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Codice proc. penale agg.  al  4 Mag 2015
 
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Art. 344 cod. proc. penale: Richiesta di autorizzazione a procedere

1. Il pubblico ministero chiede l’autorizzazione prima di procedere a giudizio direttissimo o di richiedere il giudizio immediato, il rinvio a giudizio, il decreto penale di condanna o di emettere il decreto di citazione a giudizio. La richiesta deve, comunque, essere presentata entro trenta giorni dalla iscrizione nel registro delle notizie di reato del nome della persona per la quale è necessaria l’autorizzazione.

2. Se la persona per la quale è necessaria l’autorizzazione è stata arrestata in flagranza, il pubblico ministero richiede l’autorizzazione a procedere immediatamente e comunque prima della udienza di convalida.

3. Il giudice sospende il processo e il pubblico ministero richiede senza ritardo l’autorizzazione a procedere qualora ne sia sorta la necessità dopo che si è proceduto a giudizio direttissimo ovvero dopo che sono state formulate le richieste previste dalla prima parte del comma 1. Se vi è pericolo nel ritardo, il giudice provvede all’assunzione delle prove richieste dalle parti.

4. Quando si procede nei confronti di più persone per alcune delle quali soltanto è necessaria l’autorizzazione e questa tarda ad essere concessa, si può procedere separatamente contro gli imputati per i quali l’autorizzazione non è necessaria.

 

 


Giurisprudenza annotata

Richiesta di autorizzazione a procedere

Se per omissioni e negligenze (art. 2043 c.c.), accertate dal giudice del merito, si deteriora merce sequestrata da agenti di P.S. in qualità di agenti o ufficiali di P.G. (art. 57 c.p.p.), non consegnata all'ufficio corpi di reato del tribunale, e trattenuta invece nei locali del Commissariato, all'obbligo degli agenti o ufficiali operanti di risarcire i danni si affianca quello del Ministero dell'interno (art. 28 cost.), da cui gli stessi dipendono (l. 1 aprile 1981 n. 121), e non già del Ministero di grazia e giustizia, salvo la prova della avvenuta loro nomina, da parte dell'autorità giudiziaria (da cui dipendono solo funzionalmente) come custodi ai sensi dell'art. 344 c.p.p. Del 1930.

Cassazione civile sez. III  10 febbraio 1998 n. 1352  

 

Deve essere ordinata la restituzione al giudice "a quo", per un riesame della rilevanza degli atti relativi alla questione di legittimità costituzionale degli art. 344 comma 1, ultima parte, e 409 c.p.p. sollevata con riferimento agli art. 3 e 112 cost.

Corte Costituzionale  17 febbraio 1994 n. 46  

 

Non è manifestamente infondata - in riferimento agli art. 3 e 112 cost. - la questione di legittimità costituzionale dell'art. 344 comma 1, ultimo paragrafo, c.p.p., nella parte in cui prevede un termine perentorio per l'inoltro della richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di parlamentari e comunque nella parte in cui prevede un termine peraltro non congruo per l'inoltro della richiesta, nonché dell'art. 409 dello stesso codice nella parte in cui non prevede la possibilità - in caso di nuove indagini o di formulazione dell'imputazione - di imporre al pubblico ministero di chiedere l'autorizzazione o l'alternativa facoltà dello stesso giudice per le indagini preliminari di surrogarsi nella iniziativa della richiesta di autorizzazione a procedere.

Ufficio Indagini preliminari Salerno  24 giugno 1993

 

Non è manifestamente infondata in relazione agli art. 3 e 112 cost. la questione di legittimità cost. dell'art. 344 comma 1, ultimo paragrafo c.p.p. nella parte in cui prevede un termine perentorio per l'inoltro della richiesta di autorizzazione a procedere e comunque - e autonomamente - nella parte in cui prevede un termine non congruo per l'inoltro della detta richiesta, nonché e/o dell'art. 409 c.p.p., nella parte in cui non prevede la possibilità - in caso di nuove indagini o di formulazione dell'imputazione - di imporre al p.m. di chiedere l'autorizzazione a procedere o l'alternativa facoltà allo stesso gip di surrogarsi nella iniziativa della richiesta di autorizzazione a procedere.

Tribunale Massa  24 giugno 1993

 

Per la proposizione da parte del P.M. della richiesta di autorizzazione a procedere è previsto un duplice termine: uno, di carattere strutturale, esige che la richiesta detta intervenga prima dell'esercizio dell'azione penale, l'altro è di carattere temporale, dovendo la stessa essere presentata entro trenta giorni dall'iscrizione nel registro delle notizie di reato del nome della persona per la quale è necessaria l'autorizzazione. L'inosservanza del termine strutturale non ha una diretta ed immediata sanzione processuale ma incide solo sul rapporto tra autorizzazione a procedere ad azione penale, costituendo la prima condizione di promuovibilità della seconda, e su quello tra autorizzazione ed iniziativa del P.M. nell'ambito del procedimento, prevedendo il sistema normativo rigorosi e speciali limiti al compimento di atti da parte del P.M. prima della concessione dell'autorizzazione. Il termine temporale non ha carattere perentorio. (Nella fattispecie, il P.M. aveva chiesto l'autorizzazione a procedere nei confronti di imputata per il reato di cui all'art. 278 c.p. oltre il termine di trenta giorni indicato dall'art. 344 comma 1 c.p.p. e dopo la richiesta di rinvio a giudizio ma il G.I.P. aveva dichiarato non luogo a procedere per mancanza di autorizzazione. Successivamente, questa era stata concessa dal ministro di grazia e giustizia e il P.M. aveva disposto una nuova iscrizione nel registro notizie reato e formulato una seconda richiesta di rinvio a giudizio. Il G.I.P. all'esito di giudizio abbreviato, aveva prosciolto l'imputata per mancanza di valida autorizzazione. La corte di cassazione ha annullato con rinvio la sentenza enunciando il principio di cui in massima.

Cassazione penale sez. I  29 aprile 1993

 

Non ha carattere perentorio il termine di trenta giorni dalla iscrizione nel registro delle notizie di reato entro il quale, ai sensi dell'art. 344, comma 1, ultima parte c.p.p., il pubblico ministero deve chiedere l'autorizzazione a procedere quando questa sia necessaria. (Nella specie, in applicazione di detto principio, la corte ha ritenuto validamente concessa una autorizzazione a procedere la cui richiesta era stata avanzata oltre la scadenza del termine in questione, puntualizzando, inoltre, che l'eventuale inosservanza di detto termine non comporta la possibilità, per l'autorità competente a decidere sulla richiesta, a dichiarare l'inammissibilità di quest'ultima).

Cassazione penale sez. I  29 aprile 1993



 
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