codice-proc-penale
Codice proc. penale agg.  al  4 Mag 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 365 cod. proc. penale: Atti ai quali il difensore ha diritto di assistere senza avviso

1. Il pubblico ministero, quando procede al compimento di atti di perquisizione o sequestro, chiede alla persona sottoposta alle indagini, che sia presente, se è assistita da un difensore di fiducia e, qualora ne sia priva, designa un difensore di ufficio a norma dell’articolo 97 comma 3.

2. Il difensore ha facoltà di assistere al compimento dell’atto, fermo quanto previsto dall’articolo 249.

3. Si applicano le disposizioni dell’articolo 364 comma 7.


Giurisprudenza annotata

Atti ai quali il difensore ha diritto di assistere senza avviso

L'esecuzione del decreto di sequestro che non sia stata preceduta dalla rituale informazione di garanzia, deve comunque avvenire in condizioni tali da assicurare all'indagato la presenza e l'assistenza del difensore. Tanto ciò è vero che, la mancanza dell'invito di cui all'art. 369 c.p.p. diviene irrilevante ai fini della validità dell'atto, qualora il pubblico ministero o la polizia giudiziaria abbiano chiesto all'indagato presente, in adempimento dell'obbligo imposto dall'art. 365 c.p.p., se è assistito da un difensore di fiducia, ovvero, in mancanza, ne abbiano designato uno d'ufficio: e ciò in quanto non potrebbe parlarsi di intempestività dell'interpello rispetto all'avviso di cui all'art. 369 c.p.p., considerato che l'interessato viene a conoscenza del decreto di sequestro (e della eventuale informazione di garanzia), quale tipico atto a sorpresa, solo al momento della sua esecuzione. L'incorporazione dell'informazione di garanzia nel decreto di sequestro, insomma, svolge la funzione di consentire al destinatario dell'atto di esercitare, tramite la eventuale presenza del difensore, il suo diritto di difesa.

Cassazione penale sez. III  19 febbraio 2014 n. 22898  

 

Il p.m., quando delega la polizia giudiziaria a effettuare il sequestro preventivo disposto dal giudice, si limita, secondo il disposto dell'art. 104 delle disp. att. c.p.p. e previa valutazione della sussistenza dei presupposti di legge, a svolgere un'attività di mera esecuzione, che non può essere in alcun modo equiparata alle diverse attività di cui all'art. 370 c.p.p., ove ci si riferisce agli atti di indagine, diretti o delegati alla polizia giudiziaria, effettuati per le specifiche finalità cui sono destinati e consistenti nelle determinazioni inerenti all'esercizio dell'azione penale. Pertanto, mentre rispetto a tali ultimi atti è necessario il presidio della difesa, venendo a operare la disciplina di garanzia di cui al disposto degli art. 365 e 370, comma 2, c.p.p., in caso di mera esecuzione del sequestro preventivo, anche laddove delegata alla polizia giudiziaria, non sussiste l'obbligo del previo avviso al difensore di fiducia dell'indagato dell'esecuzione del sequestro disposto dal giudice, né sussiste l'obbligo per la polizia giudiziaria di avvisare l'indagato della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia. Non è inoltre dovuta la preventiva informazione di garanzia, né è richiesta la presenza di tutti i suoi contenuti nel provvedimento cautelare emesso dal giudice, vertendosi in ipotesi di atto a sorpresa, mentre, ai fini dell'esercizio del diritto di difesa, è sufficiente la motivazione dell'atto, che non può non enunciare in positivo l'intera gamma dei presupposti su cui si radica l'applicazione della misura.

