codice-proc-penale
Codice proc. penale agg.  al  4 Mag 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 370 cod. proc. penale: Atti diretti e atti delegati

1. Il pubblico ministero compie personalmente ogni attività di indagine. Può avvalersi della polizia giudiziaria per il compimento di attività di indagine e di atti specificamente delegati, ivi compresi gli interrogatori ed i confronti cui partecipi la persona sottoposta alle indagini che si trovi in stato di libertà, con l’assistenza necessaria del difensore.

2. Quando procede a norma del comma 1, la polizia giudiziaria osserva le disposizioni degli articoli 364, 365 e 373.

3. Per singoli atti da assumere nella circoscrizione di altro tribunale, il pubblico ministero, qualora non ritenga di procedere personalmente, può delegare, secondo la rispettiva competenza per materia, il pubblico ministero presso il tribunale del luogo.

4. Quando ricorrono ragioni di urgenza o altri gravi motivi, il pubblico ministero delegato a norma del comma 3 ha facoltà di procedere di propria iniziativa anche agli atti che a seguito dello svolgimento di quelli specificamente delegati appaiono necessari ai fini delle indagini.

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Atti diretti e atti delegati

Non dà luogo ad inutilizzabilità e neppure a nullità, per pretesa violazione dell'art. 370, comma 1, c.p.p., l'effettuazione, da parte della polizia giudiziaria, con l'assistenza del difensore, su delega del pubblico ministero, dell'interrogatorio della persona sottoposta a indagini che si trovi, per altra causa, in stato di detenzione.

Cassazione penale sez. V  23 aprile 2014 n. 31819  

 

Le regole della impugnazione tardiva, in osservanza dell'art. 334 cod. proc. civ. e in base al combinato disposto degli artt. 370 e 371 cod. proc. civ., operano esclusivamente per l'impugnazione incidentale in senso stretto, e cioè proveniente dalla parte contro la quale è stata proposta l'impugnazione principale, solo alla quale è consentito presentare ricorso nelle forme e nei termini di quello incidentale, per l'interesse a contraddire e a presentare, contestualmente con il controricorso, l'eventuale ricorso incidentale anche tardivo. Invece, quando il ricorso di una parte abbia contenuto adesivo a quello principale, non trovano applicazione i termini e le forme del ricorso incidentale (tardivo), dovendo invece osservarsi la disciplina dettata dall'art. 325 cod. proc. civ. per il ricorso autonomo, cui è altrettanto soggetto qualsiasi ricorso successivo al primo, che abbia valenza d'impugnazione incidentale, qualora investa un capo della sentenza non impugnato con il ricorso principale o lo investa per motivi diversi da quelli fatti valere con il ricorso principale. Rigetta, App. Campobasso, 11/10/2007

Cassazione civile sez. III  21 gennaio 2014 n. 1120  

 

Ai fini dell'utilizzabilità delle intercettazioni di conversazioni eseguite mediante apparecchiature presenti nella sala di ascolto di una Procura della Repubblica diversa da quella che ha autorizzato le attività di intercettazione, non occorre né un provvedimento di autorizzazione motivato, in analogia con quanto disposto dall'art. 268 comma 3 c.p.p., atteso che gli impianti adoperati sono sotto il diretto ed immediato controllo dell'autorità giudiziaria, né una delega ai sensi dell'art. 370 comma 3 c.p.p., non ricorrendone i presupposti. Rigetta in parte, App. Napoli, 21/12/2011

Cassazione penale sez. II  10 maggio 2013 n. 34969

 

È abnorme l'ordinanza con cui il giudice per le indagini preliminari, in esito all'udienza camerale fissata per l'opposizione della persona offesa alla richiesta di archiviazione, indichi al pubblico ministero, tra le ulteriori indagini necessarie, anche l'interrogatorio dell'indagato da svolgersi "personalmente e senza delega" da parte del p.m. (In motivazione la Corte, nell'annullare senza rinvio l'ordinanza impugnata limitatamente alle parole "personalmente e senza delega", ha precisato che il potere del g.i.p. di indicare nuovi temi di indagine non si estende sino al punto di coartare l'organo inquirente sulle modalità di svolgimento delle investigazioni e inibirgli il legittimo esercizio della facoltà di delega previsto dall'art. 370 c.p.p.).

