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Codice proc. penale agg.  al  4 Mag 2015
 
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Art. 358 cod. proc. penale: Attività di indagine del pubblico ministero

1. Il pubblico ministero compie ogni attività necessaria ai fini indicati nell’articolo 326 e svolge altresì accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini.


Giurisprudenza annotata

Attività di indagine del pubblico ministero

Il mancato svolgimento da parte del p.m. di attività d'indagine a favore dell'indagato (art. 358 c.p.p.) non ha rilievo processuale alcuno e non determina alcuna nullità. (La Corte ha asserito che peraltro l'inattività della pubblica accusa può essere sopperita dallo svolgimento delle attività di investigazione difensiva previste dagli art. 391 bis ss. c.p.p.). Rigetta, App. Brescia, 22/10/2009

Cassazione penale sez. III  23 giugno 2010 n. 34615  

 

L’ordinanza che dispone la misura cautelare è nulla se non contiene la valutazione degli elementi a favore dell’indagato, di cui agli art. 358 e 327 bis c.p.p.: è onere della difesa indicare gli elementi oggettivi e concludenti considerati favorevoli all’indagato di cui sia stata omessa la valutazione e fornire la prova positiva che tali elementi fossero nella materiale disponibilità del giudice al momento della emissione del titolo custodiale.

Tribunale Catanzaro sez. riesame  04 marzo 2008

 

Va accolta la richiesta del p.m. di assumere nelle forme dell'incidente probatorio la testimonianza di una persona di 72 anni, unica fonte "indifferente" sui fatti dei processo, non potendosi correre nemmeno il minimo rischio che tale fonte vada persa. A tal proposito il p.m. è libero di formulare tale richiesta in alternativa alle forme di cui agli art. 358 ss, c.p.p., nella fase delle indagini che più ritiene opportuna, senza che dette indagini debbano in alcuna maniera essere completate.

Tribunale Firenze  21 dicembre 2001

 

Il presidente dell'ordine può assumere la funzione di relatore nel procedimento disciplinare essendo il presidente stesso un componente del consiglio, a nulla rilevando l'eventualità che il relatore dovrebbe votare per primo e il presidente per ultimo. Per l'adozione della decisione disciplinare in caso di parità di voti deve applicarsi, ex art. 51, r.d. n. 37 del 1934, l'art. 527 c.p.p. per il quale il presidente deve votare per ultimo e in caso di parità il suo voto non vale doppio ma prevale la soluzione più favorevole all'incolpato. L'omessa indicazione dei testi nell'atto di citazione non determina la nullità del procedimento se i testi siano stati comunque indicati nella deliberazione di apertura del procedimento disciplinare, e i due atti siano stati notificati insieme. In assenza del segretario titolare del consiglio dell'ordine, le funzioni di segretario possono essere svolte da qualsiasi altro consigliere componente del C.d.O. Non determina nullità del procedimento disciplinare l'omesso giuramento dei testimoni; l'art. 48 r.d.l. n. 1578 del 1933 prevede infatti nei confronti dei testimoni l'applicazione degli art. 358 e 359 c.p.p., e non l'obbligatorietà del giuramento, essendo il procedimento davanti al C.d.O. di carattere amministrativo e non giurisdizionale.

Cons. Naz.le Forense  20 settembre 2000 n. 92  

 

L'acquisizione dei tabulati relativi ai dati esterni al traffico di una data utenza telefonica avviene, nella fase delle indagini preliminari ex art. 358 c.p.p., previo ed a mezzo decreto motivato del p.m. e, nella fase dibattimentale, ex art. 495 o 507 c.p.p., a mezzo ordinanza motivata del giudice cui la parte interessata abbia avanzato richiesta e previo interpello di tutte le parti nel processo.

Cassazione penale sez. IV  23 maggio 2000 n. 1108

 

Anche il difensore, per esercitare il diritto alla prova che gli è riconosciuto dall'art. 190 c.p.p., può svolgere indagini e sottoporne il risultato al giudice non soltanto al fine di acquisire mezzi di prova, ma anche per emanare una decisione di merito: il che può avvenire nel giudizio cautelare della fase preliminare, in cui manca ancora l'attività di istruzione probatoria. Una contraria interpretazione sarebbe esposta al forte sospetto di incostituzionalità per violazione del diritto di difesa di cui all'art. 24 cost. Anche se l'attività investigativa svolta dal difensore non è regolata dalla legge, come invece quella del p.m. (art. 358 ss. c.p.p.), con la novellazione dell'art. 292 c.p.p. e dell'art. 38 disp. att. c.p.p. il legislatore ha voluto attribuire pari efficacia formale alle attività di indagine del p.m. e del difensore. Peraltro va sottolineato che il difensore è pur sempre un esercente un servizio di pubblica necessità (art. 359 n. 1 c.p.p.) e ha un potere di autenticazione delle sottoscrizioni ai sensi dell'art. 39 disp. att. c.p.p.; sicché si può ritenere che anche le sommarie informazioni raccolte e controfirmate dal difensore siano assistite dalle necessarie garanzie di autenticità. Quanto alla loro intrinseca attendibilità, sarà il giudice a valutarla con la opportuna cautela a fronte di eventuali dichiarazioni contrarie di persone informate sui fatti. La differenza tra documento rappresentativo e documento dichiarativo non è fondata su alcuna base testuale.

Cassazione penale sez. III  11 luglio 1997 n. 2812  

 

La disposizione di cui all'art. 358 c.p.p., secondo la quale il p.m. "svolge altresì accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta ad indagini", non si traduce in un obbligo processualmente sanzionato e non toglie il carattere eminentemente discrezionale delle scelte investigative, anche per quanto riguarda i tempi di svolgimento dell'attività dell'organo dell'accusa. Ne consegue che l'omesso espletamento di alcune indagini, ancorché sollecitato dall'interessato, non costituisce di per sè un fatto nuovo che legittimi la revoca della misura cautelare ai sensi dell'art. 299 c.p.p.: presupposto della revoca di una misura cautelare è, infatti, il venir meno - che non può certamente ricollegarsi alla mancanza di quelle indagini - anche per fatti portati a conoscenza del giudice procedente in un momento successivo all'adozione del provvedimento coercitivo, dei gravi indizi o delle esigenze cautelari già ritenuti nel provvedimento applicativo e non rimossi attraverso l'eventuale esperimento del riesame.

Cassazione penale sez. II  21 maggio 1997 n. 3415  



 
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