Cassazione penale sez. III  27 gennaio 2011 n. 6890

 

I verbali compiuti dalla polizia giudiziaria ex art. 354 c.p.p., tra i quali rientra anche l'accertamento strumentale dello stato di ebbrezza del conducente alla guida dell'autovettura, "non sono soggetti all'obbligo del deposito al difensore ex art. 366 c.p.p., trattandosi di atti urgenti e indifferibili ai quali il difensore ha diritto di assistere ma senza preventivo avviso e per l'effettuazione, a differenza di quanto stabilito dall'art. 365 c.p.p. per gli atti di perquisizione e sequestro compiuti dal P.M., non è prevista neppure la designazione di un difensore d'ufficio, ma solo l'avvertimento ex art. 114 disp. att. c.p.p. della facoltà di potersi fare assistere da un difensore."

Tribunale Roma sez. I  14 gennaio 2010 n. 538  

 

A norma dell'art. 365 c.p.p., richiamato anche dall'art. 370 stesso codice, il difensore ha la facoltà di assistere al compimento di atti di perquisizione o di sequestro, ma tale diritto non può giustificare la sospensione o l'arresto dell'atto di indagine, in attesa dell'eventuale arrivo del difensore (di fiducia o d'ufficio) per l'occasione nominato: ciò in quanto il difensore ha la facoltà di assistere al compimento dell'atto in funzione di assistenza dell'indagato purché sia prontamente reperibile, cosicché il compimento dell'atto non può restare sospeso o bloccato in attesa del suo eventuale arrivo, ma può egualmente avere corso.

Cassazione penale sez. fer.  25 luglio 2006 n. 27372  

 

In tema di guida in stato di ebbrezza, il cosiddetto alcooltest costituisce atto di polizia giudiziaria urgente e indifferibile ex art. 354, comma 3, c.p.p., cui il difensore può assistere ai sensi del successivo art. 356 senza però diritto a essere previamente avvisato. Ne consegue che, qualora non si provveda al tempestivo deposito di tale atto ex art. 366 c.p.p. nella segreteria del p.m., non può comunque configurarsi alcuna nullità. In vero, in tale evenienza possono verificarsi due situazioni. La prima, è quella della mancanza di un difensore di fiducia e, in questo caso, non essendo previsto (a differenza di altre ipotesi: si vedano gli art. 350, 364 e 365 c.p.p.) l'obbligo di nomina di un difensore di ufficio (si veda il combinato disposto degli art. 356 c.p.p. e 114 disp. att. c.p.p.), ne deriva la mancanza tout court del soggetto al quale, depositare l’atto, con conseguente insussistenza di ogni nullità. L'altra ipotesi è quella in cui sia stato nominato un difensore di fiducia, nel qual caso, in effetti, deve trovare attuazione il disposto dell'art. 366, comma 1, c.p.p., che, facendo riferimento agli "atti compiuti dal p.m. e dalla polizia giudiziaria", dispone il deposito degli stessi nella segreteria del p.m. entro il terzo giorno successivo al compimento degli atti medesimi: peraltro, quella del deposito ex art. 366 è una formalità che attiene a un momento successivo al compimento dell'atto e il suo eventuale ritardo od omissione non attiene, ai sensi dell'art. 178, lett. c), c.p.p., all'assistenza e alla rappresentanza dell'imputato nel compimento dell'atto di polizia giudiziaria; onde, anche in questa ipotesi, la mancanza di ogni espressa previsione di nullità, in relazione al principio di tassatività delle stesse, mentre il ritardato od omesso deposito, semmai, può solo procrastinare il termine per il compimento di ulteriori attività defensionali e di eventuali atti di impugnazione previsti dalla legge.

Cassazione penale sez. IV  21 ottobre 2005 n. 38881  

 

La denuncia della nullità, di ordine intermedio, derivante dall'inosservanza, nell'esecuzione di un sequestro, delle disposizioni dettate dall'art. 365 c.p.p., deve ritenersi tempestiva se effettuata con la richiesta di riesame, non potendosi ritenere che la presenza della sola persona sottoposta a indagine all'atto viziato da detta nullità possa valere a rendere operativo il disposto di cui al comma 2, primo periodo, dell'art. 182 c.p.p., secondo cui, "quando la parte vi assiste, la nullità di un atto dev'essere eccepita prima del suo compimento ovvero, se ciò non è possibile, immediatamente dopo".

