codice-proc-penale
Codice proc. penale agg.  al  4 Mag 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 340 cod. proc. penale: Remissione della querela

1. La remissione della querela è fatta e accettata personalmente o a mezzo di procuratore speciale, con dichiarazione ricevuta dall’autorità procedente o da un ufficiale di polizia giudiziaria che deve trasmetterla immediatamente alla predetta autorità.

2. La dichiarazione di remissione e quella di accettazione sono fatte con le forme previste per la rinuncia espressa alla querela.

3. Il curatore speciale previsto dall’articolo 155 comma 4 del codice penale è nominato a norma dell’articolo 338.

4. Le spese del procedimento sono a carico del querelato, salvo che nell’atto di remissione sia stato diversamente convenuto.


Giurisprudenza annotata

Interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità

È idonea ad estinguere il reato di atti persecutori anche la remissione di querela effettuata davanti a un ufficiale di polizia giudiziaria, e non solo quella ricevuta dall'autorità giudiziaria, atteso che l'art. 612 bis, comma 4, c.p., laddove fa riferimento alla remissione "processuale", evoca la disciplina risultante dal combinato disposto dagli art. 152 c.p. e 340 c.p.p. (Rigetta, App. Trento, 25/10/2013 )

Cassazione penale sez. V  28 novembre 2014 n. 2301  

 

In tema di spese processuali conseguenti alla remissione di querela, qualora sussista difformità tra il verbale di remissione ed il verbale di accettazione in ordine alla pattuizione sulle spese, contenendo il primo la richiesta di compensazione ed il secondo il consenso ad una equa ripartizione delle spese tra le parti, deve ritenersi insussistente una valida pattuizione che deroghi alla previsione normativa di cui all'art. 340, comma quarto, la quale stabilisce che le spese siano poste a carico del querelato. Annulla senza rinvio, App. Perugia, 16/06/2009

Cassazione penale sez. V  18 novembre 2010 n. 2773

 

È manifestamente inammissibile la q.l.c. dell'art. 340 comma 4 c.p.p., nella parte in cui, per l'ipotesi di mancata accettazione espressa o tacita della remissione di querela, pone le spese del procedimento a carico del querelato anziché del remittente, sollevata con riferimento all'art. 25 comma 2 cost., in quanto la disposizione censurata, nelle fattispecie sottoposte all'esame del giudice rimettente (richiesta di archiviazione per estinzione del reato a seguito di remissione di querela) non deve essere applicata, nessuna norma del codice di rito penale attribuendo al giudice il potere di provvedere sulle spese del procedimento, quando questo si concluda con l'archiviazione.

Corte Costituzionale  13 marzo 2001 n. 59

 

È manifestamente infondata la q.l.c. dell'art. 340 comma 4 c.p.p., sollevata, in riferimento all'art. 3 cost., nella parte in cui non prevede la non trasmissibilità, agli eredi del remittente la querela, dell'obbligazione per il pagamento delle spese del procedimento (la Corte, nel riaffermare l'inquadramento civilistico dell'istituto ha escluso la possibilità di estendere la "ratio decidendi" della sentenza n. 98 del 1998 al pagamento delle spese processuali a carico del remittente, considerato che in quella sentenza la intrasmissibilità agli eredi dell'obbligo di rimborso delle spese processuali si è basato sulla diversa natura di sanzione accessoria alla pena, che caratterizza per il condannato il dovere di rifondere le spese medesime).

