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Codice proc. penale agg.  al  7 Mag 2015
 
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Art. 299 cod. proc. penale: Revoca e sostituzione delle misure

1. Le misure coercitive e interdittive sono immediatamente revocate quando risultano mancanti, anche per fatti sopravvenuti, le condizioni di applicabilità previste dall’art. 273 o dalle disposizioni relative alle singole misure ovvero le esigenze cautelari previste dall’articolo 274.

2. Salvo quanto previsto dall’art. 275, comma 3, quando le esigenze cautelari risultano attenuate ovvero la misura applicata non appare più proporzionata all’entità del fatto o alla sanzione che si ritiene possa essere irrogata, il giudice sostituisce la misura con un’altra meno grave ovvero ne dispone l’applicazione con modalità meno gravose.

2-bis. I provvedimenti di cui ai commi 1 e 2 relativi alle misure previste dagli articoli 282-bis , 282-ter, 283, 284, 285 e 286, applicate nei procedimenti aventi ad oggetto delitti commessi con violenza alla persona, devono essere immediatamente comunicati, a cura della polizia giudiziaria, ai servizi socio-assistenziali e al difensore della persona offesa o, in mancanza di questo, alla persona offesa. (2)

3. Il pubblico ministero e l’imputato richiedono la revoca o la sostituzione delle misure al giudice, il quale provvede con ordinanza entro cinque giorni dal deposito della richiesta. La richiesta di revoca o di sostituzione delle misure previste dagli articoli 282-bis, 282-ter, 283, 284, 285 e 286, applicate nei procedimenti di cui al comma 2-bis del presente articolo, che non sia stata proposta in sede di interrogatorio di garanzia, deve essere contestualmente notificata, a cura della parte richiedente ed a pena di inammissibilità, presso il difensore della persona offesa o, in mancanza di questo, alla persona offesa, salvo che in quest’ultimo caso essa non abbia provveduto a dichiarare o eleggere domicilio. Il difensore e la persona offesa possono, nei due giorni successivi alla notifica, presentare memorie ai sensi dell’articolo 121. Decorso il predetto termine il giudice procede. Il giudice provvede anche di ufficio quando assume l’interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare o quando è richiesto della proroga del termine per le indagini preliminari o dell’assunzione di incidente probatorio ovvero quando procede all’udienza preliminare o al giudizio.(3)

3-bis. Il giudice, prima di provvedere in ordine alla revoca o alla sostituzione delle misure coercitive e interdittive, di ufficio o su richiesta dell’imputato, deve sentire il pubblico ministero. Se nei due giorni successivi il pubblico ministero non esprime il proprio parere, il giudice procede.

3-ter. Il giudice, valutati gli elementi addotti per la revoca o la sostituzione delle misure, prima di provvedere può assumere l’interrogatorio della persona sottoposta alle indagini. Se l’istanza di revoca o di sostituzione è basata su elementi nuovi o diversi rispetto a quelli già valutati, il giudice deve assumere l’interrogatorio dell’imputato che ne ha fatto richiesta.

4. Fermo quanto previsto, dall’articolo 276, quando le esigenze cautelari risultano aggravate, il giudice, su richiesta del pubblico ministero, sostituisce la misura applicata con un’altra più grave ovvero ne dispone l’applicazione con modalità più gravose.

4-bis. Dopo la chiusura delle indagini preliminari, se l’imputato chiede la revoca o la sostituzione della misura con altra meno grave ovvero la sua applicazione con modalità meno gravose, il giudice, se la richiesta non è presentata in udienza, ne dà comunicazione al pubblico ministero, il quale, nei due giorni successivi, formula le proprie richieste. La richiesta di revoca o di sostituzione delle misure previste dagli articoli 282-bis, 282-ter, 283, 284, 285 e 286, applicate nei procedimenti di cui al comma 2-bis del presente articolo, deve essere contestualmente notificata, a cura della parte richiedente ed a pena di inammissibilità, presso il difensore della persona offesa o, in mancanza di questo, alla persona offesa, salvo che in quest’ultimo caso essa non abbia provveduto a dichiarare o eleggere domicilio. (1)

4-ter. In ogni stato e grado del procedimento, quando non è in grado di decidere allo stato degli atti, il giudice dispone, anche di ufficio e senza formalità, accertamenti sulle condizioni di salute o su altre condizioni o qualità personali dell’imputato. Gli accertamenti sono eseguiti al più presto e comunque entro quindici giorni da quello in cui la richiesta è pervenuta al giudice. Se la richiesta di revoca o di sostituzione della misura della custodia cautelare in carcere è basata sulle condizioni di salute di cui all’articolo 275, comma 4-bis, ovvero se tali condizioni di salute sono segnalate dal servizio sanitario penitenziario, o risultano in altro modo al giudice, questi, se non ritiene di accogliere la richiesta sulla base degli atti, dispone con immediatezza, e comunque non oltre il termine previsto nel comma 3, gli accertamenti medici del caso, nominando perito ai sensi dell’articolo 220 e seguenti, il quale deve tener conto del parere del medico penitenziario e riferire entro il termine di cinque giorni, ovvero, nel caso di rilevata urgenza, non oltre due giorni dall’accertamento. Durante il periodo compreso tra il provvedimento che dispone gli accertamenti e la scadenza del termine per gli accertamenti medesimi, è sospeso il termine previsto dal comma 3.

4-quater. Si applicano altresì le disposizioni di cui all’articolo 286-bis, comma 3.