Cassazione penale sez. III  14 giugno 2011 n. 29631  

 

Il p.m., quando delega la polizia giudiziaria a effettuare il sequestro preventivo disposto dal giudice, si limita, secondo il disposto dell'art. 104 delle disp. att. c.p.p. e previa valutazione della sussistenza dei presupposti di legge, a svolgere un'attività di mera esecuzione, che non può essere in alcun modo equiparata alle diverse attività di cui all'art. 370 c.p.p., ove ci si riferisce agli atti di indagine, diretti o delegati alla polizia giudiziaria, effettuati per le specifiche finalità cui sono destinati e consistenti nelle determinazioni inerenti all'esercizio dell'azione penale. Pertanto, mentre rispetto a tali ultimi atti è necessario il presidio della difesa, venendo a operare la disciplina di garanzia di cui al disposto degli art. 365 e 370, comma 2, c.p.p., in caso di mera esecuzione del sequestro preventivo, anche laddove delegata alla polizia giudiziaria, non sussiste l'obbligo del previo avviso al difensore di fiducia dell'indagato dell'esecuzione del sequestro disposto dal giudice, né sussiste l'obbligo per la polizia giudiziaria di avvisare l'indagato della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia. Non è inoltre dovuta la preventiva informazione di garanzia, né è richiesta la presenza di tutti i suoi contenuti nel provvedimento cautelare emesso dal giudice, vertendosi in ipotesi di atto a sorpresa, mentre, ai fini dell'esercizio del diritto di difesa, è sufficiente la motivazione dell'atto, che non può non enunciare in positivo l'intera gamma dei presupposti su cui si radica l'applicazione della misura.

Cassazione penale sez. III  27 gennaio 2011 n. 6890  

 

Il p.m., nel delegare la polizia giudiziaria ad effettuare un sequestro preventivo disposto dal giudice si limita a curare l'esecuzione del provvedimento secondo quanto dispone l'art. 104 disp. att. c.p.p. il quale, a sua volta, richiama il precedente art. 92. Trattandosi di attività di mera esecuzione di un provvedimento emesso dal giudice previa valutazione della sussistenza dei presupposti di legge, non può essere in alcun modo equiparata alle diverse attività cui si riferisce l'art. 370 c.p.p. Non sussiste, pertanto, l'obbligo del previo avviso al difensore di fiducia dell'indagato della esecuzione del sequestro disposto dal giudice, né sussiste l'obbligo per la polizia giudiziaria di avvisare l'indagato della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia. Non è inoltre dovuta la preventiva informazione di garanzia né è richiesta la presenza di tutti i suoi contenuti nel provvedimento cautelare emesso dal g.i.p.

Cassazione penale sez. III  27 gennaio 2011 n. 6890

 

La regola di cui all'art. 370, comma 1, c.p.p., secondo cui la facoltà di delega alla polizia dell'interrogatorio o del confronto è consentita solo nel caso di imputato a piede libero, vale solo nei confronti della persona sottoposta a indagini allorché partecipi a interrogatori o confronti nel procedimento a suo carico. Detta regola, invece, non si applica nei casi in cui l'imputato di reato connesso, anche ai sensi dell'art. 12, comma 1, lett. a), c.p.p., sia separatamente indagato (o, in ipotesi, risulti già giudicato), giusta il disposto degli art. 363 e 351, comma 1 bis, c.p.p. Del resto, comunque, poiché trattasi di regola prudenziale posta a esclusiva garanzia dell'indagato, deve escludersi che la sua eventuale violazione possa essere fatta valere dai terzi, alla cui tutela non è diretta, neppure nell'ipotesi che le dichiarazioni "erga alios" siano rese, nella fase delle indagini, nell'ambito di un procedimento che veda contemporaneamente indagato, per i medesimi fatti su cui vertono le dichiarazioni, anche il dichiarante assunto nella veste di imputato di reato connesso.

Cassazione penale sez. V  20 giugno 2008 n. 38340  

 

L'art. 370 c.p.p. presuppone un atto formale di delega contenente l'espressa indicazione degli adempimenti delegati ed i limiti della delega, necessario anche al fine di documentare l'ottemperanza alla delega ricevuta; ne consegue che la delega orale deve ritenersi inesistente.

Cassazione penale sez. II  26 settembre 2007 n. 38619  

 

Sono utilizzabili i risultati delle intercettazioni nel caso in cui le operazioni di ascolto siano state eseguite presso gli impianti installati in una Procura della Repubblica diversa da quella che ha richiesto e disposto la relativa attività di intercettazione, trattandosi di una forma di collaborazione tra uffici del p.m. che può essere inquadrata tra le attività delegabili ai sensi dell'art. 370, comma 3, c.p.p. (Nel caso di specie, l'attività di intercettazione disposta dalla Procura della Repubblica di Napoli è stata materialmente eseguita presso gli impianti delle Procure di Frosinone e di Cassino, nel cui ambito territoriale si trovavano alcune delle persone da sottoporre a controllo).

Cassazione penale sez. VI  02 aprile 2007 n. 35769  

 

A norma dell'art. 365 c.p.p., richiamato anche dall'art. 370 stesso codice, il difensore ha la facoltà di assistere al compimento di atti di perquisizione o di sequestro, ma tale diritto non può giustificare la sospensione o l'arresto dell'atto di indagine, in attesa dell'eventuale arrivo del difensore (di fiducia o d'ufficio) per l'occasione nominato: ciò in quanto il difensore ha la facoltà di assistere al compimento dell'atto in funzione di assistenza dell'indagato purché sia prontamente reperibile, cosicché il compimento dell'atto non può restare sospeso o bloccato in attesa del suo eventuale arrivo, ma può egualmente avere corso.