Corte Costituzionale  17 dicembre 1999 n. 451  

 

È manifestamente infondata, con riferimento all'art. 3 cost., la q.l.c. dell'art. 340 c.p.p., nella parte in cui non prevede la non trasmissibilità dell'obbligazione per il pagamento delle spese del procedimento agli eredi del remittente della querela. Premesso, infatti, che l'attrazione dell'obbligo di rifondere le spese di giustizia, in caso di remissione di querela, al "genus" delle obbligazioni trasmissibili agli eredi secondo i principi civilistici risulta implicitamente dalla sent. n. 211 del 1995 ed è acquisita dalla giurisprudenza costituzionale fin dalla sent. n. 151 del 1975, che, proprio sul presupposto della trasmissibilità "iure successionis" di tale obbligazione, senza possibilità alcuna per gli eredi del querelante di sottrarvisi, dichiarò l'illegittimità costituzionale dell'art. 156 c.p., nella parte in cui non attribuiva l'esercizio del diritto di remissione della querela agli eredi della persona offesa dal reato; e che l'inquadramento civilistico dell'istituto non risulta smentito dalla sent. n. 98 del 1998, dove si è rilevato che il debito di rimborso delle spese processuali, gravante sul condannato, a seguito della introduzione della remissione del debito (art. 56 l. n. 354 del 1975) e del rilievo che in essa assumono l'esistenza di indici di ravvedimento del condannato e l'esigenza di agevolarne il reinserimento sociale, è divenuto assimilabile alle sanzioni economiche accessorie alla pena - ed è quindi partecipe della finalità di emenda e del carattere di personalità propri della pena, in forza dell'art. 27 cost. - stante la diversità delle situazioni poste a raffronto, nessuna illegittima disparità di trattamento è, conseguentemente, configurabile tra il condannato e il remittente la querela, in riferimento all'obbligo di sostenere le spese del processo, nè alcuna disarmonia censurabile alla luce del parametro evocato è ravvisabile in un sistema che, riconosciuto il carattere strettamente personale delle sanzioni economiche accessorie della pena, lo nega ad obblighi che a tali sanzioni non sono neppure lontanamente riconducibili, quale quello che il vecchio testo dell'art. 340 comma 4 c.p.p. (ora modificato dall'art. 13 l. 25 giugno 1999 n. 205) poneva a carico del remittente la querela in assenza di diversa pattuizione tra remittente e querelato.

Corte Costituzionale  17 dicembre 1999 n. 451  

 

In tema di spese processuali conseguenti alla remissione di querela, va tenuto conto della volontà delle parti; invero, l'art. 340 comma 4 c.p.p., prevede che dette spese, in caso di remissione, sono a carico del remittente, salvo che, nello stesso atto di remissione, sia stato convenuto che esse siano, in tutto o in parte, a carico del querelato. Ciò che, viceversa, la norma non prevede è la responsabilità congiunta delle parti. (Nella fattispecie, la Corte ha interpretato la pattuizione relativa all'assunzione di congiunta responsabilità in ordine alle spese, come legittima espressione di volontà di ripartire a metà le stesse tra querelante e querelato, ferma l'assunzione di responsabilità solidale nei confronti dello Stato).

Cassazione penale sez. V  01 marzo 1999 n. 4404  

 

È infondata la questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli art. 3 e 24 cost., dell'art. 340 comma 4 c.p.p. nella parte in cui prevede, nel caso di remissione della querela, la condanna del remittente al pagamento delle spese processuali anche in assenza di qualsiasi colpa a questo addebitabile nell'esercizio del diritto di querela.

Corte Costituzionale  31 maggio 1995 n. 211  

 

La remissione della querela non può essere sottoposta a condizioni e quindi è priva di efficacia se è subordinata al pagamento delle spese del procedimento da parte del querelato. È però possibile che l'atto di remissione contenga la proposta d'una convenzione volta a sancire, a norma dell'art. 340 comma 4 c.p.p., che le spese gravino sul querelato, senza con ciò condizionare l'effetto estintivo il quale in questo caso si verifica anche se la convenzione non è perfezionata. (Fattispecie in cui la Corte di cassazione ha annullato con rinvio una sentenza che, in mancanza di una convenzione, aveva condannato i querelati al pagamento delle spese del procedimento in base alla sola richiesta in tal senso contenuta nell'atto di remissione).

Cassazione penale sez. V  25 maggio 1995 n. 7006  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti