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Codice proc. penale agg.  al  5 Mag 2015
 
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Art. 308 cod. proc. penale: Termini di durata massima delle misure diverse dalla custodia cautelare

1. Le misure coercitive diverse dalla custodia cautelare perdono efficacia quando dall’inizio della loro esecuzione è decorso un periodo di tempo pari al doppio dei termini previsti dall’articolo 303.

2. Le misure interdittive perdono efficacia quando sono decorsi due mesi dall’inizio della loro esecuzione. In ogni caso, qualora esse siano state disposte per esigenze probatorie, il giudice può disporne la rinnovazione anche al di là di due mesi dall’inizio dell’esecuzione, osservati i limiti previsti dal comma 1.

2-bis. Nel caso si proceda per uno dei delitti previsti dagli articoli 314, 316, 316-bis, 316-ter, 317, 318, 319, 319-ter, 319-quater, primo comma, e 320 del codice penale, le misure interdittive perdono effi-cacia decorsi sei mesi dall’inizio della loro esecuzione. In ogni caso, qualora esse siano state disposte per esigenze probatorie, il giudice può disporne la rinnovazione anche oltre sei mesi dall’inizio dell’ese-cuzione, fermo restando che comunque la loro efficacia viene meno se dall’inizio della loro esecuzione è decorso un periodo di tempo pari al triplo dei termini previsti dall’articolo 303 (1).

3. L’estinzione delle misure non pregiudica l’esercizio dei poteri che la legge attribuisce al giudice penale o ad altre autorità nell’applicazione di pene accessorie o di altre misure interdittive.


Giurisprudenza annotata

Termini di durata massima delle misure cautelari

I termini di durata delle misure interdittive applicabili agli indagati ed imputati dei delitti contro la p.a. elencati dall'art. 308, comma secondo bis, cod. proc. pen., sono prorogabili oltre il limite dei sei mesi solo se le stesse siano state disposte per esigenze probatorie. (Rigetta, Trib. Perugia, 23/07/2013 )

Cassazione penale sez. VI  17 dicembre 2013 n. 23359  

 

In tema di durata delle misure cautelari personali interdittive, la disposizione speciale contenuta nell'art. 308 comma 2 bis c.p.p., secondo cui le stesse perdono efficacia decorsi sei mesi dall'inizio della loro esecuzione, si applica ai soli delitti contro la p.a. ivi indicati, e non anche alle corrispondenti fattispecie tentate, in quanto il comma secondo bis non contiene alcun riferimento a queste ultime, e, quindi, per le stesse opera la regola generale prevista dal comma secondo del medesimo articolo, che fissa il più breve termine di due mesi. (Annulla con rinvio, Trib. lib. Lecce, 03/09/2013 )

Cassazione penale sez. VI  12 dicembre 2013 n. 11748  

 

II termine di durata massima delle misure coercitive diverse dalla custodia cautelare, fissato dall'art. 308 c.p.p. nel doppio di quelli previsti per la custodia cautelare, non è soggetto alle cause di sospensione dettate, per la sola custodia cautelare, dall'art. 304 c.p.p.

Cassazione penale sez. IV  25 giugno 2013 n. 30294  

 

In tema di estradizione per l'estero, quando l'esecuzione della consegna viene sospesa per effetto dell'attivazione della procedura diretta ad ottenere il riconoscimento della protezione internazionale a norma del d.lg. n. 25 del 2008, non è applicabile alle misure coercitive in corso di esecuzione all'atto della sospensione la disciplina dei termini di durata massima previsti dagli artt. 303, comma 4, e 308 c.p.p., ma quella prevista dall'art. 708, comma 6, c.p.p. (Fattispecie in cui l'esecuzione del d.m. di estradizione è stata sospesa dal giudice amministrativo in attesa della decisione sul riconoscimento della protezione internazionale, negato dalla Commissione territoriale con provvedimento impugnato dinanzi al tribunale civile).

Cassazione penale sez. VI  04 giugno 2013 n. 25866  

 

L'art. 289 c.p.p. non prevede che l'ordinanza che disponga la sospensione dall'esercizio di un pubblico ufficio o servizio debba indicare un termine di efficacia, applicandosi, infatti, la regola generale prevista per le misure interdittive dall'art. 308 comma 2 c.p.p. Dichiara inammissibile, Trib. lib. Roma, 19 ottobre 2012

Cassazione penale sez. II  12 marzo 2013 n. 29132  

 

Allorquando il Ministro della Giustizia sospenda, a norma dell'art. 709 c.p.p., l'esecuzione "a soddisfatta giustizia italiana", non sono applicabili alle misure coercitive in corso di esecuzione all'atto della sospensione i termini di durata massima previsti dagli artt. 303, comma quarto, e 308 c.p.p..

