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Codice proc. penale agg.  al  5 Mag 2015
 
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Art. 329 cod. proc. penale: Obbligo del segreto

1. Gli atti d’indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria sono coperti dal segreto fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la chiusura delle indagini preliminari.

2. Quando è necessario per la prosecuzione delle indagini, il pubblico ministero può, in deroga a quanto previsto dall’articolo 114, consentire, con decreto motivato, la pubblicazione di singoli atti o di parti di essi. In tal caso, gli atti pubblicati sono depositati presso la segreteria del pubblico ministero.

3. Anche quando gli atti non sono più coperti dal segreto a norma del comma 1, il pubblico ministero, in caso di necessità per la prosecuzione delle indagini, può disporre con decreto motivato:

a) l’obbligo del segreto per singoli atti, quando l’imputato lo consente o quando la conoscenza dell’atto può ostacolare le indagini riguardanti altre persone;

b) il divieto di pubblicare il contenuto di singoli atti o notizie specifiche relative a determinate operazioni.

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La L. 19 marzo 1990, n. 55, come modificata dal D.L. 31 maggio 1991, n. 164, convertito, con modificazioni, dalla L. 22 luglio 1991, n. 221 ha disposto (con l’art- 15-bis, comma 2) che “Nei casi in cui per i fatti oggetto degli accertamenti di cui al comma 1 o per eventi connessi sia pendente procedimento penale, il prefetto può richiedere preventivamente informazioni al procuratore della Repubblica competente, il quale, in deroga all’articolo 329 del codice di procedura penale, comunica tutte le informazioni che non ritiene debbano rimanere segrete per le esigenze del procedimento.”


Giurisprudenza annotata

Obbligo del segreto

E' legittimo il diniego opposto dall'Amministrazione all'istanza di un suo dipendente di accesso ad atti recanti le dichiarazioni rese da alcuni colleghi e relativi a fatti su cui era aperta una indagine penale, per cui erano coperti dal segreto istruttorio, ai sensi dell'art 329 c.p.p., e anche la domanda di copia degli atti senza 'oscuramento' è stata legittimamente respinta al fine di tutelare la riservatezza dei terzi menzionati negli atti del procedimento adottando i necessari accorgimenti formali.

T.A.R. Torino (Piemonte) sez. I  20 novembre 2014 n. 1824  

 

E' legittimo il diniego opposto dall'Amministrazione all'istanza di un suo dipendente di accesso ad atti recanti le dichiarazioni rese da alcuni colleghi e relativi a fatti su cui era aperta una indagine penale, per cui erano coperti dal segreto istruttorio, ai sensi dell'art 329 c.p.p., e anche la domanda di copia degli atti senza 'oscuramento' è stata legittimamente respinta al fine di tutelare la riservatezza dei terzi menzionati negli atti del procedimento adottando i necessari accorgimenti formali.

T.A.R. Torino (Piemonte) sez. I  20 novembre 2014 n. 1824  

 

Sussiste un interesse diretto, concreto e attuale collegato ad una situazione giuridicamente tutelata in capo al soggetto istante di accedere ad esposti — denuncia nei suoi confronti anche laddove il sopralluogo e l'accertamento effettuato dagli organi di polizia non abbia dato luogo ad alcun provvedimento sanzionatorio. Chi subisce un procedimento di controllo o ispettivo ha, infatti, un interesse qualificato a conoscere integralmente tutti i documenti amministrativi utilizzati nell'esercizio del potere di vigilanza, a cominciare dagli atti d'iniziativa e di preiniziativa, quali, appunto, denunce o esposti. Va, quindi, escluso il diniego del diritto alla conoscenza degli atti quando ormai (come accade nella fattispecie) il procedimento ispettivo-disciplinare si è definitivamente concluso, non sussistendo il segreto istruttorio ai sensi dell'art. 329 c.p.p.

T.A.R. Reggio Calabria (Calabria) sez. I  22 ottobre 2014 n. 584  

 

Non ogni denuncia di reato, presentata dalla p.a. all'Autorità giudiziaria, costituisce atto coperto da segreto istruttorio e — come tale — è sottratta all'accesso; infatti, qualora la denuncia sia presentata dalla p.a. nell'esercizio delle sue istituzionali funzioni amministrative, non si ricade nell'ambito applicativo dell'art. 329 c.p.p.; se, invece, la p.a. che trasmette all'Autorità giudiziaria una notizia di reato non lo fa nell'esercizio di tali funzioni, ma nell'esercizio di funzioni di polizia giudiziaria ad essa specificamente attribuite dall'ordinamento, si è in presenza di atti di indagine compiuti dalla polizia giudiziaria che, come tali, sono sottoposti al segreto istruttorio ex art. 329 c.p.p. e, per conseguenza, sono sottratti all'accesso ai sensi dell'art. 24, l. 7 agosto 1990 n. 241 .

