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Codice proc. penale agg.  al  5 Mag 2015
 
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Art. 301 cod. proc. penale: Estinzione di misure disposte per esigenze probatorie

1. Le misure disposte per le esigenze cautelari previste dall’articolo 274 comma 1 lettera a) perdono immediatamente efficacia se alla scadenza del termine previsto dall’art. 292 comma 2 lettera d), non ne è ordinata la rinnovazione.

2. La rinnovazione è disposta dal giudice con ordinanza, su richiesta del pubblico ministero, anche per più di una volta, entro i limiti previsti dagli articoli 305 e 308.

2-bis. Salvo il disposto dell’articolo 292, comma 2, lettera d), quando si procede per reati diversi sia da quelli previsti dall’articolo 407, comma 2, lettera a), numeri da 1 a 6, sia da quelli per il cui accertamento sono richieste investigazioni particolarmente complesse per la molteplicità di fatti tra loro collegati ovvero per l’elevato numero di persone sottoposte alle indagini o di persone offese, ovvero per reati il cui accertamento è richiesto il compimento di atti di indagini all’estero, la custodia cautelare in carcere disposta per il compimento delle indagini previste dall’articolo 274, comma 1, lettera a), non può avere durata superiore a trenta giorni.

2-ter. La proroga della medesima misura è disposta, per non più di due volte ed entro il limite complessivo di novanta giorni, dal giudice con ordinanza, su richiesta inoltrata dal pubblico ministero prima della scadenza, valutate le ragioni che hanno impedito il compimento delle indagini per le cui esigenze la misura era stata disposta e previo l’interrogatorio dell’imputato.

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La Corte costituzionale 26 maggio-8 giugno 1994, n. 219 (G.U. 1a s. s. 15/6/1994, n. 25) ha disposto l’ illegittimità costituzionale del comma 2 del presente articolo “nella parte in cui non prevede che, ai fini dell’adozione del provvedimento di rinnovazione della misura cautelare personale, debba essere previamente sentito il difensore della persona da assoggettare alla misura.”


Giurisprudenza annotata

Morte o impedimento del procuratore

Ai fini dell'operatività della rinnovazione di cui al commi 1 e 2 dell'art. 301 c.p.p., non sono previsti i connotati di speciale "gravità" e di "complessità", riferiti rispettivamente alle esigenze cautelari e agli accertamenti investigativi, invece previsti per la proroga della misura cautelare della custodia in carcere di cui all'art. 301, comma 2, bis e ter, c.p.p.

Tribunale Palermo sez. riesame  04 dicembre 2009

 

L'ordinanza con la quale si provvede alla rinnovazione della custodia cautelare in carcere a norma dell'art. 301 c.p.p. non è impugnabile con ricorso diretto per cassazione, ma solo con appello. Qualifica appello il ricorso, Gip Trib. Pistoia, 13 maggio 2009

Cassazione penale sez. I  07 luglio 2009 n. 31244

 

Il ricorso alla procedura di rinnovazione delle misure cautelari, stabilita dall'art. 301 c.p.p., è imposto anche nell'ipotesi in cui, prima della scadenza del termine fissato dall'art. 292, comma 2, c.p.p., il giudice ritenga di applicare, permanendo le stesse esigenze di cautela investigativa, una misura cautelare meno gravosa rispetto a quella originaria. Ne consegue che l'applicazione degli arresti domiciliari, in sostituzione dell'originaria custodia cautelare in carcere, disposta "de plano" pochi giorni prima della decorrenza del termine di durata, stabilito a norma dell'art. 299, comma 3, c.p.p., e su richiesta dei p.m., viola la procedura imposta dall'art. 301 c.p.p.

Cassazione penale sez. VI  20 febbraio 2003

 

L'obbligo di sentire previamente il difensore, che l'art. 301 comma 2 c.p.p. - nel testo risultante dalla parziale illegittimità costituzionale di cui alla sentenza della Corte costituzionale n. 219 del 29 maggio - 8 giugno 1994, nella parte in cui non prevede che previamente sia sentito il difensore della persona da assoggettare alla misura - pone a carico del giudice al quale sia stata richiesta dal p.m. la rinnovazione della misura cautelare disposta per esigenze probatorie, non è estensibile all'ipotesi in cui la rinnovazione sia richiesta per esigenze di difesa sociale; infatti, solo nel primo caso è prescritto il contraddittorio con il difensore, al fine di prevenire l'emissione di una ordinanza volta a rinnovare una misura la cui efficacia stia per venir meno per la scadenza del termine.

Cassazione penale sez. III  30 maggio 1997 n. 2255

 

Il provvedimento di rinnovo della misura coercitiva della custodia in carcere disposta per esigenze probatorie deve, ai sensi dell'art. 301 comma 2 ter, essere preceduto dall'interrogatorio dell'imputato solo qualora i reati per cui si procede siano diversi sia da quelli previsti dall'art. 407 comma 2 lett. a), numeri da 1 a 6 c.p.p., sia da quelli che di per sè richiedono indagini particolarmente complesse per la molteplicità dei fatti tra loro collegati ovvero per l'elevato numero di persone offese. Tale disciplina si giustifica in quanto per i reati che di regola non postulano investigazioni di particolare complessità, l'indagine del giudice è più stringente dovendo egli verificare, nel contraddittorio tra le parti, le ragioni che hanno impedito il compimento, nei termini prefissati, delle indagini per le quali la misura era stata disposta. Del pari risulta razionale l'omessa previsione dell'interrogatorio de quo quando il giudice deve valutare il persistere delle esigenze cautelari nell'ambito di un procedimento concernente fatti reati caratterizzati, in base a criteri oggettivi, dalla complessità delle indagini.

Cassazione penale sez. VI  30 ottobre 1996 n. 3346

 

I commi 2 bis e 2 ter dell'art. 301 c.p.p., introdotti dall'art. 14 della l. 8 agosto 1995, n. 332, in ragione della loro collocazione sistematica e del tenore letterale, hanno identico ambito oggettivo. Conseguentemente, il termine di novanta giorni, previsto come limite di operatività della proroga del comma 2-ter, è condizionato alla sussistenza dei due presupposti specificati nel comma precedente, ossia che non si proceda per i reati previsti dall'art. 407 comma 2 lett. a), numeri da 1 a 6 c.p.p., ovvero per reati per il cui accertamento sono richieste investigazioni particolarmente complesse, ovvero è richiesto il compimento di atti di indagine all'estero. (Fattispecie relativa alla custodia in carcere per omicidio).

Cassazione penale sez. I  12 febbraio 1996 n. 921

 

In tema di misure cautelari personali, col termine "proroga", adoperato nell'art. 14 della l. 8 agosto 1995 n. 332, che ha aggiunto al testo dell'art. 301 c.p.p. i commi 2 bis e 2 ter, il legislatore non ha introdotto una nuova ipotesi di proroga, distinta dall'omologo istituto disciplinato dall'art. 305 c.p.p. e dalla rinnovazione, prevista dal citato art. 301. Malgrado l'uso improprio del termine, infatti, le disposizioni aggiunte dalla novella attengono all'istituto della rinnovazione, che si sostanzia nella proroga del termine di efficacia della misura cautelare.

Cassazione penale sez. I  12 febbraio 1996 n. 921



 
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