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Codice proc. penale agg.  al  5 Mag 2015
 
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Art. 317 cod. proc. penale: Forma del provvedimento. Competenza

1. Il provvedimento che dispone il sequestro conservativo a richiesta del pubblico ministero o della parte civile è emesso con ordinanza del giudice che procede.

2. Se è stata pronunciata sentenza di condanna, di proscioglimento o di non luogo a procedere, soggetta a impugnazione, il sequestro è ordinato, prima che gli atti siano trasmessi al giudice dell’impugnazione, dal giudice che ha pronunciato la sentenza e, successivamente, dal giudice che deve decidere sull’impugnazione. Dopo il provvedimento che dispone il giudizio e prima che gli atti siano trasmessi al giudice competente, provvede il giudice per le indagini preliminari.

3. Il sequestro è eseguito dall’ufficiale giudiziario con le forme prescritte dal codice di procedura civile per l’esecuzione del sequestro conservativo sui beni mobili o immobili.

4. Gli effetti del sequestro cessano quando la sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere non è più soggetta a impugnazione. La cancellazione della trascrizione del sequestro di immobili è eseguita a cura del pubblico ministero. Se il pubblico ministero non provvede, l’interessato può proporre incidente di esecuzione.


Giurisprudenza annotata

Forma del provvedimento. Competenza

La competenza a disporre il sequestro preventivo, dopo che sia stato emesso il decreto che dispone il giudizio e prima che gli atti siano stati trasmessi al giudice competente, spetta al g.u.p., sia per i reati di competenza del tribunale in composizione monocratica ex art. 554 c.p.p., che per i reati assegnati al tribunale in composizione collegiale ex art. 317 c.p.p., spettando inoltre a chi eccepisca l'incompetenza funzionale, l'onere di allegare gli elementi dai quali desumere che, al momento della decisione, il g.u.p. avesse perso la competenza a provvedere in ragione dell'intervenuta trasmissione degli atti al giudice del dibattimento. (Dichiara inammissibile, Trib. lib. Torino, 16/01/2014 )

Cassazione penale sez. III  17 settembre 2014 n. 47684  

 

In tema di concussione di cui all'art. 317 c.p., così come modificato dall'art. 1 comma 75 l. n. 190 del 2012, la costrizione consiste nel comportamento del pubblico ufficiale che, abusando delle sue funzioni o dei suoi poteri, agisce con modalità o con forme di pressione tali da non lasciare margine alla libertà di autodeterminazione del destinatario della pretesa illecita, che, di conseguenza, si determina alla dazione o alla promessa esclusivamente per evitare il danno minacciatogli. (Fattispecie in cui la Corte ha qualificato come concussione la condotta di un carabiniere che, compiendo un controllo con modalità arbitrarie e vessatorie nei confronti di un imprenditore cinese, ingenerava un clima di tensione e preoccupazione, tale da rendere necessitata l'offerta di una somma di denaro quale corrispettivo per omettere la denuncia della condizione di clandestinità dei dipendenti). (Rigetta, App. Firenze, 14/03/2013 )

Cassazione penale sez. VI  11 luglio 2014 n. 37655  

 

In tema di misure cautelari reali, il mancato rispetto del termine perentorio di giorni trenta per l'esecuzione del sequestro conservativo di cui all'art. 675 c.p.c. non determina la decadenza del provvedimento emesso dal giudice penale, in quanto il richiamo alle "forme previste dal codice di procedura civile" contenuto nell'art. 317, comma 3, c.p.p. attiene esclusivamente alle modalità esecutive.

Cassazione penale sez. II  22 giugno 2011 n. 29113  

 

Il provvedimento che autorizza il sequestro conservativo non perde efficacia se non eseguito entro trenta giorni dalla pronuncia, in quanto l'art. 675 cod. proc. civ., che prevede tale effetto, non trova applicazione nel procedimento penale, perché il richiamo contenuto nell'art. 317, comma terzo, cod. proc. pen. è limitato all'esecuzione della misura e, inoltre, il comma successivo già disciplina in termini autonomi la perenzione del sequestro, ricollegandola non già ad eventuali inerzie nel dare esecuzione alla misura, bensì al sopravvenire di sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere, non più soggetta a impugnazione. Dichiara inammissibile, Trib. lib. Genova, 30 luglio 2008

Cassazione penale sez. II  10 dicembre 2008 n. 2835  

 

È competente il giudice per le indagini preliminari a emettere il sequestro preventivo richiesto, dal P.M., dopo il rinvio a giudizio e prima che gli atti siano trasmessi al giudice del dibattimento, in applicazione analogica del disposto dall'art. 317, comma secondo, ultima parte, cod. proc. pen. per il sequestro conservativo. Annulla con rinvio, Trib. lib. Perugia, 4 aprile 2008

