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Codice proc. penale agg.  al  4 Mag 2015
 
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Art. 333 cod. proc. penale: Denuncia da parte di privati

1. Ogni persona che ha notizia di un reato perseguibile di ufficio può farne denuncia. La legge determina i casi in cui la denuncia è obbligatoria.

2. La denuncia è presentata oralmente o per iscritto, personalmente o a mezzo di procuratore speciale, al pubblico ministero o a un ufficiale di polizia giudiziaria; se è presentata per iscritto, è sottoscritta dal denunciante o da un suo procuratore speciale.

3. Delle denunce anonime non può essere fatto alcun uso, salvo quanto disposto dall’articolo 240.


Giurisprudenza annotata

Denuncia da parte di privati

La denuncia apparentemente sottoscritta da soggetti che in seguito si sono rivelati inesistenti, sotto l’aspetto estrinseco, non si appalesa come anonimo, cioè proveniente da persona non identificabile, ma come “apocrifo”, cioè non autentico sotto il profilo dell’attribuibilità a chi lo abbia sottoscritto; è irrazionale pretendere che sulla Procura gravi un onere di preventiva verifica non meramente estrinseca ma estesa alla autenticità della sottoscrizione e dell’esistenza di colui che appare come firmatario; non è estensibile alla giurisdizione contabile l’inutilizzabilità prevista dalla norma dell’art. 333 c.p.p., circoscritta a quell’ambito di riferimento, fermo restando che anche in sede penale l’inutilizzabilità dell’anonimo, non esclude che esso possa stimolare l’attività di iniziativa del p.m. e della Polizia giudiziaria al fine di assumere dati conoscitivi diretti a verificare se dall’anonimo possano ricavarsi gli estremi per l’individuazione della “notitia criminis”; l’ambito processuale della responsabilità amministrativa può trarre ispirazione dagli ordinamenti processuali omogenei tra cui quello amministrativo (fattispecie in cui l’esposto da cui è originata prima l’istruttoria e poi la citazione appariva come sottoscritta da due persone che in realtà non avevano utilizzato i propri nomi e che il Collegio non ha ritenuto anonimo in senso proprio, ossia non recante alcuna sottoscrizione).

Corte Conti reg. (Umbria) sez. giurisd.  02 novembre 2009 n. 19  

 

I prossimi congiunti dell'imputato non possono essere obbligati a deporre ed il giudice, prima della loro escussione, deve avvisarli della facoltà di astensione, salvo che gli stessi abbiano presentato denuncia (o querela), con ciò dovendosi intendere l'atto, raccolto nelle forme di cui all'art. 333 c.p.p., con il quale un soggetto, presentatosi spontaneamente avanti alla autorità competente, riferisca un fatto penalmente rilevante, e non anche la dichiarazione etero-accusatoria resa sotto l'incalzare delle domande da parte della P.G. (peraltro senza il previo avviso della facoltà di astensione) nel corso di un interrogatorio o dell'assunzione di sommarie informazioni, ex art. 357 e 373 c.p.p., con la conseguenza che la deposizione testimoniale resa dal prossimo congiunto, assunto a sommarie informazioni nel corso delle indagini e successivamente esaminato nel corso del dibattimento, senza il preventivo avviso della facoltà di astensione, è inutilizzabile.

Corte appello L'Aquila  09 maggio 2008

 

È valida la querela presentata ad un agente, anziché ad un ufficiale di polizia giudiziaria, come previsto dall'art. 333 comma 2 richiamato dall'art. 337 comma 1 c.p.p., in quanto, ai fini di tale previsione è sufficiente che la querela sia presentata ad un ufficio posto sotto il comando di un ufficiale di polizia giudiziaria, a nulla rilevando che l'atto sia, invece, materialmente ricevuto da un semplice agente, posto che, in tal caso, si presume che l'inoltro all'autorità giudiziaria avvenga, comunque, a cura dell'ufficiale di P.G. che dirige l'ufficio; inoltre, tale formalità non è prevista dalle surrichiamate disposizioni a pena di invalidità dell'atto di querela ma solo ai fini di garanzia della sua effettiva provenienza da soggetto legittimato. Annulla senza rinvio, App. Napoli, 17 marzo 2006

Cassazione penale sez. V  24 gennaio 2008 n. 17449  

 

