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Codice proc. penale agg.  al  4 Mag 2015
 
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Art. 330 cod. proc. penale: Acquisizione delle notizie di reato

1. Il pubblico ministero e la polizia giudiziaria prendono notizia dei reati di propria iniziativa e ricevono le notizie di reato presentate o trasmesse a norma degli articoli seguenti.


Giurisprudenza annotata

Acquisizione delle notizie di reato

Presupposto necessario perché possano essere iniziate le indagini preliminari è l'esistenza di una "notitia criminis" la quale per essere tale, deve avere per oggetto un fatto specifico idoneo ad integrare estremi di reato e deve essere dotata, per la fonte da cui proviene, di adeguata credibilità. Pertanto è da escludere che possano essere promosse indagini preliminari non già sulla base di una notizia di reato ma al fine di eventualmente acquisirla, come nel caso di indagini a tappeto ed in forma indiscriminata, dirette ad accertare se eventualmente ipotetici reati siano stati commessi, essendo una tale attività consentita soltanto agli organi di polizia nell'esercizio della propria attività amministrativa di prevenzione e repressione dei reati; attività che, in quanto svolta al di fuori delle norme del codice di rito, va effettuata nel pieno rispetto delle altrui libertà, fatti salvi, ovviamente, gli specifici poteri di accertamento attribuiti da specifiche disposizioni di legge.

Cassazione penale sez. III  02 dicembre 1998 n. 3261  

 

È da ritenersi abnorme il provvedimento del g.i.p. presso la pretura il quale, respingendo la richiesta di archiviazione avanzata dal p.m. relativamente ad un procedimento penale fondato su una generica segnalazione priva di alcuna notizia di reato, abbia sollecitato al p.m. il compimento di atti di indagine preliminare. Ed invero, è da escludere che possano essere promosse indagini preliminari non basate su di una notizia di reato ma al fine di eventualmente acquisirla, come indagini a tappeto ed in forma indiscriminata, dirette ad accertare se ipotetici reati siano stati commessi.

Cassazione penale sez. III  02 dicembre 1998 n. 3261  

 

La notificazione della richiesta di proroga delle indagini di cui all'art. 406 c.p.p. mira a realizzare il contraddittorio cartolare fra le parti, che il p.m. non deve impedire qualora l'organo dell'accusa sia in possesso, oltre che delle generalità, anche della indicazione del domicilio della persona nei cui confronti vengono svolte le indagini, indicazione eventualmente già comunicata dalla polizia giudiziaria (art. 347 c.p.p.) ovvero altrimenti acquisita direttamente dallo stesso p.m. (art. 330 c.p.p.). Pertanto, tale indicazione deve, se già emergente dagli atti dell'indagine, essere precisata nella richiesta, formulata ai sensi della seconda parte del comma 1 dell'art. 406 c.p.p. Ne consegue ulteriormente che, in presenza di istanza del p.m. di proroga del termine delle indagini preliminari, che non contenga anche l'indicazione di almeno uno dei luoghi riferibili alla persona nei cui confronti si procede nè altra indicazione sulla impossibilità di acquisizione del dato in questione, non è abnorme il provvedimento con il quale il g.i.p., investito della istanza, richieda all'organo dell'accusa di fornire, eventualmente, il dato mancante, necessario per la notificazione ex art. 406 comma 3 c.p.p.

Cassazione penale sez. VI  05 novembre 1998 n. 3446  

 

L'art. 333 comma 3 c.p.p., nel prescrivere che delle denunce anonime non può essere fatto alcun uso, salvo quanto disposto dall'art. 240 c.p.p., stabilisce che la denuncia anonima non può valere come notitia criminis e non deve, pertanto, essere iscritta nell'apposito registro previsto dall'art. 335 c.p.p. Ciò, però, non esclude che il pubblico ministero e la polizia giudiziaria che, ex art. 330 c.p.p., prendono notizia dei reati di propria iniziativa e ricevono le notizie di reato presentate o trasmesse, possano trarre utile spunto per la loro attività da un'informazione anche anonima, in quanto una notitia criminis può essere legittimamente ricercata ed appresa in base alle indicazioni di una denuncia anonima, così scaturendo dall'attività del pubblico ministero o della polizia giudiziaria.

Cassazione penale sez. IV  22 dicembre 1995 n. 4308  

 

L'art. 91 comma 1 t.u.imp.civ.St. (d.P.R. 10 gennaio 1957 n. 3), al fine della adozione di un provvedimento di sospensione facoltativa, richiede la sottoposizione a procedimento penale del pubblico dipendente (e non anche l'acquisizione della qualità d'imputato), procedimento che coincide con la fase delle indagini preliminari ed, in particolare, inizia con l'acquisizione della "notitia criminis" (art. 330 c.p.p.) e con la conseguente immediata iscrizione dell'indagato nell'apposito registro tenuto presso l'ufficio del p.m. ai sensi dell'art. 335 c.p.p.

Consiglio di Stato sez. IV  08 settembre 1995 n. 660  

 

L'art. 330 c.p.p. consente al p.m. ed alla polizia giudiziaria di prendere notizia dei reati di propria iniziativa e senza che tale notizia provenga da terzi. È lecito, quindi, per il p.m., anche fondandosi soltanto su un anonimo, richiedere l'esibizione di documenti da parte di terzi, provvedimento quest'ultimo che può essere preso sia per l'acquisizione di una notitia criminis sia per la ricerca di elementi probatori.

Cassazione penale sez. V  30 giugno 1995 n. 1834  

 

La notitia criminis, perché sia suscettibile di utilizzazione processuale, deve essere contenuta in un atto del quale un soggetto si assume la paternità. Pertanto, una denuncia anonima o proveniente da fonte confidenziale non può essere considerata quale notizia di reato; sulla sua scorta possono essere soltanto compiuti accertamenti volti a verificarne la fondatezza, purché non si risolvano in atti che rechino pregiudizio ai diritti del cittadino. (Nella specie sono stati ritenuti nulli una perquisizione ed il conseguente sequestro effettuati sulla scorta di una denuncia proveniente da fonte confidenziale).

Cassazione penale sez. III  08 marzo 1995 n. 765



 
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