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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 32 cod. proc. penale: Risoluzione del conflitto

1. I conflitti sono decisi dalla corte di cassazione con sentenza in camera di consiglio secondo le forme previste dall’articolo 127. La corte assume le informazioni e acquisisce gli atti e i documenti che ritiene necessari.

2. L’estratto della sentenza è immediatamente comunicato ai giudici in conflitto e al pubblico ministero presso i medesimi giudici ed è notificato alle parti private.

3. Si applicano le disposizioni degli articoli 25, 26 e 27, ma il termine previsto da quest’ultimo articolo decorre dalla comunicazione effettuata a norma del comma 2.


Giurisprudenza annotata

Risoluzione del conflitto

Il rifiuto del p.m. e del g.i.p di pronunciarsi sulla richiesta di liquidazione dei compensi, avanzata dal consulente tecnico del p.m., integra una situazione di conflitto negativo di competenza, sub specie del caso analogo di cui all'art. 28 comma 2 c.p.p., perché determina una situazione di stallo eliminabile solo con una decisione della Corte di cassazione, ai sensi dell'art. 32 c.p.p.

Cassazione penale sez. I  10 ottobre 2012 n. 46673  

 

È ammissibile, e rientra tra i "casi analoghi", il conflitto negativo intervenuto tra p.m. e tribunale di sorveglianza circa la competenza a decidere in ordine alla sospensione dell'esecuzione e alla conseguente scarcerazione in pendenza di domanda di affidamento terapeutico, in quanto è connotato dal simultaneo rifiuto, da parte di due organi giurisdizionali, di prendere cognizione del medesimo fatto sul presupposto della propria incompetenza, così da determinare una situazione di stasi processuale che va risolta a norma dell'art. 32 c.p.p. (Nel caso di specie, la Corte di cassazione ha dichiarato la competenza del p.m.).

Cassazione penale sez. I  26 ottobre 2010 n. 61  

 

Qualora ricorra un contemporaneo rifiuto da parte di due giudici ad emettere provvedimenti necessari allo sviluppo del rapporto processuale con conseguente pericolo di stasi del procedimento, in mancanza di altri strumenti processuali esperibili per la risoluzione del contrasto, non vi è dubbio che ci si trovi in presenza di un caso analogo di conflitto previsto dall'art. 28 comma 2 c.p.p., la cui risoluzione non può che essere di competenza della S.C. ai sensi dell'art. 32 c.p.p. Il contrasto sorto tra il tribunale e il g.u.p. in ordine alla tempestività della richiesta di giudizio abbreviato - il primo avendo dichiarato inammissibile la richiesta perché presentata dopo le conclusioni del p.m., il secondo non avendo condiviso tale orientamento e sollevato conflitto negativo di competenza -, pur non rientrando nei casi specifici di conflitto previsti dal comma 1 dell'art. 28 c.p.p., deve essere, comunque, risolto, in quanto la sua mancata risoluzione comporterebbe una stasi del processo, tanto più che, in mancanza di un provvedimento del tribunale di trasmissione degli atti al g.u.p., non trova applicazione nemmeno la seconda parte del comma 2 dell'art. 28 c.p.p., secondo cui, in caso di contrasto tra g.u.p. e giudice del dibattimento, prevale la decisione di quest'ultimo. Pertanto il caso di specie ben può essere inquadrato nella ipotesi anomala di conflitto, prevista dal comma 2 dell'art. 28 c.p.p.

Cassazione penale sez. I  23 marzo 2004 n. 15982  

 

Il conflitto negativo intervenuto tra p.m. e magistrato di sorveglianza circa la competenza alla sospensione dell'esecuzione della pena in pendenza di domanda di misura alternativa alla detenzione rientra tra i "casi analoghi" di cui al comma 4 dell'art. 28 c.p.p., in quanto è connotato dal simultaneo rifiuto, da parte di due organi giurisdizionali, di prendere cognizione del medesimo fatto sul presupposto della propria incompetenza, così da determinare una situazione di stasi processuale che va risolta a norma dell'art. 32 stesso codice.

Cassazione penale sez. I  25 gennaio 1999 n. 629  

 

In tema di competenza sulla sospensione dell'esecuzione della pena a seguito di domanda di misura alternativa alla detenzione, il conflitto negativo intervenuto tra p.m. e magistrato di sorveglianza rientra tra i "casi analoghi" contemplati dall'art. 28 comma 2, c.p.p., in quanto è connotato dal simultaneo rifiuto, da parte dei due organi giurisdizionali, di prendere cognizione del medesimo fatto sul presupposto della rispettiva incompetenza, così da determinare una situazione di stasi che va risolta a norma dell'art. 32 stesso codice.