Non si può configurare il delitto di calunnia in ordine alla falsa incolpazione dei reati di omissione di soccorso e lesioni colpose contenute nella richiesta di risarcimento dei danni diretta ad un ente assicurativo per mancanza di un elemento costitutivo fondamentale atteso che, ai sensi dell'art. 368 c.p., la falsa incolpazione deve essere «diretta all'Autorità giudiziaria o ad un'altra Autorità che a quella abbia obbligo di riferirne», mentre gli enti assicurativi, in quanto enti di diritto privato, non hanno alcun obbligo (ma solo la facoltà, ai sensi dell'art. 333 c.p.p.) di riferire all'autorità giudiziaria degli eventuali reati che emergono dalle richieste di risarcimento del danno a loro avanzate.

Ufficio Indagini preliminari Nola  18 settembre 2007

 

La ricezione dell'atto di querela da parte di un ufficiale (e non di un agente) di polizia giudiziaria è prevista dal combinato disposto degli art. 333 e 337 c.p.p. non quale condizione di validità dell'atto medesimo ma soltanto ai fini della garanzia della sua effettiva provenienza da soggetto legittimato. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto valida la querela ricevuta da un agente di polizia giudiziaria e poi trasmessa alla procura della Repubblica da un ufficiale di polizia giudiziaria, ai sensi del comma 4 del citato art. 337 c.p.p.). (Annulla con rinvio, Trib. Barcellona Pozzo di Gotto, 7 Febbraio 2006)

Cassazione penale sez. V  14 marzo 2007 n. 15797  

 

Non è abnorme il provvedimento con cui il g.i.p., investito di una richiesta di archiviazione di un procedimento iscritto nel registro degli anonimi, restituisce gli atti al p.m. sostenendo l'impossibilità di provvedere, in quanto la richiesta di archiviazione presuppone una notizia di reato - infondata ovvero non sostenuta da elementi tali da consentirle il superamento del vaglio dibattimentale - e non è comunque legittima l' iscrizione dell'atto anonimo nel registro delle notizie di reato per il divieto assoluto di uso ex art. 333 comma 3 c.p.p.

Cassazione penale sez. VI  07 novembre 2005 n. 42786

 

L'omessa annotazione della "notitia criminis" nel registro previsto dall'art. 333 c.p.p., con l'indicazione del nome della persona raggiunta da indizi di colpevolezza e sottoposta ad indagini "contestualmente ovvero dal momento in cui esso risulta", non determina l'inutilizzabilità degli atti di indagine compiuti sino al momento della effettiva iscrizione nel registro, poiché, in tal caso, il termine di durata massima delle indagini preliminari previsto dall'art. 407 c.p.p., al cui scadere consegue l'inutilizzabilità degli atti di indagine successivi, decorre per l'indagato dalla data in cui il nome è effettivamente iscritto nel registro delle notizie di reato, e non dalla presunta data nella quale il p.m. avrebbe dovuto iscriverla.

Tribunale Milano  30 aprile 2004

 

Il reato di calunnia continua ad essere configurabile anche nel caso, espressamente previsto dall'art. 368 c.p., in cui la falsa incolpazione sia contenuta in una denuncia anonima, non potendosi in contrario trarre argomento dal fatto che l'art. 333 c.p.p. dispone che della denuncia anonima non possa essere fatto "alcun uso" (e non più soltanto "alcun uso processuale", come invece disponeva l'art. 141 del codice previgente), dal momento che anche nella vigente disciplina la denuncia anonima può dare luogo ad attività investigativa e, d'altra parte, l'eliminazione dell'aggettivo "processuale" trova la sua ragion d'essere nella distinzione, introdotta dal nuovo codice di rito, tra "procedimento" (comprensivo della fase delle indagini preliminari), e "processo" (il cui inizio è determinato dall'esercizio dell'azione penale), per cui si è ritenuto opportuno adottare una formula atta a chiarire che la denuncia anonima è da considerare priva di qualsiasi rilievo indiziario e probatorio tanto nella fase delle indagini preliminari quanto nelle successive fasi processuali, fermo restando che essa non priva comunque il p.m. e la polizia giudiziaria, del potere - dovere di svolgere, sulla sua base, i necessari atti di preliminare verifica conoscitiva degli elementi utili all'acquisizione di una valida notizia di reato.

Cassazione penale sez. VI  21 settembre 2001 n. 40355  



 
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