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Codice proc. penale agg.  al  5 Mag 2015
 
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Art. 309 cod. proc. penale: Riesame delle ordinanze che dispongono una misura coercitiva

1. Entro dieci giorni dalla esecuzione o notificazione del provvedimento, l’imputato può proporre richiesta di riesame, anche nel merito, della ordinanza che dispone una misura coercitiva, salvo che si tratti di ordinanza emessa a seguito di appello del pubblico ministero.

2. Per l’imputato latitante il termine decorre dalla data di notificazione eseguita a norma dell’articolo 165. Tuttavia, se sopravviene l’esecuzione della misura, il termine decorre da tale momento quando l’imputato prova di non avere avuto tempestiva conoscenza del provvedimento.

3. Il difensore dell’imputato può proporre la richiesta di riesame entro dieci giorni dalla notificazione dell’avviso di deposito dell’ordinanza che dispone la misura.

3-bis. Nei termini previsti dai commi 1, 2 e 3 non si computano i giorni per i quali è stato disposto il differimento del colloquio, a norma dell’articolo 104, comma 3.

4. La richiesta di riesame è presentata nella cancelleria del tribunale indicato nel comma 7. Si osservano le forme previste dagli articoli 582 e 583 .

5. Il presidente cura che sia dato immediato avviso all’autorità giudiziaria procedente la quale, entro il giorno successivo, e comunque non oltre il quinto giorno, trasmette al tribunale gli atti presentati a norma dell’articolo 291, comma 1, nonché tutti gli elementi sopravvenuti a favore della persona sottoposta alle indagini.

6. Con la richiesta di riesame possono essere enunciati anche i motivi. Chi ha proposto la richiesta ha, inoltre, facoltà di enunciare i nuovi motivi davanti al giudice del riesame facendone dare atto a verbale prima dell’inizio della discussione.

7. Sulla richiesta di riesame decide, in composizione collegiale, il tribunale del luogo nel quale ha sede la corte di appello o la sezione distaccata della corte di appello nella cui circoscrizione è compreso l’ufficio del giudice che ha emesso l’ordinanza.

8. Il procedimento davanti al tribunale si svolge in camera di consiglio nelle forme previste dall’articolo 127. L’avviso della data fissata per l’udienza è comunicato, almeno tre giorni prima, al pubblico ministero presso il tribunale indicato nel comma 7 e, se diverso, a quello che ha richiesto l’applicazione della misura; esso è notificato, altresì, entro lo stesso termine, all’imputato ed al suo difensore. Fino al giorno dell’udienza gli atti restano depositati in cancelleria, con facoltà per il difensore di esaminarli e di estrarne copia.

8-bis. Il pubblico ministero che ha richiesto l’applicazione della misura può partecipare all’udienza in luogo del pubblico ministero presso il tribunale indicato nel comma 7.

9. Entro dieci giorni dalla ricezione degli atti il tribunale, se non deve dichiarare l’inammissibilità della richiesta, annulla, riforma e conferma l’ordinanza oggetto del riesame decidendo anche sulla base degli elementi addotti dalle parti nel corso dell’udienza. Il tribunale può annullare il provvedimento impugnato o riformarlo in senso favorevole all’imputato anche per motivi diversi da quelli enunciati ovvero può confermarlo per ragioni diverse da quelle indicate nella motivazione del provvedimento stesso.

10. Se la trasmissione degli atti non avviene nei termini di cui al comma 5 o se la decisione sulla richiesta di riesame non interviene entro il termine prescritto, l’ordinanza che dispone la misura coercitiva perde efficacia.

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La Corte costituzionale con sentenza 7-15 marzo 1996, n. 71 (in G.U. 1a s.s. 20/3/1996, n. 20) ha dichiarato l’ illegittimità costituzionale del presente articolo “nella parte in cui non prevede la possibilità di valutare la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza nell’ipotesi in cui sia stato emesso il decreto che dispone il giudizio a norma dell’art. 429 dello stesso codice”.