Giurisprudenza annotata

Revoca e sostituzione delle misure

Deve essere annullata con rinvio la decisione del Tribunale che anziché dichiarare l'inammissibilità della richiesta di revoca della misura cautelare per l'omesso adempimento del contestuale onere informativo nei confronti della persona offesa, come introdotto dalla legge n. 119/13, l'ha accolta senza valutare le eventuali obiezioni e controdeduzioni che la persona offesa avrebbe potuto prospettare nel contraddittorio cartolare.

Cassazione penale sez. VI  05 febbraio 2015 n. 6717  

 

L'obbligo per il giudice di disporre perizia sulle condizioni fisiche del detenuto, nel caso in cui sia presentata richiesta di revoca o sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere, sussiste soltanto se risulti formulata una chiara diagnosi di incompatibilità con il regime carcerario, ovvero se è prospettata una situazione patologica tale da non consentire adeguate cure in carcere.

Cassazione penale sez. III  17 dicembre 2014 n. 5934  

 

A norma dell'art. 299 comma 3 c.p.p., l'istanza difensiva tesa alla sostituzione della misura della custodia in carcere con quella degli arresti domiciliari presso una comunità terapeutico riabilitativa va notificata, a pena di inammissibilità, alla persona offesa anche relativamente al delitto di atti persecutori di cui all'art. 612 bis c.p..

Tribunale Roma  10 novembre 2014

 

Il termine di cinque giorni previsto dall'art. 299, comma 3, c.p.p., per la decisione sull'istanza di revoca o sostituzione delle misure coercitive ha natura ordinatoria. (Dichiara inammissibile, Trib. lib. Venezia, 07/05/2014 )

Cassazione penale sez. VI  14 ottobre 2014 n. 44092  

 

La richiesta di revoca o sostituzione delle misure cautelari disposte per delitti commessi con violenza alla persona dev'essere dichiarata, "ex officio", inammissibile, ai sensi dell'art. 299, comma 3, secondo periodo, c.p.p., a prescindere da ogni eccezione o impugnazione di parte, qualora non sia stata notificata al difensore della persona offesa o, in mancanza, alla stessa persona offesa, salvo che quest'ultima non abbia provveduto a dichiarare o eleggere domicilio.

Cassazione penale sez. II  20 giugno 2014 n. 29045  

 

L'inammissibilità dell'istanza di revoca o sostituzione della misura cautelare personale applicata nei procedimenti aventi ad oggetto delitti commessi con violenza alla persona, prevista dall'art. 299, comma 3, c.p.p., come modificato dall'art. 2 d.l. 14 agosto 2013, n. 93, convertito in l. 15 ottobre 2013, n. 119, quale conseguenza della mancata notifica della richiesta medesima, a cura della parte richiedente alla persona offesa, è rilevabile d'ufficio e non può essere sanata fino al formarsi del giudicato. (In applicazione del principio, la Corte ha annullato senza rinvio sia il provvedimento di revoca della misura sia quello di rigetto dell'appello cautelare, sebbene la causa di inammissibilità dell'istanza non fosse stata dedotta tra i motivi di impugnazione proposti al tribunale della libertà ex art. 310, c.p.p.).

Cassazione penale sez. II  20 giugno 2014 n. 29045  

 

La previsione di cui all'art. 299 comma 4 quater c.p.p., in tema di accertamenti medici sulle condizioni di salute dell'indagato attiene esclusivamente alla procedura della revoca o sostituzione della misura cautelare disciplinata dall'art. 299 medesimo e non è estensibile, in via analogica, al procedimento di riesame di una misura cautelare di cui all'art. 309 c.p.p. (Dichiara inammissibile, Trib. Perugia, 25/11/2013 )

Cassazione penale sez. II  03 aprile 2014 n. 16370  

 

L'istanza di revoca della misura cautelare non può trovare adito allorché si fonda su censure che investono quegli stessi elementi indiziari posti a base dell'ordinanza applicativa della misura cautelare, e questi risultano immutati nella loro valenza e gravità in quanto, nelle sedi di esame dell'istanza di revoca e dell'appello avverso il provvedimento di diniego, avuto riguardo alla formulazione dell'art. 299 c.p.p., possono essere oggetto di valutazione solo fatti nuovi "anche" se apprezzati congiuntamente a quelli originariamente esaminati, dai quali risulti un mutamento "in melius" del quadro indiziario, e non gli stessi elementi già apprezzati anche in sede di riesame. (Dichiara inammissibile, Trib. lib. Reggio Calabria, 04/10/2013 )

Cassazione penale sez. VI  04 febbraio 2014 n. 14300  

 

L'istanza di revoca della misura cautelare presuppone la modifica in senso favorevole all'indagato del quadro indiziario offerto dall'accusa, e già positivamente apprezzato, con la richiesta di applicazione della misura custodiale, così che quell'istanza non può trovare adito allorché si basi su censure che investano quegli stessi elementi indiziari originariamente posti a base del provvedimento dispositivo della misura cautelare e tali elementi risultino immutati nella loro valenza e gravità. In sede di esame dell'istanza di revoca e dell'appello avverso il provvedimento di diniego, avuto riguardo alla formulazione dell'art. 299 c.p.p., possono essere oggetto di valutazione solo fatti nuovi "anche" se apprezzati congiuntamente a quelli originariamente esaminati, dai quali risulti un mutamento "in melius" del quadro indiziario e non quelli già valutati anche in sede di riesame.

Cassazione penale sez. VI  04 febbraio 2014 n. 14300  



 
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