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Codice proc. penale agg.  al  4 Mag 2015
 
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Art. 372 cod. proc. penale: Avocazione delle indagini

1. Il procuratore generale presso la corte di appello dispone con decreto motivato, e assunte, quando occorre, le necessarie informazioni, l’avocazione delle indagini preliminari quando:

a) in conseguenza dell’astensione o della incompatibilità del magistrato designato non è possibile provvedere alla sua tempestiva sostituzione;

b) il capo dell’ufficio del pubblico ministero ha omesso di provvedere alla tempestiva sostituzione del magistrato designato per le indagini nei casi previsti dall’articolo 36 comma 1 lettere a), b), d), e).

1-bis. Il procuratore generale presso la corte di appello, assunte le necessarie informazioni, dispone altresì con decreto motivato l’avocazione delle indagini preliminari relative ai delitti previsti dagli articoli 270-bis, 280, 285, 286, 289-bis, 305, 306, 416 nei casi in cui è obbligatorio l’arresto in flagranza e 422 del codice penale quando, trattandosi di indagini collegate, non risulta effettivo il coordinamento delle indagini previste dall’articolo 371 comma 1 e non hanno dato esito le riunioni per il coordinamento disposte o promosse dal procuratore generale anche d’intesa con altri procuratori generali interessati.



Giurisprudenza annotata

Avocazione delle indagini

È manifestamente infondata, in riferimento agli art. 3 e 24 cost., la q.l.c. dell'art. 315 c.p.p., nella parte in cui prevede che il termine per proporre la richiesta di riparazione per l'ingiusta detenzione prevista dall'art. 314 c.p.p. decorra da quando la sentenza di non doversi procedere di cui all'art. 378 c.p.p. del 1930 è divenuta inoppugnabile anziché dal giorno in cui ne è stata effettuata la notifica direttamente alla persona sottoposta alle indagini o da quando questi ne ha avuto effettiva conoscenza. Premesso che il diritto all'equa riparazione, nel sistema creato dagli art. 314 e 315 c.p.p., è applicabile, in virtù della norma transitoria di cui all'art. 245 d.lg. 28 luglio 1989 n. 271, anche ai procedimenti già pendenti alla data del 24 ottobre 1989 e destinati a proseguire nell'osservanza della normativa precedente, e pur non essendo previsto da tale disciplina, a differenza di quella vigente, la notifica della sentenza di proscioglimento all'imputato, la diversità di disciplina applicabile, a seconda che si tratti di procedimento soggetto alla normativa del codice di rito vigente o a quella del codice di rito del 1930, non contrasta tuttavia con i parametri evocati, posto che, in base dell'art. 372 c.p.p. del 1930, la parte avente diritto all'equa riparazione per ingiusta detenzione è posta nelle condizioni - con l'impiego della normale diligenza - di venire a conoscenza del momento in cui il giudice effettua il deposito della sentenza - anche se questi non osserva il termine, pacificamente ordinatorio, per tale deposito - ed è quindi nelle condizioni di osservare il termine di due anni di cui all'art. 315 c.p.p. per la proposizione dell'istanza, sicché la mancata previsione dell'applicazione delle disposizioni di cui all'art. 548 c.p.p. non è irragionevole nè viola il diritto di difesa della parte, essendo l'interessato posto in condizione di conoscere la decorrenza iniziale del termine senza l'imposizione di oneri eccedenti la normale diligenza.

Corte Costituzionale  28 gennaio 2005 n. 59  



 
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