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La Corte Costituzionale, con sentenza 2 – 6 dicembre 2013, n. 293 (in G.U. 1a s.s. 11/12/2013, n. 50), ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 309 del codice di procedura penale, in quanto interpretato nel senso che la deducibilità, nel procedimento di riesame, della retrodatazione della decorrenza dei termini di durata massima delle misure cautelari, prevista dall’art. 297, comma 3, del medesimo codice, sia subordinata – oltre che alla condizione che, per effetto della retrodatazione, il termine sia già scaduto al momento dell’emissione dell’ordinanza cautelare impugnata – anche a quella che tutti gli elementi per la retrodatazione risultino da detta ordinanza”.


Giurisprudenza annotata

Riesame delle ordinanze

La mancata trasmissione al Tribunale del riesame dei decreti di autorizzazione delle intercettazioni telefoniche non determina l'inutilizzabilità delle comunicazioni intercettate, che consegue alle violazioni specificatamente previste dall'art. 271 c.p.p., ma dà luogo alla perdita di efficacia della misura cautelare applicata in base all'art. 309, commi 5 e 10, c.p.p., quando essi siano stati presentati dal p.m. al g.i.p. con la richiesta di misura cautelare. (Dichiara inammissibile, Trib. lib. Venezia, 22/04/2014 )

Cassazione penale sez. VI  30 ottobre 2014 n. 51677  

 

In tema di riesame avverso una ordinanza applicativa di misura cautelare personale, la trasmissione degli atti al tribunale, prescritta a pena di inefficacia della misura coercitiva dall'art. 309, commi 5 e 10, c.p.p., non può considerarsi attuata per il sol fatto che il provvedimento impugnato contenga una trascrizione, più o meno esaustiva, del contenuto dei verbali di prova posti a fondamento della decisione cautelare. (Annulla senza rinvio, Trib. lib. Napoli, 15/04/2014 )

Cassazione penale sez. VI  22 ottobre 2014 n. 50963  

 

In tema di riesame di un provvedimento concernente la libertà personale, l'art. 100 disp. att. c.p.p., consente la trasmissione anche solo della copia degli atti indicati dall'art. 309, comma 5, c.p.p. e non vieta che detta trasmissione possa essere effettuata attraverso la trasposizione degli atti in formato digitale, purché la difesa sia posta in grado, in un tempo compatibile con i termini previsti per la celebrazione del giudizio di riesame, di estrarre copia del supporto informatico ovvero di consultare il suo contenuto presso la cancelleria del tribunale investito dell'istanza. (Rigetta in parte, Trib. lib. Roma, 18/04/2014 )

Cassazione penale sez. V  06 ottobre 2014 n. 48415  

 

Non sussiste la perdita di efficacia della misura cautelare reale nel caso in cui la decisione sulla richiesta di riesame, completa di motivazione, sia depositata oltre il termine di 10 giorni, previsto dall'articolo 309, comma 10, c.p.p., purché il Tribunale del riesame abbia deliberato e depositato il relativo dispositivo entro il termine di 10 giorni dalla ricezione degli atti. L'integrazione del contraddittorio con i terzi soggetti che hanno legittimo interesse a contraddire in relazione al provvedimento cautelare reale si realizza infatti attraverso il riesame del provvedimento che ben può essere proposto anche da detti soggetti, essendo per sua stessa natura il provvedimento cautelare reale emesso in assenza di qualsivoglia contraddittorio.

