codice-proc-penale
Codice proc. penale agg.  al  5 Mag 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 315 cod. proc. penale: Procedimento per la riparazione

1. La domanda di riparazione deve essere proposta, a pena di inammissibilità, entro due anni dal giorno in cui la sentenza di proscioglimento o di condanna è divenuta irrevocabile, la sentenza di non luogo a procedere è divenuta inoppugnabile o è stata effettuata la notificazione del provvedimento di archiviazione alla persona nei cui confronti è stato pronunciato a norma del comma 3 dell’articolo 314.

2. L’entità della riparazione non può comunque eccedere euro 516.456,90.

3. Si applicano, in quanto compatibili, le norme sulla riparazione dell’errore giudiziario.

————–

La Corte Costituzionale con sentenza 16-30 dicembre 1997, n. 446 (in G.U. 1a s.s. 07/01/1998, n. 1) ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del comma 1 del presente articolo , nella parte in cui prevede che il termine per proporre la domanda di riparazione decorre dalla pronuncia del provvedimento di archiviazione, anziché dal giorno in cui, ricorrendo le condizioni previste dall’articolo 312, comma 3, del presente codice di procedura penale, è stata effettuata la notificazione del provvedimento di archiviazione alla persona nei cui confronti detto provvedimento è stato pronunciato.


Giurisprudenza annotata

Procedimento per la riparazione

In tema di procedimento per la riparazione dell'ingiusta detenzione, il giudice può conoscere soltanto del diritto all'indennizzo e non anche di quello ad ottenere un risarcimento del danno collegato alla restrizione della libertà ma conseguente ad un fatto ingiusto (nella specie, sottoposizione a regime di alta sorveglianza senza contatti con la famiglia e notevole pubblicità della notizia), essendo l'istituto della riparazione regolamentato dalle norme processuali penali e restando ad esso estranee le disposizioni civilistiche di cui agli art. 2043 ss. c.c. che disciplinano il risarcimento del danno da fatto illecito. (Rigetta, App. Genova, 17/06/2013 )

Cassazione penale sez. III  17 settembre 2014 n. 43453  

 

Sussiste il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione anche nell'ipotesi di misura cautelare applicata in difetto di una condizione di procedibilità, la cui necessità sia stata accertata soltanto all'esito del giudizio di merito in ragione di diversa qualificazione attribuita ai fatti rispetto a quella ritenuta nel corso del procedimento cautelare. (Annulla con rinvio, App. Catanzaro, 15/02/2013 )

Cassazione penale sez. IV  29 maggio 2014 n. 39535  

 

L'immutabilità del giudice, sancita dall'art. 525, comma 2, c.p.p., essendo espressione di un principio generale, si estende anche alle decisioni assunte con ordinanza all'esito di udienza camerale ai sensi dell'art. 127 c.p.p. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha annullato l'ordinanza pronunciata dalla Corte d'appello ex art. 315 c.p.p., poiché il verbale dell'udienza camerale recava in intestazione l'indicazione di un collegio presieduto da magistrato diverso da quello che aveva sottoscritto il provvedimento in veste di presidente). (Annulla con rinvio, App. Caltanissetta, 11/04/2013 )

Cassazione penale sez. IV  13 maggio 2014 n. 38122  

 

In materia di riparazione per ingiusta detenzione, il parametro aritmetico, al quale riferire la liquidazione dell'indennizzo, è costituito dal rapporto tra il tetto massimo dell'indennizzo fissato in euro 516.456,90 dall'art. 315, comma 2, c.p.p. e il termine massimo della custodia cautelare pari a sei anni ex art. 303, comma 4, lett. c), espresso in giorni, moltiplicato per il periodo, anch'esso espresso in giorni, di ingiusta restrizione subita, che deve essere opportunamente integrato dal giudice innalzando o riducendo il risultato di tale calcolo numerico, nei limiti dell'importo massimo indennizzabile, per rendere la decisione più equa possibile e rispondente alla specificità (positiva o negativa) della situazione concreta. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata che aveva considerato quale parametro per il calcolo dell'indennizzo un termine massimo della custodia cautelare pari ad anni nove ai sensi dell'art. 304, comma 6, c.p.p.) (Annulla con rinvio, App. Venezia, 28/02/2013 )

Cassazione penale sez. III  01 aprile 2014 n. 29965  

 

In attuazione della regola e del principio generale sull'inviolabilità della libertà personale ex art. 13 Cost., che può essere limitata con misure cautelari soltanto nel caso in cui ricorrano le condizioni fissate dalle disposizioni previste dagli artt. 273 a 315 c.p.p., si impone l'immediata revoca delle misure coercitive quando risultano mancanti, anche per fatti sopravvenuti, le condizioni di applicabilità previste dall'art. 273 c.p.p. o dalle disposizioni relative alle singole misure ovvero le esigenze cautelari previste dall'art. 274 c.p.p.. Ne consegue che l'obbligo imposto al giudice di rimuovere immediatamente la misura non appena accerti l'inesistenza, originaria o sopravvenuta, dei presupposti che la giustificano, opera anche se la misura stessa non abbia ancora ricevuto esecuzione.

Cassazione penale sez. VI  25 febbraio 2014 n. 12328  

 

In tema di riparazione per ingiusta detenzione, devono ritenersi mere imprecisioni formali, non inficianti la validità della procura speciale, le irritualità che non pregiudicano la ricostruzione in termini di certezza della volontà della parte di conferire al difensore un mandato riferito alla richiesta di indennizzo, posto che per il rilascio della procura speciale non sono previste formule sacramentali. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto irrilevanti, a fronte della specifica indicazione nella procura delle finalità del suo rilascio, la circostanza che fosse stata redatta su un foglio separato, non munito di numero di pagina e recante data di gran lunga anteriore a quella della presentazione del ricorso). Annulla con rinvio, App. Napoli, 05/10/2010

Cassazione penale sez. IV  05 novembre 2013 n. 48571  

 

L'azione prevista dagli artt. 314 e 315 c.p.p. non ha funzione risarcitoria, ma indennitaria in quanto diretta ad ottenere il ristoro delle sofferenze di ordine personale e familiare derivanti a un soggetto da un atto giudiziario pienamente legittimo; la liquidazione deve svincolarsi dall'esclusivo riferimento a parametri aritmetici o comunque da criteri rigidi, ma si deve basare su una valutazione equitativa che tenga globalmente conto non solo della durata della custodia cautelare, ma anche, e non marginalmente, delle conseguenze personali e familiari scaturite dalla privazione della libertà.

Cassazione penale sez. IV  24 ottobre 2013 n. 49106



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti