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Codice proc. penale agg.  al  5 Mag 2015
 
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Art. 314 cod. proc. penale: Presupposti e modalità della decisione

1. Chi è stato prosciolto con sentenza irrevocabile perché il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto, perché il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, ha diritto a un’equa riparazione per la custodia cautelare subita, qualora non vi abbia dato o concorso a darvi causa per dolo o colpa grave.

2. Lo stesso diritto spetta al prosciolto per qualsiasi causa o al condannato che nel corso del processo sia stato sottoposto a custodia cautelare, quando con decisione irrevocabile risulti accertato che il provvedimento che ha disposto la misura è stato emesso o mantenuto senza che sussistessero le condizioni di applicabilità previste dagli articoli 273 e 280.

3. Le disposizioni dei commi 1 e 2 si applicano, alle medesime condizioni, a favore delle persone nei cui confronti sia pronunciato provvedimento di archiviazione ovvero sentenza di non luogo a procedere.

4. Il diritto alla riparazione è escluso per quella parte della custodia cautelare che sia computata ai fini della determinazione della misura di una pena ovvero per il periodo in cui le limitazioni conseguenti all’applicazione della custodia siano state sofferte anche in forza di altro titolo.

5. Quando con la sentenza o con il provvedimento di archiviazione è stato affermato che il fatto non è previsto dalla legge come reato per abrogazione della norma incriminatrice, il diritto alla riparazione è altresì escluso per quella parte di custodia cautelare sofferta prima della abrogazione medesima.

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La Corte Costituzionale con sentenza 18-25 luglio 1996, n. 310 (in G.U. 1a s.s. 31/07/1996, n. 31) ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo “nella parte in cui non prevede il diritto all’equa riparazione anche per la detenzione ingiustamente patita a cusa di erroneo ordine di esecuzione.”

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La Corte Costituzionale con sentenza 24 marzo-2aprile 1999, n. 109 (in G.U. 1a s.s. 07/04/1999, n. 8) ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del comma 1 del presente articolo “nella parte in cui non prevede che chi e’ stato prosciolto con sentenza irrevocabile perché il fatto non sussiste, per non avere commesso il fatto, perché il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, ha diritto a un’equa riparazione per la detenzione subita a causa di arresto in flagranza o di fermo di indiziato di delitto, entro gli stessi limiti stabiliti per la custodia cautelare”;

Ha inoltre dichiarato l’illegittimità costituzionale del comma 2 del presente articolo “nella parte in cui non prevede che lo stesso diritto nei medesimi limiti spetta al prosciolto per qualsiasi causa o al condannato che nel corso del processo sia stato sottoposto ad arresto in flagranza o a fermo di indiziato di delitto quando, con decisione irrevocabile, siano risultate insussistenti le condizioni per la convalida”.

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La Corte Costituzionale con sentenza 11 – 20 giugno 2008, n. 219 (in G.U. 1a s.s. 25/06/2008, n. 27) ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 314 del codice di procedura penale, nella parte in cui, nell’ipotesi di detenzione cautelare sofferta, condiziona in ogni caso il diritto all’equa riparazione al proscioglimento nel merito dalle imputazioni, secondo quanto precisato in motivazione.


Giurisprudenza annotata

Presupposti e modalità della decisione

In tema di riparazione per l'ingiusta detenzione, il criterio di fungibilità previsto dall'art. 657 c.p.p., improntato al "favor libertatis", configura, in combinato disposto con il comma 4 dell'art. 314 c.p.p., una "riparazione in forma specifica" per l'ingiusta privazione della libertà personale che prevale rispetto alla monetizzazione di cui al medesimo art. 314, introducendo una forma di "compensazione" per il periodo di detenzione ingiustamente subito, secondo un meccanismo che è compatibile con l'art. 5 Cedu, il quale opera soltanto in caso di violazione delle prescrizioni da esso poste ai paragrafi 1, 2, 3 e 4, e che non può essere oggetto di disapplicazione per contrasto con l'art. 6 della Carta di Nizza, in assenza di collegamento tra la materia in oggetto e il diritto dell'Unione europea. (Rigetta, App. Genova, 17/06/2013 )

Cassazione penale sez. III  17 settembre 2014 n. 43453  

 

Non sussiste l'interesse dell'indagato a ricorrere per l'annullamento di provvedimenti cautelari interdittivi che nelle more del giudizio d'impugnazione siano stati revocati o siano divenuti inefficaci, atteso che alle misure interdittive non si estende l'istituto della riparazione per ingiusta detenzione di cui all'art. 314 c.p.p., il quale giustifica la persistenza di uno specifico e concreto interesse all'impugnazione in caso di cessazione dell'operatività della misura.