Cassazione penale sez. I  25 gennaio 1999 n. 629  

 

La decorrenza "ex novo" dei termini di fase della custodia cautelare, ai sensi dell'art. 303 comma 2 c.p.p., ha luogo anche nel caso in cui, insorto conflitto negativo di competenza fra il giudice che aveva disposto la misura e altro giudice, la Corte di cassazione, risolvendo detto conflitto, abbia affermato la competenza del primo. Verificandosi tale ipotesi, il nuovo termine decorre, ai sensi dell'art. 32 comma 3 c.p.p., dalla comunicazione dell'estratto della sentenza della S.C. ai giudici in conflitto, effettuata ai sensi del precedente comma 2 dello stesso articolo.

Cassazione penale sez. I  23 marzo 1998 n. 1713  

 

Il conflitto di competenza cessa, tra l'altro, anche nell'ipotesi in cui la competenza di uno dei giudici sia stata esclusa dalla decisione adottata dalla Corte di cassazione, a norma dell'art. 32 comma 1 c.p.p., nella risoluzione di un diverso conflitto esistente, rispetto allo stesso procedimento, con un terzo giudice. Si produce, in tal caso, una situazione processuale analoga a quella prevista dall'art. 29 c.p.p.

Cassazione penale sez. I  31 ottobre 1995 n. 5476  

 

Posto che, secondo l'art. 27 c.p.p., la misura coercitiva disposta dal giudice dichiaratosi incompetente cessa di aver effetto se, "entro venti giorni dalla ordinanza di trasmissione degli atti", il giudice competente non provvede a riemettere la misura, ne consegue che la decorrenza del termine in questione non può che avere inizio dal momento in cui detta ordinanza ed i relativi atti pervengono alla cognizione del giudice competente ed egli è posto concretamente in grado di esercitare il suo compito. Una conferma di tale interpretazione si rinviene peraltro nella normativa in materia di risoluzione di conflitti di competenza (art. 32 c.p.p.), laddove viene disposto che il termine di venti giorni - di cui all'art. 27 c.p.p. - decorre dalla comunicazione dell'estratto della sentenza risolutiva del conflitto ai giudici interessati. Ed anche in linea generale deve affermarsi che, comunque, il computo di un termine perentorio - qual è quello ex art. 27 c.p.p. - non si sottrae alla disciplina dell'art. 172 c.p.p. ed al principio secondo il quale l'inizio della decorrenza coincide con la possibilità giuridica di esercitare concretamente il diritto.

Cassazione penale sez. VI  19 ottobre 1995 n. 3712  

 

Il "rinvio ad altro giudice", previsto dall'art. 303, comma 2 del c.p.p., concerne tutti i casi di translatio iudicii per effetto della trasmissione del procedimento al giudice competente per la decisione. In tale categoria rientra anche il caso di intervento risolutore di conflitto da parte della Cassazione, con spostamento della decorrenza dei (nuovi) termini di fase della custodia cautelare dalla data di comunicazione ai giudici in conflitto della relativa sentenza, a norma dell'art. 32 c.p.p., piuttosto che dalla data del provvedimento che dispone il regresso o il rinvio.

Cassazione penale sez. III  30 luglio 1993

 

Nell'ipotesi in cui il procedimento sia stato rimesso per competenza ad altro giudice, i termini di durata della custodia cautelare relativi alla fase decorrono "ex novo" dalla data del provvedimento che dispone il rinvio ovvero dalla sopravvenuta esecuzione della misura cautelare. Qualora l'attribuzione della competenza consegua all'intervento risolutore del conflitto da parte della Corte di cassazione, i termini in questione, a norma dell'art. 32 c.p.p., inizieranno a decorrere dalla data di comunicazione ai giudici in conflitto dell'estratto della relativa sentenza.

Cassazione penale sez. fer.  30 luglio 1993

 

Qualora sorga un conflitto di competenza tra il giudice per le indagini preliminari ed il giudice del dibattimento non prevale la decisione di quest'ultimo, dovendo il contrasto essere risolto ex art. 32 e non già ex art. 28 c.p.p., applicabile limitatamente alle ipotesi di contrasto fra giudice per l'udienza preliminare e giudice del dibattimento.

Cassazione penale sez. I  20 settembre 1990



 
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