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Codice proc. penale agg.  al  5 Mag 2015
 
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Art. 316 cod. proc. penale: Presupposti ed effetti del provvedimento

1. Se vi è fondata ragione di ritenere che manchino o si disperdano le garanzie per il pagamento della pena pecuniaria, delle spese di procedimento e di ogni altra somma dovuta all’erario dello Stato, il pubblico ministero, in ogni stato e grado del processo di merito, chiede il sequestro conservativo dei beni mobili o immobili dell’imputato o delle somme o cose a lui dovute, nei limiti in cui la legge ne consente il pignoramento.

2. Se vi è fondata ragione di ritenere che manchino o si disperdano le garanzie delle obbligazioni civili derivanti dal reato, la parte civile può chiedere il sequestro conservativo dei beni dell’imputato o del responsabile civile, secondo quanto previsto dal comma 1.

3. Il sequestro disposto a richiesta del pubblico ministero giova anche alla parte civile.

4. Per effetto del sequestro i crediti indicati nei commi 1 e 2 si considerano privilegiati, rispetto a ogni altro credito non privilegiato di data anteriore e ai crediti sorti posteriormente, salvi, in ogni caso, i privilegi stabiliti a garanzia del pagamento dei tributi.


Giurisprudenza annotata

Misure cautelari reali

Per l'adozione del sequestro conservativo è sufficiente che vi sia il fondato motivo per ritenere che manchino le garanzie del credito, ossia che il patrimonio del debitore sia attualmente insufficiente per l'adempimento delle obbligazioni di cui all'art. 316, commi 1 e 2, c.p.p., non occorrendo invece che sia simultaneamente configurabile un futuro depauperamento del debitore. (Rigetta, Trib. lib. Genova, 31/05/2013 )

Cassazione penale sez. un.  25 settembre 2014 n. 51660  

 

Al fine di disporre il sequestro conservativo, è necessario e sufficiente che vi sia il fondato motivo di ritenere che manchino le garanzie del credito; vale a dire che il patrimonio del debitore sia attualmente insufficiente per l'adempimento delle obbligazioni di cui all'art. 316, commi 1 e 2, c.p.p. (fattispecie relativa al sequestro conservativo nei confronti di un indagato accusato di aver attentato alla vita di un ufficiale di polizia giudiziaria, con ingenti danni morali e materiali procurati anche ai familiari).

Cassazione penale sez. un.  25 settembre 2014 n. 51660  

 

In tema di sequestro conservativo, nel concetto di beni mobili ed immobili dell'imputato contenuto nell'art. 316 c.p.p. non rileva la loro formale intestazione, ma che l'imputato ne abbia la disponibilità 'uti dominus', indipendentemente dalla titolarità apparente del diritto in capo a terzi (fattispecie relativa ad un sequestro conservativo di numerosi immobili conferiti in trust da un soggetto indagato per i reati di concorso in bancarotta fraudolenta patrimoniale in relazione ad operazioni dolose, concorso in bancarotta fraudolenta documentale, concorso in bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione, in relazione al fallimento di una s.p.a.).

Cassazione penale sez. V  24 giugno 2014 n. 46137  

 

In tema di misure cautelari reali, nel sequestro conservativo richiesto dal creditore privato, la sussistenza del periculum in mora deve essere alternativamente valutata in riferimento all'originaria inadeguatezza o insufficienza del patrimonio dell'imputato, in relazione all'ammontare delle pretese risarcitorie e del complesso dei crediti che gravano su tale patrimonio, tale da evidenziare la necessità di assicurare un privilegio ai creditori da reato. Può essere considerata anche l'insorgenza di un rischio di dispersione o diminuzione della garanzia patrimoniale, capace di determinare, in riferimento ai medesimi parametri in precedenza indicati, l'esigenza di applicare un vincolo reale idoneo ad assicurarne la conservazione. Ciò anche con riferimento ad una situazione, almeno potenziale, desunta da elementi certi ed univoci, di depauperamento del patrimonio del debitore.

Cassazione penale sez. II  12 novembre 2013 n. 7046  

 

In tema di sequestro conservativo, nel concetto di beni mobili ed immobili dell'imputato contenuto nell'art. 316 c.p.p. non rileva la loro formale intestazione, ma che l'imputato ne abbia la disponibilità uti dominus.

Cassazione penale sez. V  04 febbraio 2013 n. 27227  

 

In tema di sequestro conservativo, il "periculum in mora" va valutato, oltre che con riguardo all'entità del credito del richiedente, anche con riferimento ad una situazione almeno potenziale, desunta da elementi certi ed univoci, di depauperamento del patrimonio del debitore, da porsi in ulteriore relazione con la composizione del patrimonio stesso, con la capacità reddituale e con l'atteggiamento in concreto assunto dal debitore medesimo. (In motivazione, la S.C. ha anche precisato che la finalità dell'art. 316 cod. proc. pen. consiste nell'immobilizzare il patrimonio del soggetto obbligato per attuare la piena e concreta tutela del danneggiato dal reato ai fini del soddisfacimento del suo credito risarcitorio). Annulla con rinvio, Trib. lib. Trapani, 08/02/2012

Cassazione penale sez. II  21 settembre 2012 n. 44148  

 

In tema di sequestro preventivo, il comma 4 dell'art. 323 c.p.p., secondo cui "la restituzione non è ordinata se il giudice dispone, a richiesta del p.m. o della parte civile, che sulle cose appartenenti all'imputato o al responsabile civile sia mantenuto il sequestro a garanzia dei crediti indicati nell'art. 316", va interpretata nel senso che il sequestro disposto a norma dell'art. 321, comma 1, c.p.p. può essere convertito in sequestro conservativo solo in caso di condanna dell'imputato e non anche in caso di proscioglimento, pur quando vi sia richiesta da parte del p.m. o della parte civile, salvo che debba essere ordinata la confisca a norma dell'art. 240 c.p.

Cassazione penale sez. II  08 aprile 2011 n. 16608  

 

In tema di sequestro conservativo, ai fini dell'appartenenza di beni mobili ed immobili all'imputato evocata dall'art. 316 c.p.p., non rileva la loro formale intestazione, ma la circostanza che l'imputato ne abbia la disponibilità "uti dominus", indipendentemente dalla titolarità apparente del diritto in capo a terzi. Rigetta, Trib. lib. Parma, 11/02/2010

Cassazione penale sez. II  15 ottobre 2010 n. 44660  



 
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