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Codice proc. penale agg.  al  5 Mag 2015
 
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Art. 307 cod. proc. penale: Provvedimenti in caso di scarcerazione per decorrenza dei termini

1. Nei confronti dell’imputato scarcerato per decorrenza dei termini il giudice dispone le altre misure cautelari di cui ricorrano i presupposti, solo se sussistano le ragioni che avevano determinato la custodia cautelare.

1-bis. Qualora si proceda per taluno dei reati indicati nell’articolo 407, comma 2, lettera a), il giudice dispone le misure cautelari indicate dagli articoli 281, 282 e 283 anche cumulativamente.

2. La custodia cautelare, ove risulti necessaria a norma dell’articolo 275, è tuttavia ripristinata:

a) se l’imputato ha dolosamente trasgredito alle prescrizioni inerenti a una misura cautelare disposta a norma del comma 1, sempre che, in relazione alla natura di tale trasgressione, ricorra taluna delle esigenze cautelari previste dall’articolo 274;

b) contestualmente o successivamente alla sentenza di condanna di primo o di secondo grado, quando ricorre l’esigenza cautelare prevista dall’articolo 274 comma 1 lettera b).

3. Con il ripristino della custodia, i termini relativi alla fase in cui il procedimento si trova decorrono nuovamente ma, ai fini del computo del termine previsto dall’articolo 303 comma 4, si tiene conto anche della custodia anteriormente subita.

4. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria possono procedere al fermo dell’imputato che, trasgredendo alle prescrizioni inerenti a una misura cautelare disposta a norma del comma 1 o nell’ipotesi prevista dal comma 2, lettera b), stia per darsi alla fuga. Del fermo è data notizia senza ritardo, e comunque entro le ventiquattro ore, al procuratore della Repubblica presso il tribunale del luogo ove il fermo è stato eseguito. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni sul fermo di indiziato di delitto. Con il provvedimento di convalida, il giudice per le indagini preliminari, se il pubblico ministero ne fa richiesta, dispone con ordinanza, quando ne ricorrono le condizioni, la misura della custodia cautelare e trasmette gli atti al giudice competente.

5. La misura disposta a norma del comma 4 cessa di avere effetto se, entro venti giorni dalla ordinanza, il giudice competente non provvede a norma del comma 2 lettera a).


Giurisprudenza annotata

Provvedimenti in caso di scarcerazione per decorrenza dei termini

In tema di ripristino della custodia cautelare nei confronti di imputato scarcerato per decorrenza dei termini, il giudice di secondo grado può adottare il relativo provvedimento, ai sensi dell'art. 307, comma 2, lett. b), c.p.p., non solo contestualmente alla conferma della sentenza di condanna, ma anche prima dell'emissione della decisione di sua competenza, laddove ricorra un concreto pericolo di fuga desunto da elementi e fatti "nuovi" rispetto a quelli eventualmente apprezzati, a tal fine, prima della scarcerazione. (Fattispecie relativa ad ordinanza di ripristino della custodia cautelare emessa dalla Corte d'appello prima dell'udienza fissata per la discussione, nei confronti di un imputato che, condannato in primo grado alla pena di anni otto, mesi due di reclusione, e gravato da altra condanna irrevocabile alla pena di anni quattro e mesi otto di reclusione aveva ottenuto - previa denuncia di smarrimento - un nuovo passaporto valido per l'espatrio tramite un'ambasciata italiana in un Paese estero). (Rigetta, Trib. lib. Roma, 15/05/2014 )

Cassazione penale sez. VI  19 settembre 2014 n. 43782  

 

In tema di applicazione di altre misure cautelari nei confronti dell'indagato scarcerato per decorrenza dei termini, l'inciso contenuto nel comma 1 dell'art. 307 c.p.p., che consente l'adozione di misure sostitutive "solo se sussistono le ragioni che avevano determinato la custodia cautelare", va interpretato nel senso di ricomprendere tanto l'ipotesi di permanenza di tutte, alcune, o una sola delle esigenze originarie, quanto quella di sopravvenienza di nuove esigenze, intervenute alla stessa data della scarcerazione o anche in epoca successiva. (In applicazione del principio, la Corte ha annullato con rinvio il provvedimento del tribunale, adito ex art. 310, che aveva affermato la persistenza delle originarie esigenze, all'atto di adozione della misura sostitutiva, omettendo di compiere qualunque verifica in concreto). (Annulla con rinvio, Trib. lib. Taranto, 01/10/2013 )

