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Codice proc. penale agg.  al  4 Mag 2015
 
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Art. 342 cod. proc. penale: Richiesta di procedimento

1. La richiesta di procedimento è presentata al pubblico ministero con atto sottoscritto dall’autorità competente.


Giurisprudenza annotata

Richiesta di procedimento

La richiesta di procedimento di cui all'art. 342 c.p.p. non perde efficacia o validità a seguito del decreto di archiviazione emesso ex art. 415 c.p.p., di guisa che nel caso di riapertura delle indagini non vi è la necessità di una nuova richiesta. (Fattispecie in tema di procedimento per delitto politico commesso all'estero).

Cassazione penale sez. I  28 aprile 2004 n. 23181  

 

La richiesta di procedimento di cui agli art. 9 comma 3 c.p. e 342 c.p.p. - al pari del rifiuto di dar corso ad una rogatoria dall'estero o per l'estero e del decreto di estradizione - seppure connotata da una larga discrezionalità, riveste natura giuridica di atto amministrativo, sottoposto all'obbligo di motivazione e alla gerarchia delle fonti normative e perciò suscettibile di sindacato da parte del giudice amministrativo per i tipici vizi di legittimità propri del procedimento amministrativo. Tale provvedimento infatti non può essere definito come atto politico, in quanto non inerisce all'esercizio della direzione suprema degli affari dello Stato nè concerne la formulazione in via generale e al massimo livello dell'indirizzo politico e programmatico del Governo, conseguendo invece essa ad una scelta vincolata al perseguimento dei fini determinati di politica criminale e connotata altresì dal requisito dell'irretrattabilità. Ne consegue che l'esercizio del potere di firma di tale provvedimento può essere delegato dal Ministro della Giustizia al dirigente dell'articolazione ministeriale competente in materia - direttore generale o capo dipartimento - secondo le specifiche direttive dell'organo di vertice politico (ad es. quella di informare il Ministro della natura e del contenuto del singolo atto).

Cassazione penale sez. I  03 marzo 2003 n. 19678

 

È manifestamente infondata la q.l.c., in riferimento agli art. 3 e 97 cost., dell'art. 260 c.p.m.p., nella parte in cui non prevede che la richiesta di procedimento del comandante del Corpo o di altro ente superiore, da cui dipende il militare colpevole - alla quale è subordinata la perseguibilità dei reati puniti con la reclusione militare non superiore a sei mesi - debba essere motivata. Il giudice "a quo" muove dall'erronea premessa interpretativa che la richiesta di procedimento del comandante del corpo andrebbe qualificata come atto oggettivamente amministrativo, sottoposto come tale all'applicazione del generale disposto dell'art. 3 l. n. 241 del 1990, mentre invece ha natura di vero e proprio atto processuale (ordd. n. 467 del 1995; 238, 293 e 295 del 1992, 397 del 1987), che da un lato si sovrappone, escludendola, alla querela prevista dal diritto penale comune, e dall'altro rientra nella generale categoria delle richieste di procedimento di competenza dell'autorità amministrativa, cui fa riferimento l'art. 342 c.p.p., caratterizzate da un'ampia e non vincolata discrezionalità. Nè la possibile disparità di trattamento tra i colpevoli di reati militari, come conseguenza delle insindacabili determinazioni del comandante di corpo, al quale è doveroso peraltro accreditare doti di imparzialità e di distacco (sent. n. 449 del 1991), può dar luogo a violazioni apprezzabili del principio di eguaglianza.

Corte Costituzionale  31 luglio 2000 n. 409  

 

Poiché la richiesta di procedimento di cui agli art. 9 comma 3 c.p. e 342 c.p.p. non costituisce atto politico nè può ritenersi atto riservato alla competenza esclusiva e personale del Ministro della giustizia, è valida ed efficace la richiesta sottoscritta dal direttore generale del ministero in virtù di delega amministrativa, anche di carattere generale, conferitagli dallo stesso ministro.

Cassazione penale sez. II  05 marzo 1999 n. 1173  

 

La condizione di procedibilità della richiesta del Ministro di grazia e giustizia, ex art. 9 comma 2 c.p.p., non può ritenersi integrata nel caso in cui la richiesta non sia stata sottoscritta personalmente dal ministro, bensì da un funzionario del suo dicastero, senza neppure il rilascio di una specifica delega. Tale soluzione è imposta sia dal tenore dell'art. 342 c.p.p., che espressamente richiede la sottoscrizione dell'autorità competente, sia dal carattere di discrezionalità politica dell'atto, la cui adozione non può, pertanto, che essere riservata all'organo politicamente responsabile indicato dalla legge o, al più, delegata ad altro soggetto politico quale un sottosegretario di Stato.

Cassazione penale sez. I  22 aprile 1994



 
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