Cassazione penale sez. V  16 maggio 2014 n. 42839  

 

In tema di riparazione per l'ingiusta detenzione, la decisione dell'imputato di sottrarsi alla cattura e di darsi alla latitanza non costituisce di per sé elemento per l'individuazione della colpa grave di cui all'art. 314, comma 1, c.p.p. (Annulla con rinvio, App. Catania, 07/05/2013 )

Cassazione penale sez. IV  09 maggio 2014 n. 39529  

 

È inammissibile per carenza di interesse l'impugnazione dell'indagato avverso il provvedimento di rigetto dell'istanza di revoca o sostituzione della misura cautelare degli arresti domiciliari quando nelle more del procedimento cautelare la misura sia stata revocata a seguito di sentenza di assoluzione, considerato che, anche avendo riguardo all'interesse relativo alla domanda di equa riparazione, la decisione assolutoria integra di per sé il presupposto positivo, previsto dall'art. 314, comma 1, c.p.p., per il diritto alla riparazione, unitamente a quello della subìta custodia cautelare e del non avere concorso a darvi causa per dolo o colpa grave. (Dichiara inammissibile, Trib. lib. Napoli, 28/11/2013 )

Cassazione penale sez. V  16 aprile 2014 n. 25462

 

In tema di ingiusta detenzione, con riguardo alla previsione di cui all'art. 314, comma 2, c.p.p., non può dare diritto alla riparazione la circostanza che il richiedente abbia ottenuto, in sede di cognizione, la sospensione condizionale della pena in ordine al reato relativamente al quale era stato sottoposto a custodia cautelare. (Rigetta, App. Catanzaro, 03/05/2013 )

Cassazione penale sez. IV  20 febbraio 2014 n. 24623  

 

Il diritto alla riparazione dell'ingiusta detenzione, ai sensi dell'art. 314 c.p.p., non spetta quando sia stata posta in esecuzione una pena per la quale sia stato concesso indulto soggetto a revoca di diritto non ancora disposta, a condizione che essa venga successivamente pronunciata. (Rigetta, App. Bologna, 19/12/2012 )

Cassazione penale sez. IV  30 gennaio 2014 n. 18550  

 

Le illegittime modalità di esecuzione della pena irrogata da una sentenza di condanna irrevocabile non possono dare luogo al diritto all'equa riparazione, essendo questo configurabile - ai sensi dell'art. 314 c.p.p. - nelle sole ipotesi di custodia cautelare "ingiusta" per la sua applicazione nonostante l'insussistenza delle condizioni previste dagli art. 273 e 280 c.p.p., ovvero per effetto del dato postumo del definitivo proscioglimento del soggetto. Dichiara inammissibile, G.i.p. Trib. Rimini, 05/04/2013

Cassazione penale sez. I  26 novembre 2013 n. 2278  

 

In tema di riparazione per ingiusta detenzione, nel caso di richiesta avanzata ai sensi dell'art. 314, comma 1, c.p.p. (proscioglimento con sentenza irrevocabile), al fine di ritenere sussistenti le condizioni ostative costituite dal dolo o dalla colpa grave sinergica dell'istante, il giudice ben può prendere in considerazione, anche in via esclusiva, gli elementi originariamente valutati in funzione dell'emissione della misura cautelare. (In motivazione la Corte ha chiarito che il principio non vale nel caso di riparazione previsto dal secondo comma dell'art. 314 c.p.p.). (Rigetta, App. Palermo, 23/01/2012 )

Cassazione penale sez. IV  13 novembre 2013 n. 9212  

 

L'azione prevista dagli artt. 314 e 315 c.p.p. non ha funzione risarcitoria, ma indennitaria in quanto diretta ad ottenere il ristoro delle sofferenze di ordine personale e familiare derivanti a un soggetto da un atto giudiziario pienamente legittimo; la liquidazione deve svincolarsi dall'esclusivo riferimento a parametri aritmetici o comunque da criteri rigidi, ma si deve basare su una valutazione equitativa che tenga globalmente conto non solo della durata della custodia cautelare, ma anche, e non marginalmente, delle conseguenze personali e familiari scaturite dalla privazione della libertà.

Cassazione penale sez. IV  24 ottobre 2013 n. 49106

 

In tema di ingiusta detenzione, con riferimento all'art. 314 comma 2 c.p.p., non può dare diritto alla riparazione la circostanza che il richiedente abbia ottenuto, in sede di cognizione, la sospensione condizionale della pena in ordine al reato relativamente al quale era stato sottoposto a custodia cautelare. (Dichiara inammissibile, App. Palermo, 12/12/2011 )

Cassazione penale sez. IV  16 ottobre 2013 n. 9211  

 

La riparazione per ingiusta detenzione non è di per sé esclusa, ma soggetta alle limitazioni derivanti dall'art. 314, comma 4, c.p.p. in relazione all'art. 657 stesso codice, ove si verta in ipotesi di processo cumulativo, in cui il proscioglimento con formula piena sia intervenuto soltanto per alcune imputazioni. (Fattispecie relativa a proscioglimento per prescrizione dal reato di associazione per delinquere - idoneo a giustificare la durata della detenzione sofferta - e ad assoluzione per non aver commesso il fatto da quelli di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale). Rigetta, App. Milano, 04/10/2011

Cassazione penale sez. IV  08 ottobre 2013 n. 4071  



 
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