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Codice proc. penale agg.  al  4 Mag 2015
 
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Art. 350 cod. proc. penale: Sommarie informazioni dalla persona nei cui confronti vengono svolte le indagini

1. Gli ufficiali di polizia giudiziaria assumono, con le modalità previste dall’articolo 64, sommarie informazioni utili per le investigazioni dalla persona nei cui confronti vengono svolte le indagini che non si trovi in stato di arresto o di fermo a norma dell’articolo 384, e nei casi di cui all’articolo 384-bis.

2. Prima di assumere le sommarie informazioni, la polizia giudiziaria invita la persona nei cui confronti vengono svolte le indagini a nominare un difensore di fiducia e, in difetto, provvede a norma dell’articolo 97 comma 3.

3. Le sommarie informazioni sono assunte con la necessaria assistenza del difensore, al quale la polizia giudiziaria dà tempestivo avviso. Il difensore ha l’obbligo di presenziare al compimento dell’atto.

4. Se il difensore non è stato reperito o non è comparso, la polizia giudiziaria richiede al pubblico ministero di provvedere a norma dell’articolo 97, comma 4.

5. Sul luogo o nell’immediatezza del fatto, gli ufficiali di polizia giudiziaria possono, anche senza la presenza del difensore, assumere dalla persona nei cui confronti vengono svolte le indagini, anche se arrestata in flagranza o fermata a norma dell’articolo 384, notizie e indicazioni utili ai fini della immediata prosecuzione delle indagini.

6. Delle notizie e delle indicazioni assunte senza l’assistenza del difensore sul luogo o nell’immediatezza del fatto a norma del comma 5 è vietata ogni documentazione e utilizzazione.

7. La polizia giudiziaria può altresì ricevere dichiarazioni spontanee dalla persona nei cui confronti vengono svolte le indagini, ma di esse non è consentita la utilizzazione nel dibattimento, salvo quanto previsto dall’articolo 503 comma 3

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La Corte costituzionale, con sentenza 23 maggio – 12 giugno 1991, n. 259 (in G.U. 1a s.s. 19/06/1991, n. 24), ha dichiarato l’ illegittimità costituzionale dell’ art. 350, settimo comma, limitatamente all’ inciso “salvo quanto previsto dall’ art. 503 comma 3”.


Giurisprudenza annotata

Sommarie informazioni dalla persona nei cui confronti vengono svolte le indagini

Le dichiarazioni spontanee rese alla polizia giudiziaria dalla persona soggetta alle indagini possono essere utilizzate nel giudizio abbreviato, posto che l'art. 350, comma settimo, cod. proc. pen., ne preclude l'utilizzazione nella sola sede dibattimentale.

Ufficio Indagini preliminari S.Maria Capua V.  24 luglio 2014 n. 548  

 

Le dichiarazioni spontanee rese alla polizia giudiziaria dalla persona soggetta alle indagini possono essere utilizzate nel giudizio abbreviato, posto che l'art. 350, comma settimo, cod. proc. pen., ne preclude l'utilizzazione nella sola sede dibattimentale.

Ufficio Indagini preliminari S.Maria Capua V.  24 luglio 2014 n. 548

 

Alle dichiarazioni rese spontaneamente dall'indagato nell'immediatezza del fatto si deve applicare la disciplina dell'art. 350, comma 7, c.p.p., che permette alla polizia giudiziaria di ricevere suddette dichiarazioni, che potranno essere utilizzate nella fase delle indagini preliminari. Non vi sarà l'obbligo di invitare il dichiarante a nominare un difensore, non essendo equiparabili le dichiarazioni spontanee all'interrogatorio.

Cassazione penale sez. III  26 febbraio 2014 n. 30903  

 

Le dichiarazioni spontanee, rilasciate nell'immediatezza del fatto alla polizia giudiziaria in assenza del difensore, sono pienamente utilizzabili per l'emissione nei confronti del dichiarante della misura di prevenzione del divieto di accesso ai luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive, trovando applicazione la disciplina di cui all'art. 350, comma 7, c.p.p. (Rigetta, G.i.p. Trib. Busto Arsizio, 09/01/2013)

Cassazione penale sez. III  02 ottobre 2013 n. 12351  

 

L'art. 350 comma 7 c.p.p., nel prevedere che non siano utilizzabili "nel dibattimento" le dichiarazioni spontanee rese alla polizia giudiziaria dalla persona sottoposta a indagini, lascia chiaramente intendere che esse sono invece pienamente utilizzabili nei procedimenti condotti con riti alternativi non dibattimentali e, in particolare, nel giudizio abbreviato, indipendentemente dalla circostanza che siano state rese o meno nel luogo e nell'immediatezza del fatto.