La denuncia della nullità, di ordine intermedio, derivante dall'inosservanza, nell'esecuzione di un sequestro, delle disposizioni dettate dall'art. 365 c.p.p., deve ritenersi tempestiva se effettuata con la richiesta di riesame, non potendosi ritenere che la presenza della sola persona sottoposta a indagine all'atto viziato da detta nullità possa valere a rendere operativo il disposto di cui al comma 2, primo periodo, dell'art. 182 c.p.p., secondo cui, "quando la parte vi assiste, la nullità di un atto dev'essere eccepita prima del suo compimento ovvero, se ciò non è possibile, immediatamente dopo".

Cassazione penale sez. III  12 luglio 2005 n. 33517  

 

Poiché la polizia giudiziaria, quando agisce su delega del p.m., è tenuta all'osservanza delle stesse forme che la legge stabilisce per gli atti compiuti direttamente da quest'ultimo (art. 370 comma 2 c.p.p.), deve ritenersi che dia luogo a nullità dell'atto di sequestro probatorio effettuato dalla polizia giudiziaria su delega del p.m. il fatto che, essendo presente la persona sottoposta a indagini, non si sia provveduto, come previsto invece dall'art. 365 c.p.p., a chiedere se era assistita da un difensore di fiducia e a designare, in caso negativo, un difensore d'ufficio; adempimenti, questi, da ritenersi funzionali ad un ulteriore obbligo, desumibile dall'art. 24 cost., di avvisare il difensore, di fiducia o d'ufficio, onde metterlo in grado, se prontamente reperibile, di intervenire.

Cassazione penale sez. III  12 luglio 2005 n. 33517  

 

I verbali degli atti compiuti dalla polizia giudiziaria ai sensi dell'art. 354 c.p.p. tra i quali va annoverato l'accertamento strumentale dello stato di ebbrezza alla guida, previsto dall'art. 186 e dall'art. 379 del relativo regolamento di attuazione (c.d. "alcool-test"), non sono soggetti all'obbligo del deposito al difensore, contemplato dall'art. 366 c.p.p., trattandosi di atti ai quali il difensore ha diritto di assistere senza preavviso e per la cui effettuazione, a differenza di quanto stabilito dall'art. 365 c.p.p. per gli atti di perquisizione o sequestro compiuti direttamente dal p.m., non è prevista la designazione, all'occorrenza, di un difensore d'ufficio, ma solo l'avvertimento, ex art. 114 disp. att. c.p.p., della facoltà di farsi assistere da un difensore; ragion per cui, mancando detta designazione, mancherebbe anche il soggetto nei cui confronti dovrebbe realizzarsi la garanzia.

Cassazione penale sez. IV  11 marzo 2004 n. 21738  

 

In tema di omissione di referto riferibile a lesioni conseguenti ad infortunio sul lavoro, non compete al sanitario alcun potere di delibazione della configurabilità di estremi di reato, dovendo la sua valutazione limitarsi al solo esame delle modalità del fatto portato a sua conoscenza. Ove non risulti, in base ad elementi certi ed obiettivi (che quindi non necessitano di alcuna verifica in sede di indagine) che il fatto si sia verificato indipendentemente da condotte commissive od omissive di chi aveva l'obbligo giuridico di impedire l'evento, il sanitario è tenuto all'obbligo del referto. Pertanto, se non sia possibile escludere, in astratto, l'esistenza di nesso causale tra l'infortunio e la violazione di norme antinfortunistiche, l'omessa segnalazione alla competente autorità da parte del sanitario di ipotesi di reato perseguibili d'ufficio, integra gli estremi del delitto di cui all'art. 365 c.p. (Nella fattispecie la Corte ha annullato con rinvio la sentenza del pretore, che aveva escluso la responsabilità del sanitario sulla base delle sole dichiarazioni dell'infortunato, il quale aveva descritto quanto occorsogli come fatto meramente accidentale).

Cassazione penale sez. VI  18 dicembre 1998 n. 1473  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti