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Codice proc. penale agg.  al  5 Mag 2015
 
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Art. 310 cod. proc. penale: Appello

1. Fuori dei casi previsti dall’articolo 309 comma 1, il pubblico ministero, l’imputato e il suo difensore possono proporre appello contro le ordinanze in materia di misure cautelari personali, enunciandone contestualmente i motivi.

2. Si osservano le disposizioni dell’articolo 309 commi 1, 2, 3, 4 e 7. Dell’appello è dato immediato avviso all’autorità giudiziaria precedente che, entro il giorno successivo, trasmette al tribunale l’ordinanza appellata e gli atti su cui la stessa si fonda. Il procedimento davanti al tribunale si svolge in camera di consiglio nelle forme previste dall’articolo 127. Fino al giorno dell’udienza gli atti restano depositati in cancelleria con facoltà per il difensore di esaminarli e di estrarne la copia. Il tribunale decide entro venti giorni dalla ricezione degli atti.

3. L’esecuzione della decisione con la quale il tribunale, accogliendo l’appello del pubblico ministero, dispone una misura cautelare è sospesa fino a che la decisione non sia divenuta definitiva.

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La Corte costituzionale con sentenza 7-15 marzo 1996, n. 71 (in G.U. 1a s.s. 20/3/1996, n. 20) ha dichiarato l’ illegittimità costituzionale del presente articolo “nella parte in cui non prevede la possibilità di valutare la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza nell’ipotesi in cui sia stato emesso il decreto che dispone il giudizio a norma dell’art. 429 dello stesso codice.”


Giurisprudenza annotata

Appello

Nel procedimento di riesame non è deducibile, né rilevabile d'ufficio, la questione inerente all'inefficacia della misura coercitiva per asserita mancanza, tardività o invalidità dell'interrogatorio previsto dall'art. 294 c.p.p. (interrogatorio della persona sottoposta a misura cautelare personale). Se, però, tale inefficacia viene fatta valere con un'autonoma istanza, rigettata poi dal gip, l'appello proposto ai sensi dell'art. 310 c.p.p. comporta che il Tribunale opera come giudice dell'appello cautelare, non come giudice del riesame.

Cassazione penale sez. V  26 febbraio 2015 n. 11127  

 

Qualora sia applicata una misura cautelare personale nei confronti di un cittadino straniero che non è in grado di comprendere la lingua italiana, l'omessa traduzione del provvedimento determina la sua nullità solo se la predetta circostanza era già nota al momento dell'emissione del titolo cautelare; laddove invece la mancata conoscenza della lingua italiana emerge in un momento successivo, la traduzione dell'ordinanza applicativa della misura dovrà essere richiesta dallo straniero alloglotta nel corso dell'interrogatorio di garanzia ovvero con istanza ex art. 299 c.p.p., con la possibilità di proporre appello ex art. 310 c.p.p. in caso di rigetto, mentre il termine per proporre la richiesta di riesame avverso il titolo cautelare, ai sensi dell'art. 309 del codice di rito, decorrerà dall'avvenuta traduzione del titolo stesso. (Rigetta, Trib. lib. Venezia, 27/05/2014 )

Cassazione penale sez. VI  12 novembre 2014 n. 50766  

 

In tema di appello avverso i provvedimenti "de libertate", l'inosservanza del termine di dieci giorni liberi per l'avviso alle parti ed ai difensori del giorno dell'udienza, stabilito dall'art. 127 c.p.p. per il procedimento in camera di consiglio - alle cui forme fa rinvio l'art. 310, comma 2, c.p.p. - determina una nullità a regime intermedio e non una nullità assoluta ex art. 179 c.p.p., in quanto quest'ultima presuppone l'omessa (e non l'intempestiva) citazione dell'interessato o del suo difensore. (Rigetta, Trib. lib. Bari, 05/06/2014 )

Cassazione penale sez. V  14 ottobre 2014 n. 48423  

 

L'inammissibilità dell'istanza di revoca o sostituzione della misura cautelare personale applicata nei procedimenti aventi ad oggetto delitti commessi con violenza alla persona, prevista dall'art. 299, comma 3, c.p.p., come modificato dall'art. 2 d.l. 14 agosto 2013, n. 93, convertito in l. 15 ottobre 2013, n. 119, quale conseguenza della mancata notifica della richiesta medesima, a cura della parte richiedente alla persona offesa, è rilevabile d'ufficio e non può essere sanata fino al formarsi del giudicato. (In applicazione del principio, la Corte ha annullato senza rinvio sia il provvedimento di revoca della misura sia quello di rigetto dell'appello cautelare, sebbene la causa di inammissibilità dell'istanza non fosse stata dedotta tra i motivi di impugnazione proposti al tribunale della libertà ex art. 310, c.p.p.).

Cassazione penale sez. II  20 giugno 2014 n. 29045  

 

Nel procedimento di appello ex art. 310 c.p.p., proposto dal p.m. contro l'ordinanza reiettiva della richiesta di misura cautelare personale, l'indagato può produrre, nel contraddittorio camerale, documentazione relativa ad elementi probatori "nuovi", sia preesistenti che sopravvenuti, acquisiti anche all'esito di investigazioni difensive, che siano idonei a contrastare i motivi di gravame del p.m., ovvero a dimostrare l'insussistenza delle condizioni e dei presupposti di applicabilità della misura cautelare richiesta; analogamente al p.m. è consentito - nell'ambito dei confini segnati dal "devolutum", purché sia assicurato il contraddittorio nel procedimento camerale, anche mediante la concessione di un congruo termine a difesa - di produrre documentazione relativa ad elementi "nuovi", intendendosi per tali quei materiali informativi, preesistenti o sopravvenuti, cha non siano stati già oggetto di valutazione. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto legittima la produzione da parte del p.m., della relazione "definitiva" del consulente tecnico da esso nominato, dopo che al g.i.p. era stata depositata la relazione "provvisoria" redatta dal medesimo ausiliario). (Rigetta, Trib. lib. Roma, 21/01/2014 )

Cassazione penale sez. V  10 giugno 2014 n. 42847  

 

Adito da richiesta di sostituzione di misura cautelare, il giudice, in caso di dubbi sulla sufficienza della documentazione acquisita, anche in sede di appello, può disporre tutti gli accertamenti ritenuti necessari per verificare la concreta possibilità di esecuzione di un provvedimento coercitivo meno afflittivo. (In applicazione del principio, la Corte ha censurato il provvedimento con cui il g.i.p. e di seguito il Tribunale, adito ex art. 310 c.p.p., avevano rigettato l'istanza dell'indagato di sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari, limitandosi a giudicare carente la documentazione, prodotta dall'indagato medesimo, in ordine alla disponibilità della convivente ad accoglierlo nella propria abitazione). (Annulla con rinvio, Trib. lib. Firenze, 02/10/2013 )

Cassazione penale sez. II  11 aprile 2014 n. 17795  

 

L'esecutività della decisione con cui il tribunale ai sensi dell'art. 310 c.p.p. abbia deciso l'applicazione di una misura cautelare è in ogni caso preclusa dall'emissione di sentenza di incompetenza per territorio deliberata nel procedimento principale prima che la pronuncia diventi definitiva. (Annulla senza rinvio, Trib. lib. Catanzaro, 11/06/2013 )

Cassazione penale sez. VI  30 gennaio 2014 n. 14016  

 

La sentenza dichiarativa dell'incompetenza per territorio, emessa nel procedimento principale, preclude l'esecutività dell'ordinanza, non ancora divenuta definitiva, con cui il tribunale, ai sensi dell'art. 310 c.p.p., abbia applicato una misura cautelare personale in accoglimento dell'appello del p.m. Annulla senza rinvio Trib. Catanzaro, ord. 11 giugno 2013

Cassazione penale sez. VI  16 gennaio 2014 n. 12007

 

In tema di riesame, laddove risulti materialmente impossibile soddisfare entro i termini dettati dall'art. 309 c.p.p., la richiesta difensiva di acquisire copia della traccia fonica delle intercettazioni poste a fondamento della misura cautelare, i termini in parola non possono essere dilazionati, ma il difensore può far valere le sue ragioni proponendo, all'esito del successivo ascolto, istanza di revoca della misura ai sensi dell'art. 299 c.p.p. ed eventuale appello ai sensi dell'art. 310 c.p.p.

Cassazione penale sez. VI  20 dicembre 2013 n. 13886  

 

L'ordinanza con la quale il tribunale del riesame, a seguito di annullamento con rinvio disposto su ricorso del p.m., confermi l'originaria ordinanza di rigetto di istanza per la cessazione di efficacia della custodia cautelare per decorso dei termini, in un primo tempo invece accolta dal medesimo tribunale, è immediatamente esecutiva e determina il ripristino dello stato di custodia, anche in caso di nuova proposizione di ricorso per cassazione. (In motivazione, la S.C. ha affermato che a tale ipotesi non si estende per analogia l'effetto sospensivo previsto dall'art. 310 comma 3 c.p.p., operando invece la regola generale di cui all'art. 588 comma 2 c.p.p., secondo cui le impugnazioni contro i provvedimenti in materia di libertà personale non hanno effetto sospensivo). Rigetta, Trib. lib. Catanzaro, 23/05/2013

Cassazione penale sez. III  19 dicembre 2013 n. 2888



 
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