Cassazione penale sez. I  04 luglio 2013 n. 35027

 

Le dichiarazioni rese nella querela e nelle sommarie informazioni testimoniali dall’indagato (art. 350 c.p.p.) in un procedimento archiviato sono valutate nel procedimento penale connesso o collegato ai sensi dell’art. 192, comma 3 e 4, c.p.p. e cioè necessitano di riscontri esterni.

Tribunale Lucera  28 novembre 2012

 

La mancata verbalizzazione da parte delle polizia giudiziaria di dichiarazioni da essa ricevute, in contrasto con quanto prescritto dall'art. 357 c.p.p., non le rende nulle o inutilizzabili in quanto nessuna sanzione in tal senso è prevista da detta norma, sicché salvi i limiti di cui all'art. 350, commi 6 e 7, c.p.p., l'agente o l'ufficiale di polizia giudiziaria può fare relazione del loro contenuto all'autorità giudiziaria e rendere testimonianza de relato.

Cassazione penale sez. II  18 ottobre 2012 n. 150  

 

Nel rito abbreviato, le dichiarazioni spontanee rese dalla persona nei cui confronti vengono svolte le indagini alla polizia giudiziaria (art. 350 comma 7 c.p.p.) sono utilizzabili a differenza che nel dibattimento ove trova applicazione la disciplina dell'art. 63 c.p.p. e non possono essere utilizzate per le contestazioni ex art. 503, comma 3 c.p.p.

Corte appello L'Aquila  23 giugno 2011 n. 2236  

 

Le dichiarazioni autoindizianti rese spontaneamente dall’indagato (art. 350, comma 7, c.p.p), mentre non sono utilizzabili nel dibattimento se non ai fini delle contestazioni, possono essere utilizzate pienamente, a fini di prova, nel giudizio abbreviato, considerata la peculiare natura di tale rito, fondato su un giudizio allo stato degli atti. Del resto, nel giudizio abbreviato non rilevano le ipotesi di cosiddetta inutilizzabilità "relativa" della prova stabilite dalla legge in via esclusiva con riferimento alla fase dibattimentale e, in tale categoria, vanno ricomprese le dichiarazioni di che trattasi, mentre nella categoria della cosiddetta inutilizzabilità "assoluta" o "patologica" possono farsi rientrare solo gli atti probatori assunti "contra legem", la cui utilizzazione è vietata in modo assoluto non solo nel dibattimento, ma in ogni altra fase del procedimento.

Cassazione penale sez. VI  10 febbraio 2010 n. 24429  

 

La perquisizione prevista dall'art. 103 d.P.R. n. 309 del 1990 si differenzia da quella prevista dall'art. 352 c.p.p. perché, diversamente da quest'ultima, non presuppone necessariamente una preesistente notizia di reato né comporta l'automatica attribuzione della qualità di indagato alla persona nei cui confronti è eseguita (con la conseguente applicabilità delle disposizioni di cui all'art. 350 c.p.p.) e non è, quindi, funzionale alla ricerca e all'acquisizione della prova di un reato di cui consti già l'esistenza, ma può rientrare anche in un'attività di carattere preventivo con la conseguenza che, seppure sia stata eseguita illegittimamente, ciò non rende illegittimo l'eventuale sequestro della sostanza stupefacente e delle altre cose pertinenti al reato, rinvenute all'esito della perquisizione stessa.

Tribunale Pescara  20 gennaio 2010

 

Le dichiarazioni spontanee rese alla polizia giudiziaria dalla persona soggetta alle indagini possono essere utilizzate nel giudizio abbreviato, posto che l'art. 350, comma 7, c.p.p., ne preclude l'utilizzazione nella sola sede dibattimentale. Dichiara inammissibile, App. Bologna, 09 febbraio 2009

Cassazione penale sez. V  19 gennaio 2010 n. 18064  



 
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