Cassazione penale sez. I  02 ottobre 2008 n. 40524  

 

La disciplina del sequestro conservativo non si esaurisce nel procedimento codificato negli art. 316-320 c.p.p. che regolano le condizioni di applicabilità, l'annullamento nell'ipotesi di vizio genetico o funzionale sopravvenuto del provvedimento applicativo e la revoca a seguito di offerta di cauzione: quando non sono contestate la sussistenza o la permanenza dei requisiti di applicabilità del sequestro, come nel caso in cui il valore dei beni sequestrati divenga successivamente superiore all'importo entro il quale era stato disposto il sequestro, il procedimento di restituzione applicabile non può, che essere quello previsto dagli art. 262 e 263 c.p.p., sia pur con riferimento al sequestro probatorio.

Ufficio Indagini preliminari Milano  05 marzo 2008

 

Alla stregua del disposto dell'art. 317, comma 2, c.p.p, la competenza in ordine alla emissione del provvedimento che dispone il sequestro conservativo previsto dall'art. 316 c.p.p permane in capo al g.i.p. anche dopo il provvedimento che dispone il giudizio, finché gli atti non siano trasmessi al giudice competente per il dibattimento. Ciò si giustifica in relazione al carattere urgente inerente alla misura, preordinata ad evitare la sottrazione o dispersione di garanzie reali (beni mobili o immobili) e quindi ad assicurare, tra l'altro, il pagamento delle obbligazioni civili nascenti dal reato. Trattasi del resto di disciplina che trova un esatto parallelo nella disposizione (ancora art. 317, comma 2, c.p.p) che prevede, allorché sia pronunciata sentenza (di condanna, di proscioglimento o di non luogo a procedere), la competenza a disporre il sequestro conservativo in capo al giudice che ha pronunciato tale sentenza sino a che gli atti non siano trasmessi al giudice dell'impugnazione. Inoltre, il medesimo principio si applica anche nel caso di decreto di citazione diretta a giudizio, giusta il disposto dell'art. 554 c.p.p, il quale prevede che il g.i.p. è competente ad assumere gli atti urgenti sino a quando il decreto, unitamente al fascicolo per il dibattimento, non è trasmesso al giudice a norma dell'art. 553, comma 1, c.p.p.: pertanto, il momento attributivo della competenza in relazione agli atti urgenti è stabilito con riferimento alla trasmissione materiale del fascicolo e del decreto nella cancelleria del giudice del dibattimento, mirando la norma, anche in questo caso, ad evitare possibili incertezze e vuoti di competenza in una situazione di transizione tra una fase processuale e l'altra.

Cassazione penale sez. II  19 febbraio 2008 n. 11740  

 

L'art. 316 c.p.p. non contempla, quale requisito espresso, il "fumus boni iuris", ma la circostanza che, a mente dell'art. 317 c.p.p., il provvedimento di cautela possa essere disposto esclusivamente nella fase di merito rappresenta una garanzia di serietà dell'accusa. Ne consegue che l'ordinanza che dispone il sequestro conservativo non deve motivare sulla sussistenza degli indizi di colpevolezza, non essendo questi richiamati tra i presupposti applicativi. L'accertamento giudiziale del "fumus boni iuris" deve, pertanto, essere limitato alla pendenza del processo penale ed alla sussistenza di un'imputazione, senza alcuna possibilità di apprezzamento in ordine alla fondatezza dell'accusa e della probabilità di una pronuncia sfavorevole per l'imputato.

Tribunale Milano sez. XI  21 settembre 2005

 

Dal coordinamento delle norme che disciplinano la materia del sequestro in materia civile e penale (art. 317 comma 3 c.p.p., art. 679 c.p.c., art. 559 c.p.c., art. 65, 66 e 67 c.p.c) nonché dell'art. 58 del recente t.u. sulle spese di giustizia (d.P.R. n. 115/2002) emerge che il compenso per la custodia dei beni sottoposti a sequestro, spettante al custode, una volta espletato il giudizio penale con sentenza di condanna passata in giudicato, deve essere liquidato dal giudice dell'esecuzione civile che abbia provvisto alla sua nomina in sostituzione del proprietario. Ed invero, in tema di sequestro conservativo, la sostituzione del custode dei beni sequestrati rientra nei poteri del giudice penale che procede, fino a quando nell'ambito del procedimento penale non sia stata definitivamente accertata o esclusa la sussistenza del credito a tutela del quale è stata disposta la misura cautelare reale. L'intervento del giudice civile, invece, è previsto nel momento in cui, divenuta irrevocabile la sentenza di condanna, il sequestro conservativo si converte in pignoramento e prende avvio l'esecuzione forzata sui beni secondo le norme del codice di procedura civile.

Tribunale Trani  17 gennaio 2005



 
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