T.A.R. Latina (Lazio) sez. I  16 gennaio 2014 n. 17  

 

In base all'art. 329 c.p.p., l'obbligo di segreto nei procedimenti penali riguarda soltanto gli atti di indagine compiuti dal P.M. e dalla Polizia Giudiziaria, per cui tutti gli altri atti, ivi compresi quelli posti in essere dalla P.A., anche nell'ambito della sua attività istituzionale di vigilanza, controllo e di accertamento di illeciti, rimangono tali anche dopo l'inoltro di una denunzia all'autorità giudiziaria e restano nella disponibilità dell'Amministrazione, fintanto che non intervenga uno specifico provvedimento di sequestro da parte dell'autorità giudiziaria, con la conseguenza che non possono essere assoggettati al divieto di cui all'art. 24, l. n. 241 del 1990.

T.A.R. Catanzaro (Calabria) sez. II  15 gennaio 2014 n. 44  

 

I documenti di origine extraprocessuale acquisiti ad un procedimento penale, non compiuti dal p.m. o dalla polizia giudiziaria, non sono coperti da segreto ai sensi dell'art. 329 c.p.p. Pertanto, le dichiarazioni dei dipendenti raccolte nel verbale ispettivo, non configurando di per sé attività di indagine penale, non possono ritenersi sottratte all'accesso per ragioni afferenti al segreto investigativo di cui all'art. 329 c.p.p.

T.A.R. Ancona (Marche) sez. I  18 aprile 2013 n. 303  

 

Integra il delitto di rivelazione di segreti di ufficio la condotta dell'ufficiale di polizia giudiziaria che abbia trasmesso a terzi, in violazione del segreto istruttorio, un "file" contenente tutte le indagini del R.O.S. su una società e sui suoi rapporti con un clan camorristico, poiché la conoscenza diffusa del contenuto di informazioni investigative assunte e delle indagini eseguite, destinato a rimanere segreto per espressa previsione dell'art. 329 comma 1 c.p.p., pregiudica di per sé il buon andamento delle indagini, offendendo il bene giuridico tutelato dalla norma. Dichiara inammissibile, App. Napoli, 08/07/2011

Cassazione penale sez. II  19 marzo 2013 n. 30838  

 

Gli atti formati dall'Amministrazione in merito all'esposto presentato, riguardanti essenzialmente l'esercizio di funzioni di polizia giudiziaria specificamente attribuite dall'ordinamento, costituiscono atti di indagine, come tali, soggetti a segreto istruttorio ai sensi dell'art. 329 c.p.p. e conseguentemente sottratti all'accesso ai sensi dell'art. 24, l. n. 241 del 1990.

T.A.R. Roma (Lazio) sez. II  06 febbraio 2013 n. 1282  

 

Non ogni denuncia di reato presentata dalla p.a. all'autorità giudiziaria costituisce atto coperto da segreto istruttorio penale e come tale sottratta all'accesso, in quanto, se la denuncia è presentata dalla p.a. nell'esercizio delle proprie istituzionali funzioni amministrative, non si ricade nell'ambito di applicazione dell'art. 329, c.p.p.; tuttavia se la p.a. che trasmette all'autorità giudiziaria una notizia di reato non lo fa nell'esercizio della propria istituzionale attività amministrativa, ma nell'esercizio di funzioni di polizia giudiziaria specificamente attribuite dall'ordinamento, si è in presenza di atti di indagine compiuti dalla polizia giudiziaria, che, come tali, sono soggetti a segreto istruttorio ai sensi dell'art. 329 c.p.p. e conseguentemente sottratti all'accesso ai sensi dell'art. 24, l. n. 241 del 1990.

Consiglio di Stato sez. VI  29 gennaio 2013 n. 547  

 

Di fronte ad atti di polizia giudiziaria o comunque coperti dal segreto istruttorio ex art. 329 c.p.p. vige il divieto di pubblicazione sancito dall'art. 114 c.p.p.. Ciò non significa, tuttavia, che le esigenze di conoscenza di tali atti manifestate dal privato a fini difensivi siano del tutto disconosciute dall'ordinamento. La questione trova regolamentazione nell'art. 116 c.p.p., a tenore del quale "durante il procedimento e dopo la sua definizione, chiunque vi abbia interesse può ottenere il rilascio a proprie spese di copie, estratti o certificati di singoli atti"; il delicato compito di valutare e bilanciare le contrapposte esigenze implicate in tali vicende è stato affidato all'autorità giudiziaria penale, dato che sulla richiesta provvede il p.m. o il giudice che procede al momento della presentazione della domanda. Dunque, le istanze conoscitivo/difensive trovano nella specie legittimo interlocutore nell'autorità giudiziaria penale, sulla base delle norme predette.

T.A.R. Roma (Lazio) sez. III  06 novembre 2012 n. 9099  



 
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