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Codice proc. penale agg.  al  7 Mag 2015
 
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Art. 300 cod. proc. penale: Estinzione delle misure per effetto della pronuncia di determinate sentenze

1. Le misure disposte in relazione a un determinato fatto perdono immediatamente efficacia quando, per tale fatto e nei confronti della medesima persona, è disposta l’archiviazione ovvero è pronunciata sentenza di non luogo a procedere o di proscioglimento .

2. Se l’imputato si trova in stato di custodia cautelare e con la sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere è applicata la misura di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario, il giudice provvede a norma dell’art. 312.

3. Quando, in qualsiasi grado del processo, è pronunciata sentenza di condanna, le misure perdono efficacia se la pena irrogata è dichiarata estinta ovvero condizionatamente sospesa.

4. La custodia cautelare perde altresì efficacia quando è pronunciata sentenza di condanna, ancorché sottoposta a impugnazione, se la durata della custodia già subita non è inferiore all’entità della pena irrogata.

5. Qualora l’imputato prosciolto o nei confronti del quale sia stata emessa sentenza di non luogo a procedere sia successivamente condannato per lo stesso fatto, possono essere disposte nei suoi confronti misure coercitive quando ricorrono le esigenze cautelari previste dall’articolo 274 comma 1 lettere b) o c).


Giurisprudenza annotata

Estinzione delle misure per effetto della pronuncia di determinate sentenze

Ai fini di cui all'art. 300, comma quarto, cod. proc. pen., secondo cui la custodia cautelare perde efficacia quando la sua durata risulta non inferiore alla pena irrogata con la sentenza di condanna - anche non definitiva-, deve tenersi conto, nel computo di detta durata, del periodo in cui il soggetto è stato contestualmente detenuto in custodia cautelare e in esecuzione pena per un preesistente titolo, in quanto anche in questo caso si determina un superamento dei termini massimi di custodia cautelare ai sensi dell'art. 297, comma quinto, cod. proc. pen., dovendo gli stessi essere computati per l'intervenuta affermazione di responsabilità, non più con riguardo a quelli, astratti, di cui all'art. 303 cod. proc. pen., ma in relazione alla pena in concreto inflitta. (Rigetta, Trib. lib. Napoli, 05/05/2014 )

Cassazione penale sez. V  10 ottobre 2014 n. 47998  

 

In materia di impugnazioni incidentali "de libertate", la revoca di un'ordinanza applicativa di misura cautelare custodiale disposta con la sentenza decisoria del processo di merito in pendenza del ricorso per cassazione avverso il provvedimento restrittivo, determina, in assenza di richiesta funzionale alla proposizione di istanze di riparazione per l'ingiusta detenzione, l'inammissibilità dell'impugnazione per sopravvenuta carenza di interesse, e l'annullamento senza rinvio dell'ordinanza impugnata, in ragione dell'esigenza di impedirne l'efficacia. (Dichiara inammissibile, Trib. lib. Napoli, 01/04/2014 )

Cassazione penale sez. VI  16 settembre 2014 n. 39123

 

In tema di durata massima della custodia cautelare, qualora la Corte di cassazione confermi la decisione di condanna di un imputato limitatamente al reato satellite, annullando con rinvio per il reato base, l'eventuale scadenza del termine di fase previsto per tale reato comporta, in relazione ad esso, l'obbligo di scarcerazione dell'imputato, mentre l'eventuale perdita di efficacia della custodia cautelare per il reato satellite dovrà essere valutata, ai sensi dell'art. 300, comma 4, c.p.p., in relazione alla pena inflitta a titolo di aumento. Tuttavia, se la scarcerazione per il reato base non è stata ancora disposta, nonostante l'avvenuta scadenza del relativo termine, la misura applicata per il reato satellite non perde efficacia, ai sensi del predetto art. 300, comma 4, c.p.p., anche se la sua durata si sia protratta per un tempo non inferiore all'entità della pena inflitta a titolo di aumento, in quanto, in questa ipotesi, in ragione della cd. doppia conforme, e della necessaria futura modifica del trattamento sanzionatorio, l'unico termine da rispettare è quello previsto dagli art. 303, comma 4, e 304, comma 6, c.p.p. (Conf. sent. n. 23560/2014 e 23561/2014, non mass.). (Annulla in parte senza rinvio, Trib. lib. Milano, 03/12/2013 )