Cassazione penale sez. V  02 ottobre 2014 n. 9728  

 

In tema di riesame di misure cautelari, non è applicabile la particolare disposizione dell'art. 581, comma 1, lett. c), c.p.p., che impone, a pena di inammissibilità, l'indicazione dei motivi di impugnazione contestualmente alla presentazione del gravame, stante la facoltatività, prevista dal sesto comma dell'art. 309 stesso codice, della indicazione dei motivi a sostegno. (Annulla con rinvio, Trib. lib. L'Aquila, 31/03/2014 )

Cassazione penale sez. VI  30 settembre 2014 n. 41131  

 

Il procedimento incidentale di riesame del provvedimento applicativo di una misura cautelare è caratterizzato dal contraddittorio eventuale o facoltativo, ai sensi dell'art. 127 c.p.p., richiamato dall'art. 309 c.p.p.. Perciò, la presenza o l'assenza delle parti, compreso indagato e difensore, non hanno nessuna influenza sulla regolarità del procedimento.

Cassazione penale sez. VI  30 settembre 2014 n. 41131  

 

In tema di riesame, la violazione del termine di tre giorni liberi di cui agli art. 309, comma 8, e 324, comma 6, c.p.p. non determina una nullità di carattere assoluto, con la conseguenza che essa è assoggettata ai termini di deducibilità di cui all'art. 182 c.p.p. ed alla sanatoria di cui all'art. 184 c.p.p., e che tale vizio non può essere comunque eccepito da chi vi ha dato causa o ha concorso a darvi causa. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso che la reiterata assenza presso il domicilio eletto dell'indagata o di altre persone in grado di ricevere l'avviso di fissazione dell'udienza potesse costituire concorso nella causazione della nullità o rappresentare una forma di sanatoria della notifica tardivamente eseguita).

Cassazione penale sez. III  10 luglio 2014 n. 44075  

 

L'avviso di fissazione dell'udienza camerale per la trattazione dell'appello cautelare personale proposto avverso l'ordinanza emessa da un giudice diverso da quello esistente presso il luogo ove ha sede il tribunale della libertà, a differenza di quello relativo ad istanza di riesame, deve essere comunicato solo al p.m. costituito presso il giudice dell'impugnazione, mentre all'ufficio requirente presso l'autorità giudiziaria che ha pronunciato il provvedimento impugnato spetta esclusivamente la legittimazione concorrente a proporre ricorso per cassazione, non trovando applicazione l'art. 309, commi 8 e 8 bis, c.p.p. (Dichiara inammissibile, Trib. lib. Torino, 31/01/2014 )

Cassazione penale sez. III  03 luglio 2014 n. 45235  

 

In tema di riesame, il p.m. non ha l'obbligo di trasmettere, ai sensi del comma quinto dell'art. 309 c.p.p., i supporti informatici contenenti le video riprese utilizzate ai fini dell'applicazione della misura (nella specie, ritraenti le sequenze della azione delittuosa) quando gli esiti delle stesse siano riportati nell'annotazione di polizia giudiziaria. (Rigetta, Trib. lib. Bari, 24/02/2014 )

Cassazione penale sez. I  20 giugno 2014 n. 33819  

 

Nell'ipotesi di emissione di nuova misura cautelare custodiale in seguito alla dichiarazione di inefficacia, ai sensi dell'art. 309, comma 5 e 10, c.p.p., di quella precedente, il g.i.p. non ha il dovere di interrogare l'indagato prima di ripristinare nei suoi confronti il regime custodiale e non è tenuto a reiterare l'interrogatorio di garanzia neanche successivamente, sempre che l'interrogatorio sia stato in precedenza regolarmente espletato e sempre che la nuova ordinanza cautelare non contenga elementi nuovi e diversi rispetto alla precedente.

Cassazione penale sez. un.  24 aprile 2014 n. 28270  

 

La previsione di cui all'art. 299 comma 4 quater c.p.p., in tema di accertamenti medici sulle condizioni di salute dell'indagato attiene esclusivamente alla procedura della revoca o sostituzione della misura cautelare disciplinata dall'art. 299 medesimo e non è estensibile, in via analogica, al procedimento di riesame di una misura cautelare di cui all'art. 309 c.p.p. (Dichiara inammissibile, Trib. Perugia, 25/11/2013 )

Cassazione penale sez. II  03 aprile 2014 n. 16370  



 
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