dall'art. 303, c.p.p., dovendosi a tale periodo aggiungere un numero di giorni pari a quello delle udienze tenute.

Cassazione penale sez. V  14 luglio 2014 n. 9781  



 
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