Cassazione penale sez. II  14 maggio 2014 n. 23559  

 

In tema di estinzione delle misure cautelari, la pena già espiata in virtù di titolo definitivo relativo soltanto a reato satellite può computarsi, ai sensi dell'art. 300 comma 4 c.p.p., nel calcolo del presofferto, ai fini della declaratoria di inefficacia della misura custodiale cautelare, imposta per il reato più grave ritenuto in continuazione con sentenza intervenuta in epoca successiva e non ancora definitiva, purché non vi sia stata coincidenza temporale tra la detenzione per espiazione pena e la custodia cautelare. (Rigetta, Trib. lib. Napoli, 21/11/2013 )

Cassazione penale sez. IV  25 marzo 2014 n. 15134  

 

Allorché il giudice del procedimento principale, nell'infliggere la pena per il reato continuato, abbia erroneamente individuato i singoli elementi di questa, il giudice investito della questione cautelare non può correggere l'errore, pur se al solo fine di valutare l'eventuale perdita di efficacia della misura ai sensi dell'art. 300 comma 4 c.p.p. (In applicazione del principio, la Corte ha escluso la possibilità per il giudice della cautela di attribuire al reato ritenuto più grave dal giudice di merito, e costituente l'unico titolo posto a fondamento della misura coercitiva in atto, il ruolo di reato-satellite e, conseguentemente, di rideterminare incidentalmente la porzione di pena irrogata ad esso riferibile). (Rigetta, Trib. lib. Lecce, 27/11/2013 )

Cassazione penale sez. VI  11 marzo 2014 n. 17084  

 

In caso di condanna non definitiva per reato continuato, al fine di valutare l'eventuale perdita di efficacia ex art. 300 comma 4 c.p.p. della custodia cautelare applicata soltanto per il reato satellite, la pena alla quale occorre fare riferimento è quella inflitta come aumento per tale titolo, anche quando la stessa possa essere rideterminata negli ulteriori gradi di giudizio. Rigetta, Trib. lib. Napoli, 27 febbraio 2013

Cassazione penale sez. VI  28 maggio 2013 n. 28984  

 

In tema di impugnazioni avverso provvedimenti "de libertate", dovendosi, in linea generale, ritenere che, quando una misura cautelare cessa di avere efficacia per effetto di un automatismo, ciò non determini la definitiva eliminazione dell'ordinanza con la quale essa era stata applicata (come invece si verifica quando sia riscontrata l'assenza dei gravi indizi di colpevolezza o delle esigenze cautelari), ma impedisca soltanto il protrarsi della sua operatività, ne deriva che il successivo provvedimento con il quale la misura venga nuovamente applicata, comportando soltanto la reviviscenza di quello originario, non è suscettibile di riesame ma soltanto di appello, ai sensi dell'art. 310 c.p.p. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte, ritenuto che anche la perdita di efficacia della misura cautelare a seguito di assoluzione non definitiva, quale prevista dall'art. 300, comma 5, c.p.p., costituisca, al pari di quella derivante dalla scadenza dei termini di durata massima, effetto di un automatismo, ha ritenuto corretta la decisione del tribunale che aveva qualificato come appello, e non come riesame, l'impugnazione proposta dall'imputato, assolto in primo grado, avverso il provvedimento con il quale, a seguito della condanna pronunciata dal giudice di secondo grado, era stato disposto il ripristino della custodia in carcere).

Cassazione penale sez. V  05 luglio 2011 n. 32852  

 

Integra il reato di evasione la condotta di colui che si allontani ingiustificatamente dal luogo degli arresti domiciliari dopo il passaggio in giudicato della sentenza di condanna a una pena detentiva di durata superiore al periodo di custodia cautelare sofferto, poiché in tale situazione l'agente non può considerarsi formalmente libero sino alla notificazione dell'ordine di esecuzione della pena definitiva; né il passaggio in giudicato della sentenza è previsto fra le cause di estinzione delle misure cautelari di cui agli art. 300 e 303 c.p.p.