Cassazione penale sez. VI  23 gennaio 2013 n. 5647  

 

In tema di mandato di arresto europeo, il termine perentorio di sessanta giorni, prorogabile di ulteriori trenta, previsto dagli artt. 17, comma 2, e 21 della l. n. 69 del 2005, per la durata delle misure restrittive della libertà personale, è applicabile a tutte le misure cautelari adottate per garantire la consegna della persona richiesta dall'autorità giudiziaria estera, ivi comprese le misure coercitive diverse dalla custodia cautelare. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha annullato senza rinvio l'ordinanza con cui la corte territoriale aveva rigettato l'istanza di revoca della misura dell'obbligo di presentazione alla p.g., ritenendo invece applicabili i più ampi termini di scadenza previsti dall'art. 308 c.p.p.).

Cassazione penale sez. fer.  25 agosto 2011 n. 38144  

 

La inabilitazione all'esercizio della professione notarile ex art. 140 l. 16 febbraio 1913, n. 89 ha natura di misura cautelare interdittiva conseguente alla promozione di un procedimento penale, ed è riconducibile alla misura del divieto temporaneo di esercitare determinate attività professionali prevista in via generale dall'art. 290 c.p.p. Ne consegue che anche con riguardo alla suddetta misura è applicabile il limite massimo di durata previsto dall'art. 308, comma 2, c.p.p. Dichiara inammissibile, Trib. lib. Torino, 16 Marzo 2007

Cassazione penale sez. V  31 maggio 2007 n. 28948  

 

Qualora il Ministro della giustizia sospenda, a norma dell'art. 709 c.p.p., l'esecuzione della estradizione "a soddisfatta giustizia italiana", non sono applicabili alle misure coercitive in corso di esecuzione all'atto della sospensione i termini di durata massima previsti dagli artt. 303, comma 4, e 308 c.p.p. Tali misure devono pertanto essere revocate per l'assenza di una previsione normativa che ne legittimi il permanere anche durante il periodo in cui l'esecuzione della estradizione resta sospesa; ferma restando, peraltro, la possibilità di adottare nuovamente misure coercitive, una volta cessata la sospensione, nei limiti delle esigenze cautelari connesse all'accompagnamento dell'estradando ed alla sua consegna allo Stato richiedente, e con l'osservanza dei termini previsti dall'art. 708 c.p.p.

Cassazione penale sez. un.  28 novembre 2006 n. 41540

 

In tema di estradizione per l'estero, ove il g.a. sospenda il d.m. di estradizione è impedita - a causa di tale ostacolo giuridico - l'ulteriore fissazione del termine per la consegna di cui all'art. 708 comma 5 c.p.p., sicché non può operare in tale ipotesi la perdita di efficacia della custodia prevista dal successivo comma 6, ma esclusivamente quello - generale e desumibile dal rinvio operato dall'art. 714 c.p.p. - connesso alla scadenza del termine massimo di durata delle misure coercitive di cui agli art. 303 e 308 c.p.p.

Cassazione penale sez. VI  08 maggio 2006 n. 29521  

 

In tema di estradizione per l'estero, per determinare i termini di durata delle misure coercitive adottate a fini estradizionali, sia prima della formale domanda di estradizione che all'interno della fase giurisdizionale o anche nel corso della successiva fase amministrativa, non può farsi riferimento, in virtù del richiamo operato dall'art. 714 comma 2 c.p.p., alle norme di cui agli art. 303 e 308 c.p.p., e si attagliano unicamente alla struttura e alle caratteristiche del processo ordinario e non sono compatibili con le peculiarità del procedimento di estradizione, cadenzato da forme, modi e termini del tutto autonomi. Tuttavia, qualora il Ministro della giustizia sospenda, a norma dell'art. 9 c.p.p., l'esecuzione della estradizione "a soddisfatta giustizia italiana" devono ritenersi applicabili i termini di durata massima previsti dagli art. 303 comma 4 e 308 c.p.p.

Cassazione penale sez. VI  08 febbraio 2006 n. 10110  



 
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