Cassazione penale sez. VI  12 marzo 2014 n. 26458  

 

Nei confronti di soggetto, scarcerato per decorrenza termini, indagato per uno dei reati contemplati nel comma 1 bis dell'art. 307 c.p.p., possono essere adottate con provvedimento successivo alla scarcerazione misure sostitutive sulla base anche delle permanenti originarie esigenze cautelari. Rigetta, Trib. lib. Roma, 12/04/2013

Cassazione penale sez. III  11 luglio 2013 n. 42359  

 

È legittimo il fermo emesso dal pubblico ministero a seguito di sentenza di condanna di primo grado in presenza del pericolo di fuga, non ostando a tale provvedimento le previsioni di cui al comma 2 art. 384 c.p.p., e al comma 4 art. 307 c.p.p., che si riferiscono soltanto al fermo della polizia giudiziaria.

Cassazione penale sez. I  23 maggio 2013 n. 26693  

 

In tema di misure cautelari personali, in caso di scarcerazione per decorrenza dei termini, qualora si proceda per taluno dei reati indicati nell'art. 407, comma 2, lett. a), c.p.p. il giudice può disporre – attesa la lettera dell'art. 307, comma 1 bis, c.p.p. – nei confronti dell'imputato le sole misure cautelari del divieto di espatrio, dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, il divieto e l'obbligo di dimora (art. 281, 282, 283 c.p.p.) ma non anche il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa (art. 282 ter c.p.p.).

Cassazione penale sez. III  13 dicembre 2012 n. 19042  

 

L'ordinanza di custodia cautelare emessa contestualmente alla sentenza di condanna dal giudice di secondo grado, sulla base di un erroneo richiamo all'art. 307 c.p.p., nel caso in cui l'imputato sia stato scarcerato per ritenuta insussistenza delle esigenze cautelari e non per decorrenza dei termini, deve essere considerata come un nuovo provvedimento cautelare ai sensi dell'art. 275 comma 1 bis c.p.p. soggetto come tale al riesame.

Tribunale Milano sez. XII  29 giugno 2012

 

In tema di misure cautelari, nel caso previsto dall'art. 307, comma 1 bis c.p.p., il giudice nel disporre, nei confronti dell'imputato scarcerato per decorrenza dei termini le misure cautelari, ha la facoltà di applicarle anche cumulativamente, fornendo adeguata motivazione dell'esercizio di tale potere discrezionale. (Fattispecie di applicazione della misura cautelare dell'obbligo di dimora con divieto di allontanamento dall'abitazione dalle ore 8 alle ore 20).

Cassazione penale sez. II  11 maggio 2012 n. 22555  

 

L'errore del giudice che nell'emettere, a seguito di sentenza di condanna, misura cautelare ex art. 307 c.p.p. evochi, invece, le disposizioni in materia di prima applicazione della misura, non incide sulla legittimità del provvedimento coercitivo che va, infatti, valutato non in relazione all'astratta individuazione dell'atto, ma in forza della verifica concreta dei suoi presupposti giustificativi. (Nella specie, la Corte ha ritenuto legittima la misura cautelare che pur avendo erroneamente fatto riferimento agli artt. 275, 280 e 285 c.p.p., in concreto aveva motivato sull'esistenza delle esigenze cautelari, necessarie ex art. 307 c.p.p., per l'emissione della misura).

Cassazione penale sez. VI  28 marzo 2012 n. 15697  

 

Nel caso di scarcerazione per decorrenza dei termini, l'applicazione di altre misure cautelati prevista dall'art. 307 c.p.p. deve essere preceduta da una richiesta del p.m., che non può ritenersi implicita nel parere negativo fornito in relazione all'istanza.

Tribunale Milano sez. XII  27 settembre 2011

 

Nel caso di scarcerazione per decorrenza termini, anche qualora si proceda per taluno dei reati indicati nel comma 1 bis dell'art. 307 c.p.p., l'applicazione, ai sensi di tale norma, delle misure cautelari ivi indicate richiede comunque la verifica (della quale deve darsi atto in motivazione) della permanente sussistenza delle ragioni che avevano determinato la custodia intramuraria, dovendosi altresì motivare in ordine alla scelta della misura applicata ed all'eventuale applicazione congiunta di dette misure.

Cassazione penale sez. VI  21 settembre 2011 n. 34531  



 
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