Cassazione penale sez. VI  14 marzo 2011 n. 27119

 

In caso di condanna non definitiva per reato continuato, al fine di valutare l'eventuale perdita di efficacia (art. 300 comma 4 c.p.p.) della custodia cautelare applicata soltanto per il reato satellite, la pena alla quale occorre fare riferimento è quella inflitta come aumento per tale titolo. Annulla senza rinvio, Trib. lib. Napoli, 6 Agosto 2008

Cassazione penale sez. un.  26 marzo 2009 n. 25956  

 

Nell'ipotesi di condanna non definitiva per reato continuato, per procedere alla valutazione, ai sensi dell'art. 300, comma 4, c.p.p., dell'entità della pena ai fini di un'eventuale dichiarazione di inefficacia della custodia cautelare applicata soltanto per il reato meno grave, è necessario fare riferimento alla pena in concreto inflitta come aumento ex art. 81 cpv c.p.

Cassazione penale sez. un.  26 marzo 2009 n. 25956  

 

Nel caso di annullamento con rinvio della sentenza di assoluzione emessa in sede di appello, a seguito della quale è stata dichiarata la perdita di efficacia della misura coercitiva a norma dell'art. art. 300, comma 5, c.p.p., non è consentita l'applicazione di una nuova misura coercitiva per gli stessi fatti, ancorché in primo grado sia stata emessa sentenza di condanna dell'imputato.

Cassazione penale sez. VI  26 settembre 2008 n. 38858  

 

Integra il reato di evasione la condotta di colui che si allontani ingiustificatamente dal luogo degli arresti domiciliari dopo il passaggio in giudicato della sentenza di condanna a una pena detentiva di durata superiore al periodo di custodia cautelare sofferto, poiché in tale situazione l'agente non può considerarsi formalmente libero sino alla notificazione dell'ordine di esecuzione della pena definitiva; né il passaggio in giudicato della sentenza è previsto fra le cause di estinzione delle misure cautelari di cui agli art. 300 e 303 c.p.p.

Cassazione penale sez. VI  09 gennaio 2008 n. 18733  

 

Integra il reato di evasione la condotta di colui che si allontani ingiustificatamente dal luogo degli arresti domiciliari dopo il passaggio in giudicato della sentenza di condanna a una pena detentiva superiore al periodo di custodia cautelare sofferto, poiché in tale situazione l'agente non può considerarsi formalmente libero sino alla notificazione dell'ordine di esecuzione della pena definitiva; né il passaggio in giudicato della sentenza è previsto fra le cause di estinzione delle misure cautelari di cui agli art. 300 e 303 c.p.p.

Cassazione penale sez. VI  09 gennaio 2008 n. 18733  

 

In tema di misure cautelari, la sopravvenienza di provvedimenti giurisdizionali diversi da quelli previsti dall'art. 300 c.p.p. (archiviazione, sentenza di non luogo a procedere o di proscioglimento, sentenza di condanna a pena dichiara estinta, condizionalmente sospesa ovvero inferiore alla custodia cautelare subita) non esplica alcuna rilevanza sulla misura cautelare applicata, in quanto la stessa mantiene la propria efficacia fino alla scadenza dei termini di durata massima di cui all'art. 303 c.p.p.

Cassazione penale sez. III  08 novembre 2007 n. 2021  

 

In tema di misure cautelari, la sopravvenienza di provvedimenti giurisdizionali diversi da quelli previsti dall'art. 300 cod. proc. pen. (archiviazione, sentenza di non luogo a procedere o di proscioglimento, sentenza di condanna a pena dichiara estinta, condizionalmente sospesa ovvero inferiore alla custodia cautelare subita) non esplica alcuna rilevanza sulla misura cautelare applicata, in quanto la stessa mantiene la propria efficacia fino alla scadenza dei termini di durata massima di cui all'art. 303 cod. proc. pen. Rigetta, Trib. lib. Catania, 18 Luglio 2007

Cassazione penale sez. III  08 novembre 2007 n. 2021  



 
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