Cassazione penale sez. fer.  25 luglio 2006 n. 27372  

 

L'art. 175, comma 2, c.p.p. come modificato dalla l. n. 60 del 2005, prevede che non si possa autorizzare la restituzione in termini qualora vi sia la prova della sussistenza, alternativamente, di una delle due condizioni, e cioè, la conoscenza del procedimento ovvero del provvedimento; pertanto qualora sia raggiunta la prova della conoscenza del procedimento, l'imputato non può pretendere di essere reso edotto anche dell'esito dello stesso, potendo con un minimo di diligenza acquisire tutte le informazioni del caso (fattispecie in cui la prova dell'effettiva conoscenza del procedimento emergeva dal verbale di tentativo di conciliazione esperito dai carabinieri della stazione di residenza, ai sensi degli artt. 370 e 564, nel quale l'indagato veniva reso edotto della presentazione di una querela contro di lui).

Cassazione penale sez. II  21 febbraio 2006 n. 9104  

 

Poiché la polizia giudiziaria, quando agisce su delega del p.m., è tenuta all'osservanza delle stesse forme che la legge stabilisce per gli atti compiuti direttamente da quest'ultimo (art. 370 comma 2 c.p.p.), deve ritenersi che dia luogo a nullità dell'atto di sequestro probatorio effettuato dalla polizia giudiziaria su delega del p.m. il fatto che, essendo presente la persona sottoposta a indagini, non si sia provveduto, come previsto invece dall'art. 365 c.p.p., a chiedere se era assistita da un difensore di fiducia e a designare, in caso negativo, un difensore d'ufficio; adempimenti, questi, da ritenersi funzionali ad un ulteriore obbligo, desumibile dall'art. 24 cost., di avvisare il difensore, di fiducia o d'ufficio, onde metterlo in grado, se prontamente reperibile, di intervenire.

Cassazione penale sez. III  12 luglio 2005 n. 33517  

 

In tema di atti delegati dal p.m. alla polizia giudiziaria, i limiti e le garanzie previsti dal comma 1 dell'art. 370 c.p.p. per l'espletamento dell'interrogatorio della persona sottoposta alle indagini (stato di libertà di quest'ultima e presenza necessaria del difensore) si riferiscono all'interrogatorio in senso stretto, nel quale cioè l'oggetto delle contestazioni riguardi gli addebiti propri dell'interrogato. Ne consegue che, ferma restando l'osservanza della prescrizione di cui all'art. 364 c.p.p. sono valide le dichiarazioni rese dall'indagato in stato di detenzione alla polizia giudiziaria delegata riguardanti la responsabilità di terzi.

Cassazione penale sez. VI  22 dicembre 2003 n. 49156  

 

Nel procedimento davanti al giudice di pace, l'interrogatorio dell'indagato, effettuato dalla polizia giudiziaria per delega del p.m. ai sensi dell'art. 370 c.p.p., non è idoneo ad interrompere il corso della prescrizione, non rientrando nel novero degli atti produttivi di tale effetto indicati nell'art. 160 comma 2 c.p. e non essendo neppure menzionato tra gli atti aventi tale efficacia interruttiva previsti dall'art. 61 d.lg. n. 274 del 2000, atteso che il divieto di analogia "in malam partem" in materia penale, non consente un ampliamento di tali categorie di atti processuali in via interpretativa.

Cassazione penale sez. IV  10 luglio 2003 n. 37476

 

La localizzazione a distanza di persone e cose rientra nell'ordinaria attività di controllo ed individuazione demandata alla polizia giudiziaria dagli art. 55, 347 e 370 c.p.p., anche attraverso i mezzi di ricerca della prova atipici. Dette attività, seppure effettuate con tecnologie particolarmente avanzate e sofisticate, quale il sistema satellitare g.p.s., non necessitano di autorizzazione da parte dell'autorità giudiziaria con decreto motivato, poiché non si tratta di intercettazioni di comunicazioni (telefoniche od ambientali) tra due o più persone e, perciò, non è necessario rispettare le modalità di cui agli arti. 266 - 271 c.p.p.

Cassazione penale sez. V  27 febbraio 2002 n. 16130  

 

L'interrogatorio dell'indagato, effettuato dalla polizia giudiziaria per delega del p.m. ai sensi dell'art. 370 c.p.p., non è atto idoneo ad interrompere il corso della prescrizione, non rientrando nel novero degli atti, produttivi di tale effetto, indicati nell'art. 160 comma 2 c.p. e non essendo questi ultimi suscettibili di ampliamento per via interpretativa, stante il divieto di analogia "in malam partem" in materia penale.

Cassazione penale sez. un.  11 luglio 2001 n. 33543

 

Non costituisce atto idoneo ad interrompere la prescrizione del reato l'interrogatorio effettuato dalla polizia giudiziaria all'uopo delegata dal p.m. ai sensi dell'art. 370 c.p.p.

Cassazione penale sez. un.  11 luglio 2001 n. 33543  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti