codice-proc-penale
Codice proc. penale agg.  al  4 Mag 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 357 cod. proc. penale: Documentazione dell’attività di polizia giudiziaria

1. La polizia giudiziaria annota secondo le modalità ritenute idonee ai fini delle indagini, anche sommariamente, tutte le attività svolte, comprese quelle dirette alla individuazione delle fonti di prova.

2. Fermo quanto disposto in relazione a specifiche attività, redige verbale dei seguenti atti:

a) denunce, querele e istanze presentate oralmente;

b) sommarie informazioni rese e dichiarazioni spontanee ricevute dalla persona nei cui confronti vengono svolte le indagini;

c) informazioni assunte, a norma dell’articolo 351;

d) perquisizioni e sequestri;

e) operazioni e accertamenti previsti dagli articoli 349, 353 e 354;

f) atti, che descrivono fatti e situazioni, eventualmente compiuti sino a che il pubblico ministero non ha impartito le direttive per lo svolgimento delle indagini.

3. Il verbale è redatto da ufficiali o agenti di polizia giudiziaria nelle forme e con le modalità previste dall’articolo 373.

4. La documentazione dell’attività di polizia giudiziaria è posta a disposizione del pubblico ministero.

5. A disposizione del pubblico ministero sono altresì poste le denunce, le istanze e le querele presentate per iscritto, i referti, il corpo del reato e le cose pertinenti al reato.


Giurisprudenza annotata

Documentazione dell'attività di polizia giudiziaria

È inutilizzabile in giudizio la circostanza riferita dal teste, ufficiale di P.G., che questi ha appreso da persone che dovevano essere escusse a sommarie informazioni in quanto informate dei fatti ai sensi degli art. 351 e 357 c.p.p., atteso che gli agenti e gli ufficiali di P.G. non possono rendere testimonianza indiretta sulle dichiarazioni ricevute da persone informate sui fatti anche in caso di mancata verbalizzazione delle stesse, qualora la loro verbalizzazione sia prescritta dalla legge.

Tribunale La Spezia  04 novembre 2014 n. 1107  

 

Sono pienamente utilizzabili nella fase delle indagini preliminari, anche ai fini dell'adozione delle misure cautelari, e per il rinvio a giudizio dell'imputato, le dichiarazioni informalmente rese alla p.g. da persone che possono riferire circostanze utili per le investigazioni ed annotate nella notizia di reato, qualora sia comunque possibile l'individuazione della fonte dichiarativa, in quanto l'obbligo di verbalizzazione degli atti indicati nell'art. 357 comma 2 c.p.p. non è prescritto a pena di nullità. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto utilizzabili ai fini dell'adozione di un provvedimento di convalida di sequestro probatorio dichiarazioni rese telefonicamente alla p.g.) (Annulla con rinvio, Trib. lib. Pescara, 15/10/2013 )

Cassazione penale sez. III  17 gennaio 2014 n. 5777  

 

L'art. 347 comma 1 c.p.p., nel disciplinare l'obbligo di riferire la notizia del reato, impone agli ufficiali e agli agenti di Polizia Giudiziaria di riferire senza ritardo e per iscritto al p.m. la "notitia criminis" e, in ogni caso, quando sussistono ragioni di urgenza, la comunicazione della notizia di reato è data immediatamente anche in forma orale. La norma è diretta ovviamente ad assicurare lo svolgimento di tutte le attività di acquisizione probatoria entro un arco di tempo ragionevole dal momento in cui l'operatore di Polizia giudiziaria ne viene a conoscenza, scongiurando il rischio di una dispersione di elementi di prova. A tanto deve aggiungersi che, almeno per l'ipotesi ordinaria, le attività informative poste in essere dalla Polizia giudiziaria debbano essere annotate per iscritto, a norma dell'art. 357 c.p.p. per conferire carattere di certezza alle medesime.

T.A.R. Napoli (Campania) sez. VI  07 marzo 2013 n. 1322  

 

La mancata verbalizzazione da parte delle polizia giudiziaria di dichiarazioni da essa ricevute, in contrasto con quanto prescritto dall'art. 357 c.p.p., non le rende nulle o inutilizzabili in quanto nessuna sanzione in tal senso è prevista da detta norma, sicché salvi i limiti di cui all'art. 350, commi 6 e 7, c.p.p., l'agente o l'ufficiale di polizia giudiziaria può fare relazione del loro contenuto all'autorità giudiziaria e rendere testimonianza de relato.

Cassazione penale sez. II  18 ottobre 2012 n. 150  

 

In tema di testimonianza indiretta, agli ufficiali di polizia giudiziaria non è consentito riferire delle dichiarazioni acquisite dai testimoni sia che queste ultime siano state acquisite con le modalità di cui agli art. 351 e 357, comma 2, lett. a) e b) c.p.p. sia se è del tutto assente la verbalizzazione e documentazione, con ciò eludendo altresì le modalità di acquisizione delle prove medesime.

Corte assise La Spezia sez. lav.  14 febbraio 2012

 

La testimonianza indiretta è vietata soltanto quanto alle dichiarazioni rese da persone esaminate, su delega del p.m. o di iniziativa, da ufficiali o agenti di polizia giudiziaria, ai sensi degli art. 351 e 357 comma 2 lett. a) e b) c.p.p., in relazione all'art. 195 comma 4 c.p.p. Ne consegue che ben possono gli ufficiali di p.g. riferire come testimoni i discorsi dell'imputato, soprattutto se successivamente divenuto tale, che essi abbiano ascoltato casualmente: infatti, la disciplina della testimonianza indiretta non si applica al testimone che riferisca non la dichiarazione resagli da un terzo, ma il contenuto di un colloquio svoltosi fra terzi alla sua presenza. Né la sostanza delle cose muta se, come nel caso di specie, successivamente ai fatti, l'ufficiale di p.g., estraneo alle indagini, rediga una relazione servizio, su richiesta degli inquirenti, dove sintetizzi quanto avvenuto in sua presenza.

Tribunale Teramo  28 marzo 2011 n. 63  

 

Gli "elementi concreti", necessari onde ritenere che il testimone esaminato sia stato sottoposto a minaccia, possono essere desunti da qualunque circostanza sintomatica dell'intimidazione, purché connotata da obiettività e significatività, e quindi anche soltanto da circostanze emerse nello stesso dibattimento. (Fattispecie nella quale è stata ritenuta sufficiente a dar prova dell'avvenuta intimidazione del teste-persona offesa da parte dell'imputato, la dichiarazione di un ispettore di P.G., che aveva riferito in dibattimento di aver saputo informalmente dalla stessa persona offesa dell'avvenuta intimidazione, senza procedere alla verbalizzazione imposta dall'art. 357 c.p.p.). Rigetta, App. Lecce, 22 settembre 2008

Cassazione penale sez. II  19 maggio 2010 n. 25069  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti