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Codice proc. penale agg.  al  4 Mag 2015
 
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Art. 352 cod. proc. penale: Perquisizioni

1. Nella flagranza del reato o nel caso di evasione, gli ufficiali di polizia giudiziaria procedono a perquisizione personale o locale quando hanno fondato motivo di ritenere che sulla persona si trovino occultate cose o tracce pertinenti al reato che possono essere cancellate o disperse ovvero che tali cose o tracce si trovino in un determinato luogo o che ivi si trovi la persona sottoposta alle indagini o l’evaso.

1-bis. Nella flagranza del reato, ovvero nei casi di cui al comma 2 quando sussistono i presupposti e le altre condizioni ivi previsti, gli ufficiali di polizia giudiziaria, adottando misure tecniche dirette ad assicurare la conservazione dei dati originali e ad impedirne l’alterazione, procedono altresì alla perquisizione di sistemi informatici o telematici, ancorche protetti da misure di sicurezza, quando hanno fondato motivo di ritenere che in questi si trovino occultati dati, informazioni, programmi informatici o tracce comunque pertinenti al reato che possono essere cancellati o dispersi.

2. Quando si deve procedere alla esecuzione di un’ordinanza che dispone la custodia cautelare o di un ordine che dispone la carcerazione nei confronti di persona imputata o condannata per uno dei delitti previsti dall’articolo 380 ovvero al fermo di una persona indiziata di delitto, gli ufficiali di polizia giudiziaria possono altresì procedere a perquisizione personale o locale se ricorrono i presupposti indicati nel comma 1 e sussistono particolari motivi di urgenza che non consentono la emissione di un tempestivo decreto di perquisizione.

3. La perquisizione domiciliare può essere eseguita anche fuori dei limiti temporali dell’articolo 251 quando il ritardo potrebbe pregiudicarne l’esito.

4. La polizia giudiziaria trasmette senza ritardo, e comunque non oltre le quarantotto ore, al pubblico ministero del luogo dove la perquisizione è stata eseguita il verbale delle operazioni compiute. Il pubblico ministero, se ne ricorrono i presupposti, nelle quarantotto ore successive, convalida la perquisizione.


Giurisprudenza annotata

Perquisizioni

Il decreto con cui il p.m. convalida la perquisizione domiciliare eseguita d'urgenza dalla Polizia giudiziaria ai sensi dell'art. 352 c.p.p. non è ricorribile per cassazione, salva l'ipotesi in cui lo stesso sia qualificabile come atto abnorme. Rigetta, PM Trib. Locri, 19 novembre 2011

Cassazione penale sez. VI  20 novembre 2012 n. 46250  

 

La perquisizione prevista dall'art. 103 d.P.R. n. 309 del 1990 si differenzia da quella prevista dall'art. 352 c.p.p. perché, diversamente da quest'ultima, non presuppone necessariamente una preesistente notizia di reato né comporta l'automatica attribuzione della qualità di indagato alla persona nei cui confronti è eseguita (con la conseguente applicabilità delle disposizioni di cui all'art. 350 c.p.p.) e non è, quindi, funzionale alla ricerca e all'acquisizione della prova di un reato di cui consti già l'esistenza, ma può rientrare anche in un'attività di carattere preventivo con la conseguenza che, seppure sia stata eseguita illegittimamente, ciò non rende illegittimo l'eventuale sequestro della sostanza stupefacente e delle altre cose pertinenti al reato, rinvenute all'esito della perquisizione stessa.

Tribunale Pescara  20 gennaio 2010

 

I controlli e le ispezioni disciplinate dall'art. 103 del t.u. in materia di stupefacenti (d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309) si differenziano dalle perquisizioni previste dall'art. 352 c.p.p. sia per la natura e la qualità dell'intervento, sia per la specifica funzione: infatti, mentre la perquisizione prevista dal codice di rito presuppose sempre la commissione di un reato, i poteri concessi alla Pg dal citato art. 103 d.P.R. 309/1990 sono finalizzati anche ad attività di carattere preventivo, oltre che repressivo e hanno più ampio ambito in quanto e una norma extra ordinem rispetto alla normativa codicistica. Ne consegue che non comporta l'automatica attribuzione della qualità di indagato alla persona nei cui confronti è eseguita, con le relative conseguenze sul piano processuale e, in particolare, su quello del diritto di difesa.

Tribunale Bologna  10 ottobre 2008 n. 2234  

 

I controlli e le ispezioni disciplinate dall'art. 103 del t.u. delle leggi in materia di stupefacenti (d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309) si differenziano dalle perquisizioni previste dall'art. 352 c.p.p. sia per la natura e la qualità dell'intervento, sia per la specifica funzione: infatti, mentre la perquisizione prevista dal codice di rito presuppose sempre la commissione di un reato, i poteri concessi alla P.g. dal citato art. 103 d.P.R. n. 309 del 1990 sono finalizzati anche ad attività di carattere preventivo, oltre che repressivo e hanno più ampio ambito in quanto è una norma "extra ordinem" rispetto alla normativa codicistica. Ne consegue che non comporta l'automatica attribuzione della qualità di indagato alla persona nei cui confronti è eseguita, con le relative conseguenze sul piano processuale e, in particolare, su quello del diritto di difesa.

Tribunale Bologna  10 ottobre 2008 n. 2234  

 

Il decreto di convalida del sequestro delle cose che costituiscono corpo di reato, sequestrate dalla P.G. in sede di perquisizione ex art. 352, comma secondo cod. proc. pen., deve essere sorretto, a pena di nullità, da idonea motivazione in ordine al presupposto della finalità perseguita, in concreto, per l'accertamento dei fatti. Annulla con rinvio, Trib. lib. Macerata, 17 Settembre 2007

Cassazione penale sez. VI  12 febbraio 2008 n. 21736  

 

In materia di ispezione personale, l'accertamento radiografico è una delle legittime modalità di esecuzione a cui può farsi ricorso coattivamente, purché sia eseguito per mezzo di personale medico specialistico nel rispetto delle corrette metodologie tecniche, non rilevando che il controllo sia esteso così all'interno del corpo umano. (La Corte ha ritenuto legittimo l'accertamento radiografico disposto coattivamente da parsonale di polizia giudiziaria della Guardia di finanza, previa autorizzazione del p.m., nel corso dei controlli previsti dall'art. 103 d.P.R. n. 309 del 1990).

Cassazione penale sez. IV  02 dicembre 2005 n. 6284  

 

La disciplina dettata dall'art. 352 c.p.p. in materia di perquisizioni d'iniziativa da parte della polizia giudiziaria non trova applicazione con riguardo alle perquisizioni effettuate per motivi di sicurezza, ai sensi dell'art. 34 dell'ordinamento penitenziario, nelle celle occupate da detenuti in istituti carcerari, avendo queste carattere amministrativo e prescrivendo il citato art. 34 soltanto che la loro effettuazione avvenga nel rispetto della personalità dei detenuti. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto che correttamente fosse stata esclusa la necessità della convalida, da parte dell'autorità giudiziaria, della perquisizione che aveva portato al rinvenimento ed al sequestro di un coltello nella cella occupata da un detenuto).

Cassazione penale sez. I  09 marzo 2005 n. 10683  

 

L'atto di perquisizione personale eseguito dalla polizia giudiziaria ai sensi dell'art. 352 c.p.p. è atto indifferibile ed urgente per il quale non è necessaria la traduzione immediata all'indagato di lingua straniera in quanto il reperimento di un interprete è incompatibile con la particolare urgenza dell'adempimento investigativo; la mancata comprensione dell'atto esplicherà i suoi effetti solo sul termine per l'impugnazione dell'eventuale conseguente sequestro.

Cassazione penale sez. IV  19 novembre 2004 n. 265  

 

L'attività di polizia giudiziaria disciplinata dall'art. 103 del t.u. delle leggi in materia di stupefacenti (d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309) non concreta formale perquisizione ai sensi dell'art. 352 c.p.p., differenziandosi da quest'ultima sia per la natura e la qualità dell'intervento - definito legislativamente di controllo e ispezione -, sia per la sua specifica funzione. Infatti, mentre la perquisizione e l'ispezione previste dal codice di rito presuppongono sempre la commissione di un reato, i poteri concessi alla p.g. dal citato art. 103 d.P.R. n. 309/90 sono finalizzati anche ad attività di carattere preventivo, oltre che repressivo, ed hanno più ampio ambito.

Cassazione penale sez. VI  10 aprile 1996 n. 5547  

 

Alla luce dell'attuale regime normativo, non è più contestabile l'esistenza di uno stretto rapporto funzionale tra l'atto di ricerca della prova (perquisizione) e l'atto di materiale apprensione della medesima (sequestro). Infatti, l'art. 191 c.p.p. pone l'inutilizzabilità a protezione del procedimento di "acquisizione" della prova e giustifica in via generale l'applicazione della medesima sanzione, in virtù di un'equiparazione ormai definitivamente sancita tra il profilo funzionale della prova e quello genetico. Pertanto, in virtù di uno stretto nesso strumentale che - malgrado l'autonomia dei controlli (artt. 352 e 355 c.p.p.) - lega la perquisizione al sequestro, l'illegittimità dell'una non può non estendersi al secondo, determinando l'inutilizzabilità probatoria delle cose sequestrate. (Nella specie, la Cassazione in accoglimento del ricorso dell'interessato, ha annullato senza rinvio l'impugnata ordinanza di rigetto di un'istanza di riesame, proposta ai sensi degli artt. 324 e 355 c.p.p., nonché il precedente decreto di convalida del sequestro probatorio eseguito dalla p.g.).

Cassazione penale sez. V  22 settembre 1995 n. 2051  



 
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